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IL PIANO DI EMERGENZA

sabato 20 aprile 2013


Quando si parla dell’area vesuviana il pensiero corre subito al Vesuvio ed alla sua storia evolutiva, nonché alle possibili conseguenze di una nuova eruzione di tale vulcano.

Quali sono le origini del vulcanismo campano?
Il vulcanismo campano ha origini lontane, esso discende dai campi di sforzi generati dalla convergenza delle placche tettoniche Africa-Europa e al processo di apertura e di oceanizzazione del Tirreno, processo avvenuto a partire dal Miocene.

Tutto il Margine tirrenico della penisola è stato interessato da una tettonica distensiva che ha prodotto diffusi fenomeni vulcanici (Locardi E. 1982) da nord a sud. Il Vesuvio non è, dunque, l’unico vulcano ancora attivo in Campania; ad esso si aggiungono i centri eruttivi dei Campi Flegrei e dell’isola d’Ischia. Di seguito sono riportate le eruzioni storiche che li hanno caratterizzati.

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Cronogramma delle eruzioni del Somma-Vesuvio

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Cronogramma delle eruzioni dei Campi Flegrei

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Cronogramma delle eruzioni dell’isola di Ischia

Che cos’è il rischio vulcanico?
Il rischio vulcanico è il prodotto di tre fattori: pericolosità vulcanica (P), valore esposto (E) e vulnerabilità (V).
R= PXEXV
La pericolosità è la probabilità che una determinata area sia interessata da fenomeni distruttivi in un determinato intervallo di tempo.
Il valore esposto è dato dall’insieme di persone, costruzioni, infrastrutture, etc, presenti nell’area potenzialmente interessata dai fenomeni previsti.
La vulnerabilità è la percentuale del valore esposto che si stima verrà perduta in seguito ad un determinato fenomeno distruttivo.
L’uomo può intervenire sul valore esposto e sulla vulnerabilità, ma non sulla pericolosità vulcanica. Infatti, mentre per i primi due fattori di rischio (E, V) si possono attuare misure che limitano il danno -una corretta gestione del territorio e adeguate misure di prevenzione-, per l’ultimo (P) ciò non è possibile, in quanto esso dipende dai soli fenomeni naturali.
Da quanto suddetto si comprende che la natura non può adattarsi all’uomo ma è l’uomo che deve adattarsi alla natura.

Come si prevede un’eruzione?
Il funzionamento di un vulcano è fortemente legato alla geometria, alla profondità ed alle dimensioni del suo sistema di alimentazione, nonché alla composizione chimica ed al contenuto in volatili del magma. I dati geofisici - prevalentemente sismologici - e lo studio dell’evoluzione geochimica dei prodotti vulcanici emessi durante la sua storia eruttiva, forniscono informazioni sul suo sistema di alimentazione magmatica.
Prevedere un’eruzione vulcanica significa tenere sotto controllo le anomalie dei parametri che definiscono lo stato di attività di un vulcano, ossia:
Sismicità: variazione spazio-temporale delle scosse, energia e meccanismi focali;
Deformazioni del suolo: movimenti verticali ed orizzontali;
Variazioni geochimiche: flusso di CO2 e di calore, variazioni della temperatura, della composizione chimica ed isotopica delle fumarole e delle acque termali;
Variazioni dei campi gravimetrico, magnetico ed elettrico, osservazioni geologiche e vulcaniche: apertura di nuove bocche, variazione del livello della falda e della portata delle sorgenti, comparsa di nuove fumarole.

