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Quando le relazioni si confondono dietro uno schermo

E poi c’è Facebook utilizzato come rete di amicizie e di scambio di cultura tra persone che già si conoscono nel mondo reale.

sabato 24 agosto 2013

Oggi l’esperienza con i gruppi di giovani a transizione psicopatologica, in terapia psicologica e non, deve tener conto anche di come si relazionano in un mondo doppiamente confusivo reale-virtuale, le nuove generazioni sono sempre più chiuse, isolate in amicizie virtuali, trattenute dalla rete di relazioni fino alle ore notturne, allontanate sempre di più dagli stimoli esterni-ambientali,
e poi a scuola di mattina...sul registro non presente.

Giovani adolescenti che al passaggio già problematico di una fase fisiologicamente tempestosa, creano gruppi di ribellione autopotenziantisi, narcisisticamente, in disadattamenti e grave perdita della funzione sociale.

La comunicazione è spesso coprolalica tra i maschi, oppositiva-provocatoria ed etero-aggressiva tra le femmine, etiologico sintomo di regressione a stadi immaturi dell’io che così fragilmente lascia in sospeso l’evoluzione verso lo stadio di autonomia-indipendenza.

Si attivano così le forme di difesa intellettualizzate e megalomaniche (io sono, io sono e ancora io sono un Dio) che, in soggetti predisposti, accende lo schift psicopatologico e/o psicotico di un disturbo narcisistico, border-line, schizoaffettivo della personalità, già a rischio.

Facebook come lo specchio dispercettivo del sè, del falso sè che si espande a macchia d’olio nel web, creando relazioni fittizie, irreali, duplicate o anche multisfaccettate dai diversi profili della stessa persona che cambia nickname, e sul nome crea la nuova personalità, un passaggio critico che potrebbe favorire la slatentizzazione della schizofrenia precoce, oltre i sei mesi di attività.

Facebook anche come oasi protetta del soggetto adulto già psicotico o nevrotico capace di sperimentare soltanto dietro uno schermo il suo delirio, spesso si tratta di soggetti affetti da deliri mistici, paranoi dei, isolati dal mondo reale delle relazioni umane che scelgono donne fragili per iniziare un gioco di stalking pericoloso, si camuffano in diverse personalità sia maschili che femminili e contattano la preda in orari stabiliti, spesso non da casa, ma da un internet-point perchè sanno di poter essere rintracciati poi dalla polizia, sanno tutto della preda gusti, vestiti, musiche preferite, studiate prima dell’aggancio. Scopo dello stalker di Facebook è creare una sudditanza psicologica.

A qualcuno peró va male, quando la preda non è una donna fragile ma con forza decide di rompere il vetro, contattare la polizia e affrontare un uomo che invece non riuscirà mai ad uscire fuori, perchè il suo gioco è dentro lo schermo, il suo habitat di infallibilità e di dominio.

Non esistono relazioni che non siano coadiuvate dai sensi della vista, del tatto, dell’udito, ma tutto questo in una fase di fragilità della persona renderà poi difficile guardare con esame di realtà la sua condizione di dipendente acuto e poi cronico del mondo virtuale.

Saranno necessarie nuove programmazioni nel campo psicoterapeutico, soprattutto di gruppo di ascolto e di auto-aiuto, dove i nuovi bisogni dell’uomo sono più complessi e meno confluenti in un unico sistema di valutazione clinica. Bisognerà allargare le interviste con il paziente considerando in primis l’accesso al mondo dei comportamenti reattivi all’uso di Facebook e altri sistemi di chat virtuale.

E poi c’è Facebook utilizzato come rete di amicizie e di scambio di cultura tra persone che già si conoscono nel mondo reale, ed è anche simpatico ogni tanto fare due chiacchiere ma senza esagerare, perchè al bar è davvero meglio un caffè.

D.ssa in psichiatria Teresa Petrarca

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