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Marigliano. 2a lezione di formazione politica: "l’Italia tra crescita e recessione"

“L’Italia tra crescita e recessione”. Prof. Mario Mustilli Ordinario di Economia e Gestione delle imprese.

martedì 16 luglio 2013

La seconda lezione del corso inizia col fare un rapporto tra: “Europa o Italia” – “Capitalismo o Finanza”. Keynes e Hayek

Hayek che per tutta la vita ha lottato per ridurre il peso dello stato nell’economia è vissuto sempre e solo di soldi pubblici e si è ritrovato, vicino alla pensione, in ristrettezze economiche. Keynes, al contrario, che contestava il modello puramente capitalistico, era un abile speculatore nei mercati finanziari e smodatamente ricco.

Il principale nodo del contendere fra i due grandi economisti era il seguente.

La scuola economica classica asseriva che i mercati – se lasciati operare senza interferenze – fossero in grado di autoregolarsi. I cicli economici, secondo questa scuola di pensiero, sono sostanzialmente inevitabili.

Keynes contestò radicalmente le basi stesse dell’economia tradizionale e disse che lo stato poteva e doveva operare per correggere i mercati i quali, da soli, non erano affatto in grado di portare alla piena occupazione. Insomma per Keynes, il capitalismo è un cavallo imbizzarrito da domare!

In assenza di una svolta radicale e strutturale delle politiche economiche europee, è probabile che l’Italia sia condannata a rimanere a lungo in recessione. L’austerity è come la medicina medievale che pretendeva di curare i malati a furia di salassi, togliendogli sempre più sangue. Se le cose non cambiano non va esclusa l’opzione estrema di un’uscita dall’euro.«L’Italia è vittima di un fallimento dell’austerity europea, state pagando un prezzo più elevato della Grande Depressione, le vostre imprese sono penalizzate a tutto vantaggio di quelle tedesche.

Gli intrecci della finanza con la produzione, il potere economico e il consenso sociale sono essenziali per capire la crisi di oggi. Il peso che ha ora la finanza è diventato insostenibile per l’economia e la società. O si ridimensiona la finanza, o si riduce lo spazio per la democrazia e i diritti sociali.

“Cuneo Fiscale”
Il cuneo fiscale o cuneo contributivo è rappresentato dalla differenza tra l’onere del costo del lavoro e il reddito effettivo percepito dal prestatore d’opera o lavoratore. In pratica è la differenza tra quanto pagato dal datore di lavoro e quanto incassato effettivamente dal lavoratore, essendo il restante importo versato al fisco e agli enti di previdenza e pensionistici (INAIL, INPDAP, INPS) tramite imposte contributive.
Questa imposizione fiscale sui redditi da lavoro, nel nostro Paese è una delle più alte tra i Paesi occidentali, quindi l’obiettivo è quello di agire sul cuneo fiscale.

“Patto di Stabilità”
Il Patto di Stabilità e Crescita, detto anche “Trattato di Amsterdam”, è un accordo, stipulato e sottoscritto nel 1997 dai paesi membri dell’Unione Europea, inerente al controllo delle rispettive politiche di bilancio pubbliche, ai fini di mantenere fermi i requisiti di adesione all’Unione Economica e Monetaria dell’Unione Europea (EUROZONA), cioè rafforzare il percorso d’integrazione monetaria.
Quindi in base al PSC gli Stati membri che hanno deciso di adottare l’euro, devono continuare a rispettare nel tempo quelli relativi al bilancio dello Stato quindi:
-  Un deficit pubblico non superiore al 3% del PIL;
-  Un debito pubblico al di sotto del 60% del PIL..

“Uscita dall’Euro?”
Uscire da Eurolandia, liberarci della moneta unica e adottare una valuta nazionale. Si pensa si possano risolvere i problemi dell’Italia ingabbiata nella trappola dello spread e del rigore di bilancio.
Ma non è così. Da ricordare il rapporto DEFICIT-PIL
Non bisogna dimenticare l’altra faccia della medaglia, quindi i quattro motivi per tenerci la moneta unica:

1) IL SUPEREURO NEI MERCATI VALUTARI;
2) TUTTO SULLA CRISI DELL’EURO;
3) IL PIANO ANTI – SPREAD;
4) LO SPREAD E LA POLITICA ITALIANA.

Anna Lisa Auriemma

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