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Somma Vesuviana, si ribalta il paradigma, questa volta toccherà ai candidati sindaco tirare la carretta

domenica 28 aprile 2013


Somma Vesuviana. L’analisi per tentare di comprendere chi si giocherà la poltrona di primo cittadino il 26 e 27 maggio prossimi andrebbe fatta in modo diametralmente opposto rispetto alla consuetudine. Ci sono quasi 400 candidati in giro. Dunque la rete del consenso paradossalmente si stringe e non poco. In una famiglia può capitare di ritrovarsi più di un candidato. E quasi ognuno ha, tra i propri amici o conoscenti, almeno un nome in lizza per uno scranno nell’assise di Palazzo Torino. Questo probabilmente comporterà almeno un paio di cose: una bassa percentuale di astensionismo, con un relativo aumento del numero di voti per vincere al primo turno (ecco perché, a meno di clamorosi colpi di scena il ballottaggio diventa una certezza) ed un peso specifico molto elevato dei candidati sindaco rispetto alle liste. Sì perché questa volta non basterà che i candidati delle liste prendano i voti. Bisognerà battere e non poco sul nome del premier cittadino che i partiti ed i movimenti sostengono. E’ come se il ballottaggio lo si giocasse in anticipo e non a due, ma a cinque. Ecco allora la novità che ribalta il paradigma. Questo è l’effetto non solo del tecnicismo derivante dall’altissimo numero di candidati in campo, ma anche di una cultura politica tendente ad enfatizzare il ruolo del sindaco-governatore. Sì perché, con un sistema partitico debole come il nostro, l’elezione diretta del primo cittadino può causare due effetti opposti tra loro. Il primo è quello di avere di un sindaco debole di fronte a partiti o gruppi di interesse forti, a maggior ragione se si tiene in considerazione che dalla prossima tornata il rapporto sarà di 14 elementi di maggioranza (più il capo dell’amministrazione) e 10 di minoranza. L’altro effetto invece è quello che abbiamo visto in questi cinque anni a Somma Vesuviana. Un sindaco forte che tiene con le buone (le cosiddette prebende) e non la propria maggioranza tanto da riconfermarne una buona parte alle prossime elezioni. Per esempio: cinque anni fa il marginale più alto fu quello di Alfonso Auriemma. L’ex sindaco prese quasi 800 voti in più della coalizione di centrosinistra che lo sorreggeva. Non bastò però perché al ballottaggio si presentarono Arturo Rianna e Raffaele Allocca. Oggi un’ipotesi del genere potrebbe spostare le sorti delle elezioni favorendo chi, tra i concorrenti alla poltronissima di Palazzo Torino, riuscirà a porsi meglio come l’alternativa prima a Raffaele Allocca e poi ai suoi di fronte agli elettori.

Fonte foto: rete

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