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Fiat Pomigliano, Terracciano (Fim-Cisl): Un destino tracciato e previso tanti anni fa

venerdì 10 gennaio 2014, di La redazione

NAPOLI. Della lunga intervista dell’Ad. Fiat dott.Marchionne alla Repubblica, ha suscitato clamore, a Napoli, l’affermazione di una seconda vettura a Pomigliano. Una affermazione che da alcuni è stata letta come una risposta alle rivendicazioni per l’impianto partenopeo.

Come Fim di Napoli, in quanto firmatari dell’accordo del giugno 2010, abbiamo sempre pensato che fare un investimento produttivo di 800 milioni per ammodernare le linee, rendendo quello di Pomigliano lo stabilimento leader nel panorama automobilistico mondiale e più tecnologicamente avanzato di tutta
Europa, e non saturarlo, sarebbe stato un’assurdità.

Il fatto che quindi Marchionne si ponga l’obiettivo di farlo funzionare a pieno regime non ci stupisce, anzi lo sapevamo perché previsto dagli accordi sottoscritti; un imprenditore non fa un investimento di dimensione globale su uno stabilimento, assegnandogli in esclusiva un segmento importante della propria gamma di produzione, come quello della Panda, per poi non saturarlo per farlo rendere al massimo.

Certo, non sono secondarie le condizioni e le convenienze per continuare a produrre, e grazie all’accordo votato dalla grande maggioranza dei lavoratori noi della Fim, insieme alle altre OOSS firmatarie, abbiamo assicurato tali condizioni, anche se oggi lo stabilimento non produce ricchezza in quanto non lavora ancora a pieno regime.

Come Fim di Napoli, pensiamo che, dopo la demonizzazione fatta da alcuni soggetti nei confronti di Marchionne e della Fiat, sia ora di smetterla, di cambiare atteggiamento e di ritornare a fare sindacato firmando finalmente gli accordi che valorizzano la prospettiva industriale ed occupazionale cosi come abbiamo fatto, con coraggio, noi della Fim di Napoli insieme alla Fim Nazionale sostenuti dalla Cisl, subendo per questo gravi attacchi, alla pari di Marchionne.

Per concretizzare un futuro di prospettiva, come Fim di Napoli continuiamo a rivendicare dal Governo e dalle Istituzioni un sostegno concreto al settore dell’ Automotive e del manifatturiero in generale se vogliamo evitare cattedrali nel deserto. Per tali ragioni vanno sostenuti i consumi.

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