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Processo compravendita. Di Pietro: Rispettiamo decisione Procura. Andremo avanti in sede civile

mercoledì 26 febbraio 2014, di La redazione

NAPOLI. “A Napoli si sta svolgendo un processo delicatissimo ed importantissimo che, però, guarda caso, viene sostanzialmente ignorato dall’informazione di regime, se non per criticare me e l’Italia dei Valori che, invece, ne siamo le vittime”. E’ quanto scrive in un post sul suo blog Antonio Di Pietro, che aggiunge: “Mi riferisco al processo in corso nei confronti di Silvio Berlusconi, rinviato a giudizio con l’accusa di aver corrotto, nel 2008, unitamente al faccendiere Valter Lavitola, a suon di bigliettoni pari ad almeno tre milioni di euro, il senatore Sergio De Gregorio per fargli votare la sfiducia al Governo Prodi, farlo cadere e poter poi tornare alle elezioni”.

“Per tale comportamento criminale - spiega Di Pietro - De Gregorio ha già patteggiato una pena a un anno e otto mesi. Decisione che rispetto, anche se francamente la ritengo molto modesta a confronto della gravità del fatto. Rifletteteci: non stiamo parlando di un reato qualunque, ma di un vero e proprio omicidio della democrazia, giacché ora sappiamo che nel 2008 il Governo Prodi e la sua maggioranza parlamentare al Senato caddero non per motivi politici ma per un atto criminale.

Ovviamente, come per tutte le attività criminali, se c’è un autore del reato c’è anche una vittima. Anzi, nel caso di specie ce ne sono più di una. Sicuramente la prima vittima è il popolo italiano e per esso il Senato della Repubblica, istituzione che De Gregorio ha tradito con il suo voto che chiaramente non è stato dato liberamente, come richiede e prevede la Costituzione, ma a seguito di una “mazzetta” di tre milioni di euro, alla faccia della libertà del voto!

Bene ha fatto, quindi, il Senato a costituirsi parte civile, al fine di richiedere il risarcimento dei danni a Berlusconi e soci, qualora venissero riconosciuti colpevoli alla fine del processo e altrettanto bene ha fatto il Tribunale ad ammettere la costituzione di parte civile del Senato”.

“Per la cronaca, e per l’esatta ricostruzione dei fatti - prosegue Di Pietro - va però anche ricordato che il Senato, in sede di udienza preliminare, non si era affatto costituito parte civile ma si è ricordato di farlo solo in sede di apertura di dibattimento, solo a seguito di una pressante lettera-denuncia da me pubblicata e solo grazie al Presidente Grasso che ha dato disposizioni in tal senso. Questo, nonostante il parere contrario del Consiglio di Presidenza del Senato. Ma tant’è, meglio così che niente!”.

“Altrettanto sicuramente - spiega Di Pietro - può considerarsi vittima del reato il Governo Prodi che, stando sempre all’ipotesi accusatoria della Procura di Napoli, è caduto anch’esso non per motivi politici, ma per un atto criminale. Spiace, quindi, aver preso atto che il Governo non si sia nemmeno costituito parte civile. Lo ha fatto invece coraggiosamente, tramite me, il partito ‘Italia dei Valori’ che ha avuto la sventura di aver candidato tra le proprie fila proprio quel senatore De Gregorio che poi, per sua stessa ammissione, si è venduto a Berlusconi come fece Giuda per 30 denari, anzi, pardon, per tre milioni di euro, mica una bazzecola! Certo, noi abbiamo sbagliato a candidarlo, ma questo nulla toglie al fatto che anche noi siamo stati vittime del gesto criminale commesso da De Gregorio, e non certo complici, giacché anche la nostra fiducia, come quella degli italiani che ci hanno votato, è stata tradita”.

“E, infatti, - aggiunge ancora Di Pietro - il Giudice per le udienze preliminari di Napoli (quello cioè che per primo ha valutato la consistenza e bontà delle indagini della Procura) ha accettato di buon grado la mia richiesta e, con formale ordinanza, ha ammesso l’Italia dei Valori a partecipare al processo come parte civile in quanto “portatrice di un diritto a non veder lesa l’immagine, la credibilità ed il decoro del partito cui apparteneva il De Gregorio all’epoca dei fatti”, (così espressamente è scritto nel provvedimento del GUP).

Al riguardo, faccio presente che anche la Procura della Repubblica di Napoli, in sede di udienza preliminare, aveva espresso parere favorevole alla costituzione di parte civile dell’IdV. Insomma, tutto chiaro e tutto alla luce del sole! Il Tribunale di Napoli, invece, disattendendo sia il parere della Procura della Repubblica, sia la decisione del GUP, ha ora revocato la costituzione di parte civile dell’IdV. Ne prendiamo atto e rispettiamo, anche oggi come sempre, le decisioni della magistratura.

D’altronde, siamo convinti che la Procura di Napoli abbia portato avanti le indagini con tale determinazione e professionalità che, certamente, non c’è bisogno di ulteriori impulsi da parte nostra per ottenere giustizia, oltre alle denunce, alle memorie e ai documenti, a suo tempo presentati, e alle testimonianze a cui volentieri, sia io che gli altri dirigenti del partito, ci vogliamo sottoporre, anche in sede dibattimentale, dopo averlo fatto durante le indagini preliminari. Siamo convinti che anche il Tribunale di Napoli, chiamato ora a pronunciarsi sulla illeceità o meno di ciò di cui sono accusati Berlusconi e Lavitola, deciderà secondo giustizia, anche senza la nostra presenza”.

“Per quanto riguarda, invece, l’Italia dei Valori, - spiega Di Pietro - preso atto dell’odierna decisione del Tribunale e poiché, a prescindere dalla nostra estromissione dal processo penale, non vi è dubbio che il partito ha subito un grave danno d’immagine, e non solo, perseguiremo in sede civile gli autori dei reati, affinché venga fatta giustizia anche nei nostri confronti. Tutto bene, quindi, salvo l’amarezza di dover assistere ora alla baldanza con cui il pregiudicato Silvio Berlusconi si presenta agli italiani come il nuovo salvatore della patria, anzi il nuovo Padre costituente, che addirittura vuole riscrive la Costituzione italiana”.

“Affidarsi ad un personaggio come lui per fare le riforme, anche e soprattutto della nostra Carta, è come affidarsi ad un boia per un taglio di capelli. Mi auguro - conclude Di Pietro - che il giovane Renzi lo capisca in tempo, anche se ci credo poco, montato com’è!”.

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