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Fatture pagate due volte dall’Asl Napoli 1, un danno di oltre 32 milioni di euro

Quindici indagati, tra dirigenti sanitari e regionali

venerdì 18 ottobre 2013, di Ida Genco

Da oltre un decennio l’Asl Napoli 1 Centro pagava le fatture due volte creando un danno all’erario di oltre 32 milioni di euro. A scoprirlo il comando provinciale della guardia di finanza di Napoli in seguito a complesse indagini delegate dalla procura regionale della Corte dei Conti per la Campania. Una “condotta negligente”, come la definiscono gli inquirenti che ha portato all’individuazione di 15 responsabili di questi sette sono dirigenti pubblici, cinque componenti del collegio sindacale dell’azienda sanitaria e tre dirigenti della Regione Campania (l’organo preposto al controllo dei bilanci d’esercizio). In via cautelativa agli indagati sono stati sequestrati conti correnti, beni mobili e immobili.
Secondo la ricostruzione della Procura della Corte dei Conti, laddove si fosse agito con cura e coscienza e fossero state adottate tutte le misure organizzative necessarie a evitare il colpevole acuirsi del grave ed evidente stato di disordine contabile accertato, si sarebbe potuto evitare il disperdersi di quelle ingenti risorse finanziarie pubbliche che hanno poi causato un servizio sanitario in evidente sofferenza.
Un’inchiesta che ha permesso di accertare come numerosissime prestazioni fruite, a vario titolo, dalle strutture sanitarie che fanno capo all’Asl in questione fossero state “bissate” negli anni che vanno dal 2000 al 2012 portando così alla cifra così elevate.
I militari hanno verificato che l’Asl Napoli 1 Centro nonostante retribuisse regolarmente alla scadenza le prestazioni di cui aveva fruito, non era in grado di dimostrare l’avvenuto pagamento, non essendo capace di gestire correttamente il proprio sistema di contabilità. Ciò accadeva anche nel caso in cui il fornitore avesse citato l’Ente in giudizio sostenendo di non essere stato pagato.
Pertanto i pagamenti dovuti per le prestazioni fruite si sono sistematicamente sommati (nella quasi totalità dei casi precedendoli) agli ulteriori e successivi pagamenti delle medesime prestazioni, coercitivamente imposti a mezzo di procedure esecutive avviate dai creditori interessati.
Quanto sopra è imputabile al gravissimo disordine amministrativo/contabile nel quale versa l’Ente ospedaliero, che non è mai stato in grado di opporsi validamente alle suddette procedure esecutive per contestare il già avvenuto pagamento delle fatture. In particolare, le registrazioni in contabilità della documentazione inerente alle ingiunzioni di pagamento non avvenivano nel corso dell’anno in cui la stessa era stata trasmessa da parte del tesoriere (Banco di Napoli), bensì con ritardi sempre crescenti, con un conseguente gravissimo stato di “ignoranza” da parte dell’ASL di quanto effettivamente già pagato in riferimento ai contesti a base dei vari decreti ingiuntivi.
La situazione, che si è protratta per oltre un decennio senza che i vertici dell’Ente si attivassero con misure adeguate, ha portato a una cronica inefficienza, che è ancor più evidente se si pensa che gli importi del danno finora accertato dai militari del Corpo è basato esclusivamente sull’esame della documentazione di spesa già contabilizzata dagli uffici dell’ASL: presso gli “archivi” dell’Ente giacciono ancora documenti da contabilizzare per una spesa complessiva stimata in circa 560 milioni di euro, per la quale gli accertamenti saranno svolti in epoca successiva.

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