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Napoli – Teatro Cilea. In palcoscenico Clik! Un opera di Ceruti & Villano- In scena la paternità del matrimonio

È difficile esser ripetitivi quando si parla di famiglia.

venerdì 10 gennaio 2014

Napoli – Grande consenso di pubblico per la prima al Teatro Cilea di Napoli. L’opera resterà in cartellone fino al 19 gennaio. La commedia portata in scena ha un titolo sintetico Clik!, un opera scritta da Ciro Villano e Ciro Ceruti per la regia dello stesso Ciro Ceruti. Una proposizione al pubblico dinamica; “ una commedia vivace che desta l’attenzione del pubblico ” come qualche commento d’opinione udito in platea.

Tra gli attori la partecipazione di Lucio Pierri, Felicia Del Prete, Simona Ceruti, Daniela Ioia, Paco De Rosa. Dopo il successo della prima edizione, dunque, torna in scena a distanza di otto anni “Click”, lo spettacolo comico brillante scritto da Ciro Ceruti e Ciro Villano, i ragazzi di “Fuori Corso”. Tante novità rispetto al 2006 e una sola conferma una riaffermata comicità. Grande divertimento con i Ragazzi di Fuori corso di Canale 9, la cui sit-com quest’anno ha compiuto ben dieci anni e per ringraziare il pubblico, sempre numeroso, il cast ha deciso di auto produrre la serie attualmente in onda.

Ciro Ceruti e Ciro Villano hanno da poco terminato le riprese del loro secondo film “La legge è uguale per tutti”, che sarà nelle sale di tutta Italia da febbraio, dopo il successo del primo film Fallo per Papa’, attualmente distribuito in dvd. La storia narra la vita di due cugini fotografi dal nome Cosimo e Damiano. Si chiamano proprio così! come il nome di due noti santi e martiri. La vicenda scenica che li vede coinvolti a tutt’altro che qualcosa di quiete, anzi un vero e proprio groviglio, un intrigo di situazioni. Sorge spontanea una questione di cosa sia il matrimonio: una spiegazione potrebbe essere un qualcosa di camaleontico, un “ lavori in corso, costante e infinito.

Chiaramente i fattori che determinano la riuscita di un matrimonio sono incalcolabili. Damiano vive la sua storia ad una settimana dall’evento del suo matrimonio, decisione assunta anche in seguito ad un giuramento in extremis verso sua madre, con una donna a dir poco improbabile, brutta nell’aspetto esteriore e quel che è peggio dentro nell’animo, viziata e arrogante, altezzosa e ricca. Le performance di quest’ultima sono di assicurata comicità e senso dell’umorismo.

L’altro protagonista Cosimo è sposato da quattro anni, quattro anni di inferno in terra in quanto lui e sua moglie, ruolo interpretato da Felicia Del Prete, non riescono ad aver figli. Quest’ultima ne fa proprio un dramma esistenziale con tanto di paranoie col credere a determinati rituali pseudo religiosi, quasi scaramantici, col proporre rimedi di medici più o meno esperti in materia pur di raggiungere la sospirata maternità. Tanti matrimoni sono caratterizzati da verificarsi di tradimenti e i due protagonisti scenici, gli stessi autori della commedia, non sono immuni da tale condizione più o meno cercata.

Il colpo di scena e la combinazione vuole che il ruolo dell’amante è la stessa donna di entrambi. In tal modo quell’esile equilibrio appeso ad un filo è compromesso: a rompere, definitivamente, la quiete già compromessa, è il personaggio di Mimì una ex collaboratrice di Cosimo e Damiano, amante prima dell’uno e poi dell’altro. La donna, Mimì, arriva in scena incinta di quasi nove mesi e con la richiesta di saper chi è il padre!

Una sola cosa è sicura il padre è uno dei due protagonisti Cosimo e Damiano! La donna partorisce in casa dando alla luce una bambina, proprio durante la relativa e inevitabile discussione tra i tre. In tal modo, maggiormente si acuiscono le peripezie dei protagonisti: nasce la questione come nascondere il tutto alle rispettive compagne di vita. Su tale interrogativo si chiude il sipario sul primo atto. Successivamente è tutto un susseguirsi di comicità: l’arrivo di un cantante, che si atteggia solo in quel ruolo, in realtà lavora presso un autogrill e che deve far la sua esibizione durante la celebrazione del matrimonio che si è deciso di celebrare in casa, il ruolo del prete interpretato da Lucio Pierri.

Gli invitati non ci sono perché ci si è dimenticati di inviare le partecipazioni come pure si sono dimenticati di ritirare le bomboniere e la costruzione di un altare in giardino, in somma la parodia di una celebrazione eucaristica. Proprio una parodia dato che allo stesso prete, per un tutto susseguirsi di situazioni, gli si propone una sorta di comicissima riforma del rituale tradizionale e un altare improvvisato, molto improvvisato!

Lo stesso sposo accompagnato dal coprotagonista, va a compiere il “gesto eroico” dello sposarsi partendo dalla platea del pubblico: tra altro tenta pure di ritirarsi suscitando l’ilarità del pubblico. L’evento scenico è accompagnato, in questo passaggio, dalla colonna sonora del noto film “ Il Gladiatore“ ma mentre Russell Crowe, nell’interpretazione del film per la regia di regia di Ridley Scott, andava al combattimento qui il protagonista va anche lui verso un conflitto, interiore, non meno intenso.

Precedentemente era intervenuta ancora, nel racconto scenico, Mimì che aveva lasciato, momentaneamente, la sua bimba ai due protagonisti che sembrano entrambi padri della neonata; in realtà, ovviamente, uno dei due è il padre come appurerà il test del DNA. Proprio il proporsi di questo test aveva generato con alcuni sviluppi scenici successivi, alcuni equivoci e i protagonisti erano stato accusati di avere tendenze diverse, alquanto equivoche in maniera di sessualità: altro momento di comicità basato sul gioco di enigmatici proposizioni.

Alla fine il tutto salta, il matrimonio va a monte e la storia continua. Resta da stabilire chi è effettivamente il padre della bimba: la suspense continua il nome non viene svelato! Su tale dubbio cade, definitamente, il sipario.

Gli autori affermano che la commedia parla del rapporto con la paternità, quasi un qualcosa di costante nel rapporto con la famiglia dell’individuo con la famiglia. Il comico, ovviamente, cerca di essere la parte vittima di questo rapporto per tirare fuori quella che è l’immedesimazione del pubblico.

Fondamentalmente è uno spettacolo che parla della famiglia in maniera, sempre, molto ma molto comica ma sempre mai raggiungere la farsa e la macchietta che poi ci porterebbero fuori dalla realtà. Quindi in maniera realistica ma molto leggera, comica. Ci sono degli autori, che, in passato, hanno preso come unico denominatore gli handicap: È difficile esser ripetitivi quando si parla di famiglia. La famiglia di per sé è un mondo molto vasto. Conclude uno degli autori: “Un opera che parla della paternità del matrimonio. Tipologie di famiglia c’è ne sono tantissime. Il matrimonio con le sue drammaticità: far ridere col dramma è una cosa abbastanza semplice, o meglio sembra che sia semplice, e raccontare questo dramma è mestiere nostro”.

Antonio Romano

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