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Somma Vesuviana - Picchetti alla Dema spa: gli operai rischiano per tre mensilità di lavorare per una busta paga vuota

mercoledì 15 maggio 2013, di Maria Beneduce


“Basta con i ricatti!” I lavoratori della Dema spa, non si piegheranno. Il partito Comunista dei Lavoratori esprime la sua soledarietà ai lavoratori Dema spa, ed è pronto a sostenere la loro lotta per la tutela del posto di lavoro e dei loro diritti. “Non è accettabile”, prosegue il manifestino distribuito ai cancelli della Dema, dove gli oerai hanno picchettato i cancelli dopo avere appreso che lavoreranno con il rischio di non percepire il salario. “Una azienda non può mortificare i suoi dipendenti con continui ritardi nel pagamento delle retribuzioni e senza una reale motivazione, se non quella di dire che è in atto una crisi finanziaria nel mondo – il Partito Comunista dei lavoratori, incalza – Non è tollerabbile far pagare ai lavoratori le scelte miopi di un management preoccupato solo di garantire al padrone l’intangibilità dei profitti. Un gruppo dirigente che non esita ad annunciare 41 licenziameti nel paino di rientro dei debiti accumulati in 4 anni verso Inps, Fondo Comenta e fornitori. I lavoratori devono respingere con forza ogni discriminazione verso quei delegati sindacali non disposti a collaborare con le logiche scellerate della propietà. Nessuna zona franca sarà risparmiata alla dirigenza della Dema Spa. Bisogna riaprire una nuova stagione di lotte, che deve vedere unito il più ampio fronte e che sappia respingere i vergognosi attacchi del padronato Dema nei confronti dei lavoratori”. Immediato il picchetto avviato ieri mattina davanti ai cancelli dell’azienda posta nella periferia indistriale dei Somma Vesuviana in località San Sossio, dove le tute blu ieri mattina hanno voluto dire basta e far valere il diritto al rispetto di chi lavora. Inoltre tra le intenzioni del partito Comunistra dei lavoratori, c’è quella di collegare la vertenza dei lavoratori Dema con quella delle altre aziende in crisi, evitandone la frammentazione e l’isolamento, ed ancora nazionalizzare sotto il controllo operaio tutte le fabbriche che licenziano, inquinano e non ‘rispettano’ i contratti collettivi nazionali di lavoro.

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