Piano di Emergenza
Nel 1991 fu istituita la prima Commissione incaricata di stabilire le linee guida per la valutazione del rischio vulcanico nell’area vesuviana, nonché di redigere un piano d’emergenza per quest’ultima. Negli anni successivi il Piano di Emergenza subì continui aggiornamenti.
Il 26 aprile 2012, il Dipartimento di Protezione Civile ha ricevuto dal Gruppo di lavoro della Commissione Nazionale per il Piano di Emergenza, il documento relativo ai nuovi scenari e livelli di allerta; sulla base di quest’ultimo sono in via di ridefinizione le diverse zone a rischio e le relative strategie operative.
Il documento degli scenari è stato sottoposto il 27 giugno 2012 alla valutazione della Commissione Nazionale Grandi Rischi. Da questo momento in poi, il Dipartimento di Protezione Civile ha avviato una serie di interlocuzioni con la Regione Campania volte a raccogliere tutte le informazioni necessarie alla ridefinizione della Zona Rossa.
Il 19 dicembre 2012, il nuovo scenario è stato presentato ai Comuni appartenenti alla Zona Rossa (ossia quella ad alto rischio) dell’area vesuviana. Il giorno 11 gennaio 2013, quanto predetto è stato esposto alle strutture operative nazionali nell’ambito di un Comitato Operativo.

Cosa prevede il nuovo Piano di Emergenza?

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Il Gruppo di lavoro della Commissione Nazionale ha ridefinito l’estensione dell’area esposta ai flussi piroclastici, rimarcando l’opportunità che i limiti della nuova Zona Rossa venissero ampliati rispetto al Piano di Emergenza vigente.

Dal confronto tra gli innumerevoli dati rilevati e gli studi scientifici effettuati per il Somma-Vesuvio, la zona ad elevato rischio vulcanico - Zona Rossa- è stata espansa ai territori di 24 Comuni e di tre circoscrizioni del Comune di Napoli.
La nuova zona rossa comprende sia un’area esposta all’invasione dei flussi piroclastici, Zona Rossa 1, sia un’area soggetta ad elevato rischio di crollo delle coperture degli edifici per accumulo dei prodotti piroclastici da caduta (ceneri vulcaniche e lapilli), Zona Rossa 2.

Comuni della nuova Zona Rossa:
Boscoreale, Boscotrecase, Cercola, Ercolano, Massa di Somma, Ottaviano, Pollena Trocchia, Pompei, Portici, Sant’Anastasia, San Giorgio a Cremano, San Sebastiano al Vesuvio, San Giuseppe Vesuviano, Somma Vesuviana, Terzigno, Torre Annunziata, Torre del Greco, Trecase, Barra, Ponticelli, San Giovanni a Teduccio, Nola, Palma Campania, San Gennaro Vesuviano, Scafati, e l’enclave di Pomigliano d’Arco presente nel Comune di Sant’Anastasia.

Quali sono i limiti della Zona Rossa?
I limiti previsti per la definizione della nuova Zona Rossa sono quelli amministrativi.
In un’ottica di condivisione e di collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti nella pianificazione nazionale, ciascun Comune, d’intesa con la Regione Campania, potrà ridefinire i confini della propria Zona Rossa 2. Tale ridefinizione potrà avvenire soltanto se il Comune interessato dimostrerà:
• di essere in grado di gestire evacuazioni parziali della propria comunità;
• di aver rafforzato le coperture degli edifici vulnerabili esposti a ricaduta di depositi piroclastici (ceneri vulcaniche e lapilli), per chi è in Zona Rossa 2.

Il Dipartimento di Protezione Civile ritiene opportuno che i 18 Comuni individuati nel vecchio Piano di Emergenza mantengano i confini amministrativi quale perimetro della Zona Rossa. Infatti, apportare modifiche all’area suddetta potrebbe allontanare la cittadinanza di tali Comuni dall’ acquisita consapevolezza di vivere in un’area ad elevato rischio vulcanico, nonchè annullare il costante sforzo compiuto dagli Enti locali in ordine alle misure di prevenzione.

Zona Gialla e Zona Blu
Il Gruppo di lavoro della Commissione Nazionale ha approfondito gli studi relativi alla ricaduta di ceneri, avvalendosi dei risultati di diversi lavori e progetti scientifici ed ha così individuato i possibili scenari di riferimento per la definizione della Zona Gialla.
Il Dipartimento e la Regione Campania lavoreranno nei prossimi mesi per definire i confini dell’area suddetta e la strategia operativa da adottare in caso di eruzione; contestualmente analizzeranno anche i fenomeni di alluvionamento o invasione da colate rapide di fango (lahar), onde definire la Zona Blu.

