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Lettera aperta alla società civile: perdere un figlio

La scuola, il sociale impegnato, le istituzione devono DIRE DI NO A QUESTO DISAGIO GIOVANILE CHE CI CIRCONDA e che non vediamo.

domenica 6 ottobre 2013

da “Gridasti soffoco” di Giuseppe Ungaretti Disegno by Lyuzarte
"Non potevi dormire, non dormivi...
Gridasti: Soffoco...
Sempre era stato timido,
Ribelle, torbido; ma puro, libero,
Felice rinascevo nel tuo sguardo...
Poi la bocca, la bocca
Che una volta pareva, lungo i giorni,
Lampo di grazia e gioia,
La bocca si contorse in lotta muta...
L’unico fuoco della mia speranza.
Posso cercarti, posso ritrovarti,
Posso andare, continuamente vado
A rivederti crescere
Da un punto all’altro
Io di continuo posso,
Distintamente posso
Sentirti le mani nelle mie mani:
Che afferrano le mie senza conoscerle;
Le tue mani che si fanno sensibili,
Sempre più consapevoli
Le tue mani che diventano secche
E, sole - pallidissime -
Sole nell’ombra sostano...
La settimana scorsa eri fiorente...
Sei animo della mia anima, e la liberi.
Ora meglio la liberi
Che non sapesse il tuo sorriso vivo:
Provala ancora, accrescile la forza,
Se vuoi - sino a te, caro! - che m’innalzi
Dove il vivere è calma, è senza morte.
(Cielo sordo, che scende senza un soffio,
Sordo che udrò continuamente opprimere
Mani tese a scansarlo...)"

Dopo una lunga e sofferta riflessione, il Forum Terzo Settore Agro Nolano vuole sottolineare come non si possa tacere sul disagio giovanile che colpisce sempre di più la nostra società in modo drammatico.

L’agonia di perdere un figlio é incomparabile. La morte di un giovane figlio è la morte dell’innocenza. Una parte del genitore muore quando il figlio muore, forse perché il futuro, con tutti i sogni e le speranze, va in frantumi.

L’improvvisa, imprevista morte di un figlio, per ogni famiglia, é un evento devastante. Non c’è tempo per prepararsi alla tragica perdita. I genitori si aspettano che i loro figli vivano a lungo, che gli sopravvivano. "La nostra famiglia non ha fatto nulla per meritare ciò" si sente dire quando dei genitori devono fronteggiare la morte di un figlio.

Le madri dicono: "Se solo potessi averlo aiutato", "Se potessi tenerla con me una sola volta ancora", "Se solo potessi dirle ti amo una sola volta ancora". Il dolore dei genitori é eccessivamente solitario a causa del prolungato periodo di rifiuto della realtà.. Dal momento in cui il genitore é in grado di rendersi conto pienamente che il figlio é morto – per mai più tornare – la maggior parte dei familiari ed amici si stanno già riprendendo.

Poiché il genitore comincia a provare intensa rabbia e tremenda depressione, gli altri lo evitano perché fronteggiare questi sentimenti significa per loro ripercorrere il loro proprio ciclo della sofferenza. Essi possono accusare il genitore di essere troppo intenso o di non saper fronteggiare la situazione. Poiché nessuno sembra sapere come aiutarli, e poiché la pena dei genitori mette tutti a disagio, i genitori imparano che se nascondono i loro veri sentimenti e stati d’animo saranno meglio accettati.

MA NOI DOBBIAMO DIRE DI NO A TUTTO QUESTO

La scuola, il sociale impegnato, le istituzione devono DIRE DI NO A QUESTO DISAGIO GIOVANILE CHE CI CIRCONDA e che non vediamo.

La famiglia non deve essere lasciata sola, la scuola deve fare il suo dovere e non diventare solo un ricettacolo di numeri e quantità. Le istituzioni devono muoversi seriamente per creare i servizi di aiuto alla collettività. Tutti dobbiamo essere attenti all’ isolamento, i comportamenti anomali legati al rapporto con i coetanei, al sonno, al cibo, il rendimento scolastico. Un’attenzione ai segnali, ma soprattutto una grande cura del dialogo, un’apertura e disponibilità autentiche da parte di tutti gli adulti.

IL RISCHIO MAGGIORE È IL SILENZIO.

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