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Volla. Piano urbanistico, ancora veleni tra il Pd e l’ex assessore all’Urbanistica Festa

venerdì 29 novembre 2013, di Patrizia Panico

VOLLA. L’ex assessore all’Urbanistica, Riccardo Festa ha rilasciato la seguente intervista a seguito del pubblico incontro organizzato dal circolo locale del Partito Democratico, tenutosi domenica 24 novembre presso l’auditorium della scuola media “Vittorio De Sica”.

Architetto Festa, le polemiche sorte in seguito alla sua estromissione dalla giunta del sindaco Angelo Guadagno sembrano non placarsi?
“Polemiche no, almeno da parte mia. Cerco solo di ricostituire un quadro chiaro dei fatti che sono accaduti, credo che l’opinione pubblica abbia il diritto di comprendere la verità. Che è sempre difficile da ristabilire. È evidente che una certa politica stia facendo tutto il possibile per spostare l’attenzione dalle vere questioni che sono state sollevate e tenti anche di far apparire che esiste una maggioranza coesa che ha la stessa opinione su quanto accaduto. Ma non è così. Nella maggioranza ci sono opinioni e visioni diverse”.

All’incontro pubblico organizzato dal Pd, tutti sembravano concordare sul fatto che la responsabilità di quanto sta accadendo sia interamente sua.
“La prima cosa da rilevare che l’assemblea è stata organizzata solo dal PD e non da tutte le forze di governo. Una ragione ci sarà. In questo momento la credibilità del partito di maggioranza e del sindaco è fortemente in crisi. Avevano bisogno di mettere in campo alcune azioni per cercare di recuperare consenso tra la cittadinanza. Il sindaco ha fatto l’elenco delle cose fatte in questi mesi, poche e non quelle prioritarie, e i parlamentari intervenuti hanno portato la loro solidarietà al sindaco e al gruppo dirigente locale cercando di rassicurare i cittadini sulla loro capacità di governo, trasparenza e rispetto delle regole. Tutto da copione. Vogliono evitare che nell’opinione pubblica cresca l’idea che questa amministrazione non si affidabile. Poi c’è anche un’altra verità. Hanno sempre tentato di isolarmi per evitare che il mio pensiero potesse fare breccia tra i cittadini e tra le altre forze di maggioranza. Non ci sono riusciti, tanto è che ad esclusione del PD il mio rapporto con tutte le altre forze politiche è stato sempre buono, anche con alcune forze che sono all’opposizione in città”.

Sulle responsabilità di quanto accaduto?
“Le critiche vanno sempre ascoltate anche quando sono fatte da persone poco credibili. La verità che io non sono stato criticato ma sono stato oggetto di continui attacchi, che solo oggi sono diventati pubblici. Il Pd non a mai voluto che il piano (Piano urbanistico ndr) fosse portato a termine da Sel e da un suo assessore e che questo traguardo storico per la città non fosse di loro appannaggio. Questo è un aspetto che riguarda il mantenimento del consenso e del potere. È anche per questo, ma non solo, che si è sacrificata la possibilità di costruire un piano condiviso con i cittadini. Perché confrontarsi con i cittadini significava confrontarsi non solo con le persone alle quali erano state fatte promesse in campagna elettorale. Questo avrebbe potuto determinare per loro una sconfitta sul piano politico, ma soprattutto culturale. Non avevano e non hanno una visione dello sviluppo della città e del territorio, soprattutto non hanno la capacità di comprendere che un piano comunale oggi va collocato in un contesto più ampio, metropolitano, di rapporti con quanto sta avvenendo attorno e non solo. Sono stato fortemente contrastato quando ho iniziato a girare con un computer e un proiettore per spiegare alle altre forze di maggioranza cosa stava avvenendo altrove e quali potevano essere i modelli di buone pratiche da prendere come riferimento. Era mia intenzione farlo con i cittadini, le associazioni, le parti sociali e anche con le forze di opposizione. Non è stato possibile. La responsabilità che ho è quella di aver lanciato una sfida sul piano politico e culturale”.

Cosa intende?
“Costruire un piano per avere una città ecologicamente sostenibile richiede di modificare alcuni schemi comportamentali per avvicinarsi ad altri. Se però la classe dirigente non è all’altezza di affrontare questa sfida di modernizzazione le possibilità reali di cambiamento sono morte sul nascere. Sia chiaro non era solo una sfida mia, era una sfida di Sel , ma era una sfida anche dell’Università di Napoli. In parte l’abbiamo vinta. Siamo riusciti con grandi difficoltà a far comprendere la necessità di utilizzare il metodo perequativo, a far breccia, dopo lunghi mesi di battaglia politica, affermando la necessità di limitare la dispersione urbana evitando di realizzare case unifamiliari in ogni singolo lotto, aspetto, quest’ultimo, molto caro al Pd. Abbiamo cercato di trovare approvazione nel sostenere l’esigenza di costruire piccoli quartieri ecosostenibili dotati di servizi e infrastrutture adeguati, la dove era possibile. Sul resto invece abbiamo registrato una totale chiusura. Le parziali vittorie, non può essere negato, sono da attribuire anche all’impegno della lista civica e delle altre forze di maggioranza non presenti in consiglio comunale. Forze più sensibili alla sfida culturale che si tentava di mettere in atto”.

