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Incendio Basile: il caso sul tavolo dell’Ue. Rifiutarsi: 150mila persone a rischio sanitario e senza risposta.

mercoledì 11 settembre 2013, di Rifiutarsi

SAVIANO. Il 14 luglio nel Nolano si è sviluppato un enorme incendio che ha devastato il capannone industriale di Basile nell’Area PIP di Saviano, al confine con il comune di Nola (NA). Le fiamme sono state talmente violente e di enormi proporzioni che hanno richiesto l’intervento sul posto di 16 squadre dei Vigili del Fuoco con oltre 50 uomini, mezzi speciali e supporto aereo.

L’incendio ha distrutto un capannone industriale di Basile che ospitava otto aziende: la Cereria Nappi Carlo (produzione e lavorazione delle cere); United States Business S.r.l (generazione di cartucce di toner); M.T. - Gaya S.r.l. (lavorazione infissi); la Idrotubi S.p.A. (commercio di tubi); la Sielte S.p.A. (deposito di materiali elettronici); l’Associazione Villaggio Creativo(studio fotografico); la Tirrenia Logistica (deposito di merci varie) e l’Alba Dolciaria S.r.l. (uffici azienda dolciaria Basile). Alcune, come la cereria Nappi, l’Idrotubi, la M.T. GAYA e la Unite State Business, risultano essere quelle più gravemente danneggiate. Le restanti attività industriali riscontrano danni più lievi.

L’incendio, che è durato più di 5 giorni, ha richiesto l’intervento dei vigili del fuoco anche nei giorni successivi. L’ultimo c’è stato il 21 agosto, a più di un mese di distanza dall’inizio. Le fiamme hanno rilasciato nell’aria esalazioni velenose e fumi che si sono sparsi nell’aria circostante per giorni. La sera, nei giorni successivi, si formava una cappa che costringeva gli abitanti a restare chiusi in casa. Ciononostante è stato alto il numero d’intossicazioni tra le persone che vivono nella zona, in base alle testimonianze scritte raccolte nel quartiere.

L’Arpac è intervenuta la prima volta il 14 luglio per misurare la tossicità dei fumi. I risultati hanno escluso pericolo immediato, ma non si è parlato dell’eventualità di danni o meno a medio e lungo termine. A tal proposito, il Sindaco di Saviano, medico e oncologo, Carmine Sommese il 15 luglio ha dichiarato: “L’Arpac ci ha assicurato che essendosi incendiate citronella ed altri prodotti per fare le candele, non ci sono rischi per la popolazione né ci sono state ricadute nei campi intorno”.

Il 19 e 21 agosto l’Arpac ha effettuato 10 campionamenti dei terreni nei comuni di Nola e Saviano per studiarne l’eventuale inquinamento ambientale a causa dell’incendio. Da queste analisi, di cui ancora non si conoscono i risultati, vengono però esclusi i comuni di San Vitaliano e Scisciano che nella Relazione di Sopralluogo n°45/GT/13 della stessa Arpac vengono indicati come i comuni maggiormente coinvolti dalla ricaduta dei fumi della nube dell’incendio.

Ad oggi, a distanza 2 mesi dall’inizio dell’incendio, né l’Arpac e né i comuni di Nola, Saviano, Scisciano e San Vitaliano sono riusciti a dire alla popolazione dell’Agro Nolano se corriamo o meno dei rischi per la nostra salute. Nessuno ci ha fatto capire se i prodotti agricoli che sono maggiormente esposti al rischio di assimilazione dei residui generati dalla nube (come insalate, pomodori, zucchine e melanzane e che abbiamo ampiamente consumato durante i mesi estivi), erano alimenti commestibili o meno per la popolazione. Tutto questo in un’area intensamente agricola e dove vivono più di 150.000 persone.

Inoltre ancora nessuna delle autorità preposte sta affrontando la questione della messa in sicurezza e bonifica del sito. Quando verranno rimossi i residui tossici dell’incendio? Quando il sito sarà messo in sicurezza e bonificato? Non si può gravare ancora a lungo il nostro già martoriato territorio di questo ennesimo disastro ambientale. Non possiamo correre il rischio di ritrovarci nella stessa situazione del deposito Agrimonda a Mariglianella: a distanza di 18 anni dall’incendio i residui tossici dell’incendio dell’Agrimonda sono ancora lì ad appestare l’aria e la salute dei residenti di Mariglianella.

Intanto, il disastro ambientale dell’incendio del capannone industriale di Basile è arrivato direttamente in Parlamento Europeo attraverso un’interrogazione parlamentare presentata dall’europarlamentare Sonia Alfano.

Ecco il testo dell’interrogazione presentata in Commissione Europea in cui si chiede all’Unione Europea di sollecitare controlli e rilevazioni necessarie per avere un quadro chiaro del rischio, sia immediato che a medio-lungo termine, che corrono i cittadini dell’Agro Nolano in seguito all’incendio del 14 luglio e le contromisure che è opportuno intraprendere per la tutela della salute pubblica :


È nota alla Commissione Europea, anche grazie alle segnalazioni dei cittadini, non ultima quella giunta dal movimento civico “Rifiutarsi” (www.facebook.com/rifiutarsi - www.rifiutarsi.it) con la petizione al PE 1180/2012, la gravissima situazione Sanitaria e Ambientale di diverse zone della Campania, tra cui quella dell’Agro Nolano (nella provincia di Napoli). Ad una serie preoccupante di casi di discariche illegali a cielo aperto, di sversamenti di rifiuti di tutti i tipi (inclusi quelli tossici, compreso l’amianto) che periodicamente vengono bruciati, con conseguente emanazione di nubi tossiche (cariche di diossina) che si spostano e diffondono verso i vicinissimi centri abitati (Nola, Marigliano, Pomigliano d’Arco, Acerra, San Vitaliano, Saviano, Palma Campania, etc.), si sono aggiunti negli ultimi mesi eventi di assoluta rilevanza ambientale e sanitaria.

Il 26 aprile 2013 a Polvica di Nola vi è stato un incendio di un agglomerato industriale; il 14 luglio un incendio ha invece colpito un altro agglomerato industriale situato tra i comuni di Saviano e Nola, generando una nube tossica che ha investito le popolate aree limitrofe e i terreni coltivati per un area pari a 15 chilometri quadri. Tra la cittadinanza e tra i vigili del fuoco intervenuti si sono manifestati sintomi da avvelenamento. Le Amministrazioni locali non hanno fornito tempestivamente direttive ai cittadini per fronteggiare la situazione. Ancora oggi non sono stati fatti controlli atti a monitorare lo stato di contaminazione di acque e terreni, mentre per ciò che riguarda le analisi dell’aria non vi è stata possibilità di avervi accesso per i cittadini che ne hanno fatto richiesta, preoccupati per il proprio stato di salute. Le dichiarazioni degli amministratori locali a tal proposito appaiono contraddittorie. Emerge che le rilevazioni fatte non hanno tenuto in considerazione la presenza di diossine nell’aria.

Pertanto si chiede alla Commissione Europea:

- se è a conoscenza dell’emergenza sanitaria e ambientale della zona in questione;

- di richiedere informazioni alle autorità italiane e di sollecitare l’effettuazione tempestiva di tutti i controlli e le rilevazioni necessarie per avere un quadro chiaro del rischio sia immediato che di medio-lungo termine che corrono i cittadini delle zone coinvolte e le contromisure che è opportuno prendere.


Ecco una delle foto dell’incendio del capannone industriale:

https://www.facebook.com/photo.php?fbid=625393770814651&set=a.420297947990902.90529.371677006186330&type=1&theater

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