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Nola. Massimo Ranieri in “Viviani Varietà”

L’ “immenso istrione” ha intrattenuto per circa due ore con canti in vernacolo e non e straordinarie recitazioni il numeroso pubblico convenuto ad acclamarlo.

mercoledì 4 dicembre 2013


NOLA – Secondo appuntamento della rassegna teatrale organizzata dal teatro pubblico campano. Dopo il debutto con il musical “La signora delle mele” con Marisa Laurito e Giuseppe Zeno per la regia di Bruno Garofalo, il giorno 3 dicembre 2013 il novecentesco teatro Umberto di Nola ha ospitato uno tra i più grandi cantanti e attori del panorama italiano e europeo, Massimo Ranieri, che si è esibito nello spettacolo “Raffaele Viviani Varietà”, omaggio al poeta, scrittore compositore, nonché attore teatrale e commediografo nativo di Castellamare di Stabia.

L’ “immenso istrione” ha intrattenuto per circa due ore con canti in vernacolo e non e straordinarie recitazioni il numeroso pubblico convenuto ad acclamarlo.

Parole, musica e poesia si fondono in un unicum capace di commuovere ed emozionare la platea, riportandola con la memoria indietro nel tempo, ai primi decenni del ‘900, epoca in cui la vicenda è ambientata.

Semplice e fissa, in tutti e due gli atti che compongono il recital, la scenografia che rappresenta una nave transatlantica (“L’oceano, semp’ mare, nun vide addo’ fernesce, ‘a fine nun ce pare, a ghiuorno a ghiuorno cresce” – su questi versi di Viviani declamati dalla voce di “Rose rosse” si apre il sipario): l’autore e regista Maurizio Scaparro nel portare sul palcoscenico questo varietà si è ispirato, infatti, proprio al viaggio che nel 1929 Viviani e la sua compagnia fecero sul piroscafo Duilio da Napoli a Buenos Aires per una lunga tournée nel Sud America.

Nella finzione scenica, dunque, il pubblico non fa altro che assistere alle prove dello spettacolo realmente destinato agli emigranti italiani in America presenti sullo scafo (il debutto avverrà in occasione dei festeggiamenti per il passaggio della nave all’Equatore), prove che avvengono, secondo il copione stilato da Giuliano Longone Viviani, nipote del grande artista scomparso nel 1950 e figlio di Luciana Viviani, proprio durante la traversata oceanica che li avrebbe portati nel “nuovo continente” alla ricerca di un avvenire migliore, avendo come bagaglio promesse e speranze.

Sulle tavole del palcoscenico Ranieri impersona Viviani stesso nel ruolo di capocomico, o meglio, direttore della propria compagnia teatrale. Alle spalle del sipario dischiuso si alternano parti cantate e recitate, sketch comici, che non faticano a trovare la risata e l’apprezzamento dei presenti, e riflessioni più serie intorno al ruolo della poesia, del teatro e dell’arte in generale, arrivando alla conclusione che, a onta dei disfattisti, “l’arte non finisce mai perché l’arte è l’ultima illusione”.

Nella sala del piroscafo affacciata sul blu dell’oceano, si susseguono le melodie e le note più celebri del Viviani: da “So’ Bammenella ‘e copp’ ‘e quartiere”, a “Lavannarè”, da “’O guappo ‘nnammurato” sino a “’O Sapunariello”, passando per “ ‘O nnammurato mio” e “ ‘O cacciavino”, tutte intonate dallo showman napoletano che canta accompagnato dal nutrito cast di attori (tra cui Roberto Bani, Angela De Matteo, Mario Zinno, Ivano Schiavi, Gaia Bassi, Rhuna Barduagni, Antonio Speranza, Simone Spirito e Martina Giordano che interpretano vari ruoli, dal tipico scugnizzo napoletano al cantiniere, dal tammorraro al cafone, dal malavitoso alle meretrici, dagli ambulanti ai clandestini, fino alla plebe rappresentata da Prezzetella ‘a capera e l’acquaiuolo) e con l’esecuzione dal vivo, altra trovata innovativa e geniale, dell’orchestra, composta dai maestri Massimiliano Rosati (chitarra), Ciro Cascino (pianoforte), Luigi Sigillo (contrabbasso), Donato Sensini (fiati) e Mario Zinno (batteria).

L’interprete di “Perdere l’amore” e altri capolavori del repertorio musicale italiano dimostra di non essere da meno al compositore Viviani, cantastorie urbano capace di realizzare degli autentici ritratti umani in musica, di animare un mondo fatto di “bassi”, vicoli e miseria e una letteratura che presenta le più significative “creature della strada”, per adoperare un’espressione tanto cara all’autore di “ ‘O malamente” e “ ‘Mmiez’ ‘a folla da’ Festa di Piedigrotta”.

Il recital è ben inquadrato anche nel contesto storico del tempo: non mancano, infatti, riferimenti agli eventi dell’epoca come la crisi economica, quella di allora, stretta parente di quella attuale, che costringe molti italiani ad abbandonare il “bel paese”, il crollo della borsa di Wall Street e la “Grande depressione” del 1929, la “politica della corruzione” (“tra i mariuoli e i ministri ce sta n’amicizia…” – dice un popolano in scena).

Nell’opera è presente anche un altro tema importante: la riflessione sul ruolo del teatro, infatti, in una società dinamica e in costante cambiamento ed evoluzione come quella del periodo interbellico, la figura dell’attore teatrale è minata dall’avvento del grande prima e del piccolo schermo poi.

Solo un artista poliedrico e versatile come Ranieri, con la sua spontanea gestualità e la propria naturale mimica ed espressività facciale, poteva interpretare Viviani perché in lui si coniugano le doti recitative e canore e, inoltre, egli stesso è figlio di quella doppia Napoli presente in scena: quella popolare di Viviani e quella borghese di De Filippo.

Ecco cosa dice Ranieri a riguardo della sua parte: "Ho l’onore di interpretare proprio Raffaele Viviani e con qualche presunzione, mi perdonino, io stesso sono vivianesco, perché sono figlio di Viviani e di ciò ne vado orgoglioso. Mi sono sempre riconosciuto nella suo modus scribendi. Mi sento figlio suo, faccio parte delle sue viscere, dei suoi scritti, del suo popolo”.

La scene e i costumi portano la firma di Lorenzo Cutuli, gli arrangiamenti e le rielaborazioni musicali sono di Pasquale Scialò, i movimenti scenico-coreografici di Franco Miseria. La produzione dello spettacolo porta la firma di Fondazione Teatro della Pergola e Compagnia “Gli Ipocriti” in collaborazione con 75° Festival del Maggio Musicale Fiorentino.

Il “Viviani varietà” sarà ripetuto, in questo scorcio d’anno, al teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere il giorno 4 dicembre, al teatro di Costanzo-Mattiello di Pompei dal 5 all’8 dicembre, al teatro Diana di Napoli dal 18 al 22 e dal 26 al 30 dicembre (inizio spettacoli ore 21.00).
Il prossimo appuntamento per il cartellone della rassegna teatrale nolana è in programma, invece, in data 21 dicembre 2013, quando sulle tavole lignee del teatro Umberto saliranno gli attori della compagnia “ElleDiEffe” di Luca De Filippo che reciteranno “Sogno di una notte di mezza sbornia”, commedia in due atti scritta dal grande Eduardo De Filippo e diretta dalla regia di Armando Pugliese.

A cura di Saverio Falco.

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