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Saviano – Teatro Auditorium - Presentato lo spettacolo "Quartieri Spagnoli"

Gianfranco Gallo racconta la città di Napoli, la vita del quartiere.

lunedì 23 dicembre 2013

Saviano - Il musical "Quartieri Spagnoli" è stato presentato al teatro Auditorium. Notevole il consenso di pubblico. Uno spettacolo che vanta ben sette edizioni, oltre 400 repliche. Lo spettacolo, un musical, è la Napoli del bene e del male. Semplice e significativa la scena dove si svolge l’azione: una sorta di soppalco scenico dove trova spazio un’orchestra di cinque elementi.

Sul palcoscenico, gli attori con parrucche e costumi sembrano elementi surreali ma al tempo stesso esseri vivi e reali di un umanità con tutte le contraddizioni. Il quartiere con la sua realtà dei quartieri spagnoli, ma anche quella di una realtà suburbana. Questo è "Quartieri Spagnoli", il musical scritto, diretto, musicato e interpretato da Gianfranco Gallo.

“Quartieri Spagnoli è ispirato alla Lisistrata di Aristofane, ma a differenza della commedia greca, dove le donne facevano lo sciopero del sesso, in questo musical le donne della camorra si negano ai propri uomini per tentar di ricondurli sulla retta via, per umanizzarli e renderli più compagni di vita che padroni del loro destino. In tal modo nella Napoli del bene e del male, rappresentata in scena è il tema attualissimo della violenza sulle donne a balzare in primo piano. La cronaca ci dice che le donne sono a volte i boss che hanno ruoli di comando nelle associazioni a delinquere, ma nulla di questo traspare dallo spettacolo: è una favola moderna, attualissima nella sua dinamicità e drammaticità, non a lieto fine. La trama in sintesi: I personaggi, della vicenda scenica dal protagonista “Tonino ‘ tedesco” al neomelodico Ciro California, al ridicolo impresario Franco Palermo, sono tutti raffigurati ed indipendenti; sono un po’ come quelli dell’Opera dei Mendicanti di John Gay o come i “tipi” del Teatro di Viviani per la loro libertà.

Nell’epilogo una grossa croce, illuminata da luci, campeggia in scena. È la scena di un interno ecclesiastico, dove si celebrano matrimoni. Le donne di questi uomini sono riusciti nel loro intento, almeno sembra questa la direzione scenica: sono riuscite a riportare a se i loro uomini in modo appropriato, e si celebra la loro unione, o forse riunione effettiva. Sembra una favola e lieto fine con un finale semplicistico ma il conclusivo non è così purtroppo, non potrebbe per nessuna ragione esser così: una figura senza volto perché coperto da un cappuccio, un personaggio, che s’introduce in scena quasi furtivamente, che non può aver volto perché è un ombra come essere, colpisce a morte, con un colpo di pistola, il primo attore.

Un protagonista che paga con la vita il suo eroismo, di cambiar vita per la sua reale coscienza e per la donna che amava. Insieme a Gianfranco Gallo recitano, in scena, con lui Raffaele Esposito, Laura Borrelli, Andrea Sannino, Alessia Cacace, Sara Saccone, Giusy Freccia, Marco Maietta, Nello Nappi, Alessandro Rusciano e infine Michele Selillo. La nostra intervista: una definizione dello spettacolo. Questa Napoli, paradiso e inferno. Questo paradiso dei diavoli come si legge in un libro di Di Mare. La Napoli, la nostra città inferno e paradiso?

Lo spettacolo è ispirato alla Lisistrata di Aristofane, la famosa commedia dello sciopero del sesso. Io l’ho ambientata ai giorni nostri, sui quartieri spagnoli. Lo sciopero delle donne che fanno verso i loro uomini, è uno sciopero, per impedire una nuova generazione di camorristi. Per cui il tema è forte però veicolato da uno spettacolo che diverte e allo stesso tempo fa pensare e che emoziona. Uno spettacolo che sta in scena da 15 anni; l’ho scritto nel 98, 7 edizioni: uno spettacolo visto da molto pubblico, molti giovani. 400 repliche ? tantissime mattinate con i licei, sempre materia di discussione questo spettacolo. Uno spettacolo straordinariamente attuale purtroppo. Parliamo della violenza sulle donne.

