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Sanremo. Festival della canzone italiana: Sanremo o pausa politica?

martedì 18 febbraio 2014

Perché Sanremo è Sanremo?Vuoi mettere il palco con la sua classica scenografia floreale? Che belli fiori di Sanremo che addobbavano tutto l’Ariston, da Mike Buongiorno a Pippo Baudo e per finire a Mike Buongiorno, che iniziava a sperimentare col suo Fiorello.

Vuoi mettere la “serietà di costumi e tradizioni” che ci dava una volta Sanremo?

Una volta si che era bello il festival della canzone italiana, era tutto così chiuso tra le mura domestiche della gente popolare, che perfino a New York se chiedi ad un giovane figlio di italiano emigrato di oggi:”cos’è per te il Festival di Sanremo?”, ti risponde :”Little Tony e Bobby Solo”.

E una tradizione è una tradizione, come a Natale, provate ad inserire, alla vigilia del cenone, farfalle al Salmone in una casa napoletana e togliete gli spaghetti a vongole, vi metteranno alla porta, perché troppo rivoluzionari.

Dopotutto, gli spaghetti a vongole vengono insegnati anche ai figli, ai figli dei figli, è un costume tipico ricco di valori, intorno agli spaghetti si siedono intere famiglie che si incontrano magari una sola volta l’anno.

Pensiamo a loro, a chi aspetta magicamente il Festival di Sanremo come momento di raccoglimento, come un gustare una tipica tradizione, come la Festa del Santo del Paese.
E cosa succede ?

Cantanti sconosciuti, a cui si chiede il televoto già in prima serata, e proprio alla signora in festa a casa, “signora, allora, quale canzone vuole che vada avanti?” La povera massaia, abituata già a XFACTOR, l’ISOLA DEI FAMOSI E AMICI, si chiede:”e il festival dov’è? Perchè tutti qua di nuovo?”, per quelle che se lo chiedono, per le altre, invece è tutto semplice, “voto chi conosco già nelle mie trasmissioni preferite”.Non è un caso che i beniamini della De Filippi, siano così votati.

Scalette su scalette, novità su novità,” rivoluzionare un sistema intero di tradizione” è il motto degli ultimi anni politici , etici, morali, e non, perchè oggi il festival riflette il suo presentatore e non la sua tradizione, ogni anno assistiamo a chi fa più “scenate sul palco”, forse è vero, ci mancava anche un po’ di ZELIG, ci ha pensato lui il bentornato presentatore, esaltato dal suo bottino, cambia, mette, aggiusta, accorda e fa e disfa senza misura, oh cavolo, ma non parlerò mica di Fonzie e i suoi fratelli? Che confusione! Sarà perchè vi odio.

Tra palco , super-eroe dei nostri giorni, “aggiusta tutto” e irrealtà giovanili di oggi, fuori, per le strade, invece a protestare, in attesa della vera rivoluzione mediatica, ridateci Little Tony, ridateci il Papa, ridateci l’Inno d’Italia.

Teresa Petrarca, d.ssa in psichiatria

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