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Allarme dell’Aibc. Crisi: le aspettative di vita degli italiani in picchiata. A rischio l’etica dei medici. La politica sotto accusa.

venerdì 17 maggio 2013, di La redazione


ROMA. In periodo di crisi economica, così come si verificò all’indomani della caduta del muro di Berlino in Russia ed oggi in Grecia, le aspettative di vita delle persone vanno in caduta libera e questo mette in serio pericolo anche l’operato etico dei medici.

E’ quanto si evince dalle relazioni e dagli interventi al meeting organizzato dall’AIBC (Associazione Italiana di Bioetica in Chirurgia) dal tema “Etica e cure.

Risorse limitate e garanzie della persone”. In Italia, vista la situazione delle casse statali il tema è sicuramente all’ordine del giorno e la scelta dei criteri di priorità nell’accesso a risorse limitate quali quelle considerate pone un problema bioetico difficile, dando per scontato che non vi è attualmente, né è pensabile che in tempi brevi si possano rendere disponibili risorse adeguate per numero, distribuzione sul territorio e capacità di accoglienza.

“La politica nella sanità ha fatto delle scelte – afferma Giorgio De Toma, presidente della Società Italiana di Chirurgia - purtroppo tutte sbagliate ed i tagli che hanno portato risparmio sono andati tutti a discapito dei servizi e della qualità.

Ma non è solo colpa della politica, anche gli operatori sanitari hanno le loro colpe causate da una mancanza di protocolli che razionalizzino i costi e non facciano abusare di strumenti, questo o quel chirurgo”.

Il rischio è comunque che in una situazione di tagli e di risorse sempre più scarse venga meno in alcuni casi l’etica degli operatori del settore. “La Mission dell’AIBC – spiega il Presidente dell’Associazione di Bioetica in Chirurgia, Daniele Maggiore - è quella di focalizzare tutti i nostri atti medici e, nel nostro specifico, chirurgici, all’interno della Bioetica. Dobbiamo promuovere la Bioetica proprio per rendere la Chirurgia Bioetica e scongiurare ogni pericolo in tal senso.”

Fernanda Gellona, Direttore Generale di Assobiomedica sottolinea che “oggi siamo in un punto assolutamente critico in Italia e bisogna decidere se anche il Servizio Sanitario Nazionale dopo tanti altri beni del nostro Paese sia un vuoto a perdere o meno.
La Sanità dovrebbe essere uno dei punti di rilancio di questo Paese, innanzitutto perché la gente che sta bene costa meno. Ma anche perché la Sanità è strategica per lo sviluppo e l’occupazione”.

“Questi tagli sono di fatto un attentato – aggiunge Gellona – al Servizio Sanitario Nazionale come lo conosciamo. Ma siamo certi che sia una cosa buona? Penso proprio di no”.

“Il problema vero – afferma Per Paolo Dal Monte, chirurgo e saggista - è che si affronta il sistema sanitario come se fosse un’azienda manifatturiera, ma la cura della salute non è una produzione di qualcosa.
Al di là della crisi economica il nostro sistema non è sostenibile, perché comunque aumentano le spese, ed a maggior ragione sarebbe necessario avere un pensiero strategico sulla forma di cura da dare alle persone e in che modo allocare le risorse”.

“La crisi del Welfare State e l’aumento della spesa sociale – spiega Ranieri De Maria del direttivo AIBC - impongono di contemperare la garanzia dei principi etici con la riduzione delle risorse disponibili per la cura delle persone.
Ciò comporta non solo la necessità di un mero aumento di efficienza dei modelli organizzativi delle strutture sanitarie, che devono essere rivisti, ma anche l’esigenza di ripensare il rapporto tra individuo e pubblici poteri, che deve essere tuttavia tale da garantire la dignità della persona”.

Al convegno hanno preso parte anche il filosofo Giacomo Marramao che ha parlato dei principi etici e delle strategie e risorse nella cura della salute ed il sociologo Paolo de Nardis che ha posto l’accento del suo intervento sul rapporto tra i servizi sanitari e lo stato sociale senza crescita.

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