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Vertenza lavoro. UiltuCs-Uil Campania: La riduzione del costo del lavoro non si risolve con il taglio delle retribuzioni

mercoledì 5 febbraio 2014, di La redazione

NAPOLI. Alla luce di quanto si sta verificando in questo paese ed in particolare nella Regione Campania, con il relativo dibattito che sta emergendo sui diversi organi di informazione, in ordine al famoso (e famigerato) scambio “occupazione” in cambio di diritti, la UILTuCS – UIL Campania tiene a precisare quanto segue.

Come UILTuCS siamo nettamente contrari alla sottoscrizione di cosiddetti “accordi di prossimità” che, spesse volte con la mannaia dei licenziamenti collettivi sul tavolo della trattativa, significano solo cedere al “ricatto occupazionale” abdicando a diritti e retribuzione dei lavoratori (14^ mensilità compresa).

In Campania, infatti, una sola volta la ns. Organizzazione ha siglato un accordo derogatorio ex L. 148/2011, in una situazione disperata nel settore del “facchinaggio”, in una piccolissima realtà, a seguito della scadenza di contratti, per un periodo brevissimo ed esaurita ogni forma applicabile di ammortizzatore sociale.

Chiarito questo, per la UILTuCS, la risoluzione delle problematiche relative al costo del lavoro, non certo dipendenti dai lavoratori, non può passare attraverso a riduzione sic et simpliciter delle retribuzioni.

In settori quale quali quelli del terziario e dei pubblici esercizi, già colpiti dal calo dei consumi registrato negli ultimi anni sul piano nazionale, abbassare ulteriormente il salario dei dipendenti significa attuare una politica scriteriata ed ulteriormente depressive delle aspettative di rilancio del Paese.

Sul territorio campano, sotto il ricatto morale di esuberi di personale (spesse volte tutti da dimostrare, sta emergendo una “scuola di pensiero e di azione” che sponsorizza e porta avanti patti scellerati che nulla hanno a che vedere con la reale tutela del tessuto imprenditoriale e del mondo del lavoro.

Ultimissima la proposta di discussione (o piattaforma) inviataci da un’azienda, la Napoli Futura, che conduce in una forma di joint venture con la stessa McDonald’s, numerosi ristoranti a marchio McDonald’s sul nostro territorio, e che, a nostro giudizio, ha aperto una procedura di licenziamento collettivo per ottenere, nel corso della trattativa sia la cancellazione di accordi precedentemente sottoscritti, sia anche – più o meno direttamente – un taglio dei salari dei lavoratori.

Spesso assistiamo alla strumentalizzazione di vertenze del tutto particolari, vedi quella relativa all’Ipercoop, che, nonostante quale dichiarazione avventurosa che qualche azienda, strumentalizzando, rende su qualche tavolo, se bene analizzata da un punto di vista tecnico, non ha comportato un taglio di retribuzioni ma, casomai, un doloroso taglio di ore lavoro a fronte di un’oggettiva riduzione di superfici di vendita.

In altre realtà, vedi AUCHAN, abbiamo utilizzato le cosiddette deroghe previste dal Contratto Collettivo Nazionale del Terziario (e non certo le deroghe che stanno venendo fuori sul territorio), anche a fronte dell’adozione di Ammortizzatori Sociali, quali il Contratto di Solidarietà.

Non possiamo accettare in nessun modo la teoria (e purtroppo sempre più spesso il tentativo di praticare), di qualche consulente che, interpretando qualche scritto di qualche noto giuslavorista, non fa altro che creare ulteriore dumping contrattuale e sociale a danno dei lavoratori e delle aziende che si attengono alle regole contrattuali.

Noi siamo per spezzare questo circolo vizioso, coinvolgendo tutti, ivi comprese le associazioni datoriali, su un tavolo di confronto serio che individui i punti di difficoltà veri e lavori per smussarli.

Dobbiamo venirne fuori, e non si può fare finta di niente, magari salvandosi l’anima nel non firmare direttamente e lasciare ad altri, spesse volte a rappresentanti Sindacali Aziendali – a loro volta lavoratori – l’onere di firme pesanti quanto le responsabilità che ci si assume.

In quest’ottica, soprattutto nel settore del commercio, non possiamo certo dimenticare il ruolo e la responsabilità della Regione Campania che per lunghissimi anni non ha messo mano ad una seria Legge sul Commercio, che noi abbiamo fermamente voluto, consentendo la proliferazione senza alcun criterio di decine di Centri Commerciali con relativi Ipermercati, che alla lunga hanno creato soltanto precarietà e disoccupazione.

Infine, pur nelle note difficoltà vissute dagli organi ispettivi, è sempre più necessaria una maggiore vigilanza degli Ispettorati del lavoro, a tutela dei lavoratori ma anche delle numerosissime aziende che continuano ad operare non mortificando i propri dipendenti.

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