Le sono state mosse delle accuse precise dal capogruppo del Pd e dal presidente del consiglio.

“Credo che quello che dovrebbero fare, per esser coerenti, sarebbe di far redigere il piano al loro tecnico di fiducia, quello che da altri è stato definito abusivo, magari sostituendolo all’università, oppure nominarlo assessore all’urbanistica. Ecco questa sarebbe una mossa dignitosa e trasparente.

E in riferimento al Decreto Sviluppo?

“Tutti sanno che il Pd non voleva che i permessi di costruire riguardanti i “ Decreti Sviluppo” si rilasciassero prima dell’approvazione del Puc. Hanno tentato di addebitarmi la responsabilità. Il problema è che in qualità di assessore ho dovuto, nonostante fossi contrario, proporre i provvedimenti in consiglio comunale in seguito alla sentenza del TAR, avversa al Comune, disposta dal giudice in conseguenza di uno dei tre ricorsi presentati dai proponenti e al parere dell’avvocato amministrativista dell’ente. Atti esistenti, non chiacchiere. Il fatto politico è che i mediatori “alti” hanno prima contrattato con gli imprenditori per ottenere opere aggiuntive per la collettività, poi dopo averle ottenute, in consiglio comunale hanno richiesto un ulteriore aumento delle aree a standard da cedere. Io mi chiedo, ma se erano contrari, perché hanno contrattato invece di bocciare il provvedimento, visto che era nella loro facoltà? Ancora una volta, perché tentare di addebitarne a me la responsabilità se solo loro, avrebbero potuto impedirne l’approvazione? Anche in questo caso, in consiglio, la maggioranza si è divisa, una parte ha votato il provvedimento con parte dell’opposizione e un’altra si è astenuta. È chiaro che il tentativo di mediazione “alta” non l’hanno fatta con me, non potevano -volevano che non portassi i provvedimenti in consiglio- ma con gli imprenditori, andando tra l’altro contro i loro propositi politici, visto che non avrebbero voluto rilasciare i provvedimenti prima dell’adozione del Puc.

Il presidente ha affermato che lei, in riferimento al Puc, voleva "propinare" soluzioni che non avrebbero messo i cittadini tutti sullo stesso piano e che inoltre non ha mai voluto confrontarsi con il Pd affinché non venissero disturbate le sue manovre. Poi ha concluso dicendo che "in politica, come nella vita, bisogna anche saper uscire di scena" e che lei avrebbe dovuto farlo.

“Sul primo punto ho più volte espresso il mio pensiero. Ma sul resto qualcosa vorrei dire.
Non credo di dover dare spiegazioni a locali notabili di partito che nella loro ventennale esperienza politica hanno portato alla collettività più danni che benefici. Però alla mistificazione bisogna reagire con verità e fermezza. Chi voleva "propinare" alla collettività nuovi “indirizzi”, diversi da quelli contenuti nel preliminare condiviso dalla giunta e dalla maggioranza, attraverso un documento da far approvare in consiglio comunale e elaborato con un tecnico esterno “di fiducia” individuato proprio da chi tali addebiti attribuisce, era proprio il presidente. Con, in questo caso, al suo seguito il Pd.
Se un “manovratore” c’è stato e continua ad esserci, tale “manovratore” è proprio chi queste accuse muove. Dovrebbe essere in grado di spiegare perché, compromettendo l’iter approvativo del piano, ha preteso con ostinazione di entrare in possesso delle tavole del Puc. Pretesa non legittima. Una volte ricevute, dove le ha portate? Con chi le ha viste? Una vera e propria invasione di campo in competenze non proprie. Una vera e propria ingerenza. Uno sconfinamento oltre l’istituzionalmente ed amministrativamente consentito. Inizi a fare chiarezza spiegando alla collettività le sue manovre, che hanno portato al consistente rallentamento dell’iter approvativo del piano. E dopo averlo fatto si dimetta perché non può continuare a rivestire il ruolo di garante nell’ambito del consiglio comunale.
Su una cosa sono in accordo con il presidente: ""in politica, come nella vita, bisogna anche saper uscire di scena"". Lo faccia quanto prima, anche se impossibile per lui farlo dignitosamente”.

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