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Sant’Anastasia. Presentato il nuovo romanzo "Codamozza" di Sergio Saggese

lunedì 11 novembre 2013, di Deborah Daniele

Il nuovo romanzo dello scrittore Sergio Saggese è stato presentato qualche giorno fa dal Circolo Letterario Anastasiano, presso lo Sporting Club di Sant’Anastasia. "Codamozza” il titolo dell’opera, tante le persone presenti in sala che, per ben due ore, hanno ascoltato con grande interesse la trama.
Una trama che lo scrittore non ha avuto timore di svelare perché - come lui stesso ha dichiarato - è soltanto un pretesto per introdurre tantissime problematiche e far riflettere il lettore.
Il romanzo è stato ampiamente presentato dal professore Raffaele Urraro e dal fondatore del Circolo Letterario Anastasiano Giuseppe Vetromile che hanno colto, con grande professionalità, ogni aspetto rilevante presente nel libro e lo hanno esposto al pubblico nei minimi dettagli.
Come spiegano, “Codamozza” è un romanzo che si presenta complesso per la ricchezza di dettagli e per la retro storia, ed originale perché i protagonisti non sono esseri umani ma degli animali.
Bettelmat e Crùcolo sono i topi protagonisti che hanno però, sotto ogni aspetto, caratteristiche umane e affrontano situazioni di vita proprio come loro.
Raffaele Urraro ha fatto subito capire che la storia - o meglio la retro storia - porta presto il lettore a dimenticare che si sta parlando di topi e, ha sottolineato che il linguaggio diretto e crudo è in grado di suscitare nel lettore una forte tensione emotiva, sentimento che si è manifestato anche in sala.
Perché i riferimenti sono chiari, le problematiche affrontate sono reali e il lettore non può restare indifferente soprattutto se vive e sente le stesse cose che provano i protagonisti del suo romanzo.
Saggese ha avuto la genialità di raccontare la realtà napoletana attraverso animali e non persone e, in questo modo ha reso non solo originale la sua opera, ma induce il lettore a pensare, ragionare e riflettere maggiormente.
"Un romanzo che quindi" – come hanno spiegato - "può definirsi metaforico sia perché il mondo animale vive i rapporti interpersonali proprio come gli uomini, sia per la presenza nel libro di tantissimi nomi che non sono altro che anagrammi di comuni della provincia di Napoli".
"Un romanzo sociologico e di informazione" - ha specificato Vetromile - "ma anche un romanzo che rivendica il valore delle parole e della poesia".
Urraro si è soffermato poi a sottolineare la bellezze delle parole usate nella descrizione dell’elaborazione di un lutto attraverso il ricordo nella memoria.
La parola passa infine a Saggese, che in primis ha parlato ai presenti della sua immensa gioia nello scoprire che Urraro e Vetromile hanno colto perfettamente tutti gli aspetti importanti affrontati nel suo libro, un romanzo in cui Saggese ha inserito troppi temi che meritavano quella giusta attenzione e spiegazione.
Si parla delle problematiche che interessano il nostro territorio: abusivismo edilizio, terra dei fuochi, delinquenza e di come tutti questi problemi, come egli stesso ha detto, si sorreggono reciprocamente in una sorta di “concerto armonioso”.
Aggiunge poi che “Codamozza” è anche una storia di una fuga, un’evasione non soltanto materiale da Napoli e più precisamente dai posti in cui è maggiormente radicata la criminalità, ma dai luoghi comuni, dalle etichette, dall’ erronea convinzione che non possa sussistere gioia senza dolore. I protagonisti scappano quindi da se stessi per cercare “normalità”.
Saggese col suo discorso ha scosso le menti, ha messo in luce aspetti seri, come egli stesso dice , lo fa con la “filosofia del martello” facendo espresso riferimento a Nietzsche.
Un tentativo da parte di Saggese di distruggere e smantellare tutte le credenze dominanti, i miti vuoti e i luoghi comuni entrando in polemica con la società e le sue contraddizioni, nella speranza di costruire un mondo migliore, sensibilizzando i suoi lettori.
Come spiegava Urraro infatti, nel testo è presente il dilemma filosofico della ricerca di un “rimedio alla vita” che uno dei protagonisti individua proprio nel candore, quindi purezza di sentimenti che “certi individui” purtroppo non conoscono minimamente.
E’ con la speranza che termina questo romanzo, la speranza che possa sorgere una società giusta basata sui valori, proprio come avrebbero voluto i topolini, protagonisti di “Codamozza”.
Si chiude così un pomeriggio che ha sicuramente contribuito ad amplificare nell’ anima dei presenti sensazioni e sentimenti puri che si scontrano purtroppo con una realtà, la nostra, che non ne è all’ altezza.

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