I livelli di allerta per il nuovo Piano di Emergenza
I livelli di allerta previsti per il nuovo Piano di Emergenza rimangono gli stessi stabiliti nel 2001, ossia:
• Livello base (verde),
• Livello di attenzione (giallo);
• Livello di pre-allarme (arancione);
• Livello di allarme (rosso).
Il passaggio da un livello di allerta al successivo è dato dalla variazione dei parametri geofisici e geochimici costantemente monitorati dall’Osservatorio Vesuviano dell’INGV.
La predeterminazione di soglie, nel passaggio da un livello di allerta al successivo, è una operazione complessa. Secondo il Gruppo di lavoro della Commissione Nazionale, solo per il passaggio dal livello base al livello di attenzione è possibile predeterminare una soglia di riferimento, cioè un criterio di tipo quantitativo basato sul superamento dei valori ordinariamente registrati durante il monitoraggio. Viceversa, per il passaggio dal livello di attenzione o di pre-allarme a quello successivo, tale predeterminazione non è possibile; pertanto, in quest’ultimo caso, la valutazione dovrà essere basata sull’analisi in tempo reale dei parametri monitorati da parte degli esperti.

Il nuovo scenario

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Per la definizione del nuovo scenario è stata valutata la probabilità di accadimento di tre tipi diversi di eruzioni esplosive: Pliniana con Indice di Esplosività Vulcanica VEI=5, sub-Pliniana con VEI=4 e Stromboliana violenta con VEI=3. Sulla base degli studi statistici, come riferimento per il nuovo Piano di Emergenza, gli esperti hanno ritenuto più corretto assumere lo scenario corrispondente ad un’eruzione esplosiva di tipo sub-Pliniano con VEI=4.

Cosa prevede il nuovo scenario

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• Formazione di una colonna eruttiva sostenuta ed alta diversi chilometri;
• Caduta di bombe vulcaniche e blocchi nelle aree prossimali al cratere, deposizione di particelle di dimensioni minori (ceneri e lapilli) anche a diverse decine di chilometri di distanza dal centro di emissione;
• Formazione di flussi piroclastici.
L’attività sismica potrà precedere l’eruzione ed accompagnarne le diverse fasi; durante queste ultime, risulteranno particolarmente gravi i danni agli edifici già appesantiti dal carico dei prodotti emessi nella prima fase dell’eruzione. Eruzione sub-Pliniana del 1631.

La realizzazione del Piano Nazionale di Emergenza richiede la partecipazione attiva dei Comuni e degli altri Enti territoriali coinvolti. Il Piano di Emergenza potrà diventare uno strumento realmente operativo soltanto quando le strategie generali in esso contenute troveranno applicazione in specifici Piani locali.

Dott.ssa Geol. Marianna Di Maio

Bibliografia
Baldi A. Napoli geologica. Tempo Lungo Edizioni (1998).
Coiro P. e Russo G.F. Il fuoco dal mare. Vulcanismo e ambienti sottomarini. I quaderni di uomo e natura 3. Giannini Editore (2008).
Didascalie delle mappe zona rossa area vesuviana- nuovo scenario (2013).
Dipartimento della Protezione Civile. Scenari eruttivi e livelli di allerta per il Vesuvio. (31 marzo 2010).
Lirer L., Chirosca M.C., Munno R., Petrosino P. e Grimaldi M. con i contributi di: Belli A., Civetta L., Dal Piaz A., Di Lello M., Leone U., Scandone R. Il Vesuvio Ieri, Oggi, Domani. Questo volume è stato finanziato dalla Regione Campania, nell’ambito delle azioni di informazione e sensibilizzazione del programma Vesuvia, con il contributo del CRdC- AMRA e del CIRAM (2005).
Orsi G., Cuna L. , De Astis G., De Vita S., Di Vito M.A., Isaia R., Nave R., Pappalardo L., Piochi M., Postiglione C., Sansivero F. I vulcani napoletani: Pericolosità e Rischio. Osservatorio Vesuviano (2001).
A cura di Vallario A. L’ambiente geologico della Campania. CUEN (2001).

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