Eppure l’impronta originale è data 411 a.c. ? Purtroppo è una piaga sociale che non finirà mai! Per noi che facciamo questo lavoro l’importante è far riflettere le persone, magari farle sorridere e poi lasciarle diciamo un pensiero quando vanno via. Ascoltando una sua recente intervista si parlava di rinascimento mancato. Si riferiva alla cultura nostra e si poteva far di più: c’era ancora Eduardo, Troisi e altri. Forse è mancato questo obiettivo a livello culturale? Ho vissuto, a vent’anni, cose che poi non si sono avverate. Quando ho debuttato nel 1981 con Roberto De Simone, c’era Eduardo in scena, Troisi al cinema, Pino Daniele ed altro ancora.

Diciamo questo è un fatto che spiego spesso ai giovani: molti ragazzi non conoscono le loro radici; allora vedono la cultura nostra , quella napoletana, come qualcosa di passato, e si riferisce alla canzoni classiche napoletane. Invece, cerco di spiegare ai ragazzi: un’altra Napoli è possibile. Io l’ho vissuta! Purtroppo non è andata avanti per questioni anche politiche forse, però è sempre il tempo di sperare che Napoli possa cambiare.

Non è vero che le cose non cambiano! Parlando di lei sono sue commedie “ Non ci resta che ridere”, “ Ti ho sposato per ignoranza”. Un riferimento con lo spettacolo presentato ora all’Auditorium, tanto per fare un filo conduttore delle sue opere? Questo spettacolo nesce nel 98 su incarico del teatro San Nazzaro quando fui incaricato di scrivere delle commedie. Da allora ne ho scritte una ventina, tutte rappresentate, qualcuna di grande successo. Questo è stato il mio primo musical: c’è una parte musicale molto importante; una decina di pezzi; è la prima volta che affrontavo il musical ed è andata bene visto i risultati.

Lei ha partecipato ad alcuni film importati. Ne cito uno per tutti che riguarda il mondo del giornalismo:” Fortapasc“ ? Quella è stata un’esperienza bella, a livello professionale, come umano. Trattavamo un tema che scottava. Tema che io, all’epoca, ho vissuto; quando successe l’omicidio di Giancarlo Siani, io ero proprio li a Fuorigrotta, c’era il concerto di Vasco Rossi. Ho rivissuto parte della mia vita girando quel film. Poi è successa una cosa bella quest’anno; da allora ho girato altri film: “Take Five” che adesso uscirà al cinema. Siamo stati in concorso al festival del cinema di Roma il mese scorso; ho girato “ I milionari” di Alessandro Piva, che esce a Febbraio.

Poi hi girato, visto che parliamo di Fortapasc , “Tre tocchi” di Marco Risi che esce a primavera. Le esperienze con Marco Risi sono sempre molto formative, è una persona eccezionale. Vengo da una famiglia di artisti di teatro: mio padre, Nunzio Gallo un cantante che ha fatto anche tanto teatro pure, mia madre un attrice di teatro anche lei e ha recitato con Eduardo e Nino Taranto. Per cui io conosco bene le famiglie dell’ambiente. Mio fratello Massimiliano sta facendo la sua carriera, abbiamo lavorato spesso insieme. Conosco le famiglie d’arte, conoscendo Marco, ho conosciuto una famiglia di cinema. È stato bello vedere le stesse cose che provo a teatro. Noi famiglie di teatro siamo rimasti in pochi: qualsiasi cosa che si rompe a teatro risolviamo, sappiamo farlo; loro sono la stessa cosa per il cinema.

Ora c’è in programma le nuove riprese di Don Matteo e un tuo nuovo film come regista e autore? L’ho registrato a settembre e va in onda a febbraio. Sono uno dei protagonisti delle nuove puntate di Don Matteo. L’ho girato anche per conoscere Terence Hill che era uno che andavo a vedere al cinema quando ero ragazzino. È una persona molto disponibile. Mi ha raccontato dei primi film con Bud Spencer, come nacque la sceneggiatura di “ Lo chiamavano trinità”. È stata una bella esperienza anche quella. Le scene sulla bicicletta le gira lui; non vuole controfigure!

Antonio Romano

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