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Somma Vesuviana – Dema in affanno, licenziamenti e buste paga vuote, ecco cosa potrebbe accadere alle tute blu.

giovedì 16 maggio 2013, di Maria Beneduce


Picchetti ai cancelli della Dema Spa. “Il lavoro c’è, i soldi no! Che crisi è?”. Questo il cartellone affisso dagli operai che rischiano una busta paga ‘vuota’. Delusione, malcontento e tanta paura per gli operai che ieri mattina hanno manifestato sul piazzale della periferia industriale di Somma Vesuviana, in località, San Sossio, dove la Dema group da quasi dieci anni produce componenti aerospaziali, dove proseguono assunzioni, ma anche licenziamenti. Un’azienda, la Dema, che mostra di se un biglietto da visita di tutto rispetto, evidenziandosi nel settore aeronautico tra le aziende d’eccellenza, in Campania è una struttura leader, seconda all’Alenia, di cui ancora oggi si mostra partener principale con clienti come Agusta, Boeing, Airbus, Bombardier. Un biglietto da visita che pare mostrarsi solo una “facciata”, dicono gli operai. A bloccare l’entrata nell’azienda dei 280 operai di Somma, che temono di non percepire il salario per il quale lavorano quotidianamente. Il blocco dei cancelli è stato determinato a seguito della riunione sindacale aziendale, avvenuta ieri, durante la quale gli operai hanno captato delle indiscrezioni che annunciavano l’imminente rischio di non percepire sin da maggio, e per i prossimi tre mesi, lo stipendio, a cui si è aggiunta la paura di ricadere tra i 50 licenziamenti preventivati dall’azienda “come piano di rientro dei debiti accumulati in questi ultimi 4 anni di attività aziendale nei confronti di Inps, Fondo Comenta e fornitori”. Un caduta, quella della fabbrica, che si è ravvisata negli ultimi quattro anni, intensificandosi in questi ultimi due, duranti i quali i salari – dicono gli operai – “ci vengono dati in due tranche, mentre solo poche ore fa abbiamo appreso che gli stipendi non saranno pagati”. Una questione “drammatica” sottolineano “soprattutto se pensiamo che c’è un buon pacchetto di lavoro, che ci assicura Alenia, quindi non comprendiamo cosa stia succedendo e perché dovremmo rimetterci noi, che il nostro compito lo assolviamo in pieno”. Tra le indiscrezioni trapelate, mentre gli operai presidiavano davanti il piazzale della Dema, mercoledì l’azienda ex Keiper, aveva subito lo slaccio dell’utenza elettrica per la mancanza di pagamenti del servizio, già dilazionato per mancanze pregresse, e che vedrebbe l’azienda costretta a pagare da gennaio di quest’anno e sino al 2014, bollette di circa 20 mila euro per il consumo effettuato ma non saldato all’Ente gestore del servizio, che l’altro ieri ha detto basta. Alla posizione ‘carente’ sul piano economico, si aggiungono poi agli insoluti Insp e Cometa, un commento forte quello degli operai in proposito: “come si può avere fiducia di queste persone! Dalle nostre buste paga risultano le trattenute, però loro non li versano. Poco tempo fa per assicurarci che Cometa veniva pagata, hanno affisso in bacheca un bonifico di 180 mila euro, stanno giocando sulla nostra pelle. Ci hanno chiesto dei sacrifici, per far si che l’azienda raggiungesse degli obiettivi, per i quali ogni lavoratore si è trovato a ‘regalare’ all’azienda circa mille e cinquecento euro, cosa che non ci è stata riconosciuto, anche se noi il nostro dovere lo abbiamo fatto fino in fondo, e difatti solo qualche giorno fa abbiamo appreso che gli operai dell’Alenia hanno ricevuto il premio di produzione, questo ci fa comprendere che le cose non tornano. Considerato che il lavoro che svolgiamo si può definire una catena continua tra noi e l’Alenia, se loro hanno raggiunto l’obiettivo è palese che anche noi avremo dovuto beneficiarne, ma cosi non è”. Domani un incontro tra i provinciali sindacali e Finmeccanica dovrebbe garantire agli operai della Dema le tre mensilità, anticipando circa 2 milioni di euro. Ora i lavoratori tentano di difendere la loro dignità e il loro lavoro. Resta di fatto che per il momento l’azienda non mostra un piano di ristrutturazione economica aziendale, e la ‘carenza’ denunciata dagli operai, smentisce gli stessi amministratori. Intanto le trattative, e più di tutto le ricette, sono nelle mani delle strutture sindacali provinciali Fiom, Fim e Uilm, dalle quali nelle prossime ore gli operai si aspettano una risposta chiara e concreta. Intanto tutto è fermo alla Dema, almeno sino a quando gli operai avranno dalle trattative la prova provata degli stipendi assicurati.

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