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Torna a Sant’Anastasia la bara di Angelo Busiello

La salma dell’operaio caduto da un capannone è arrivata nel primo pomeriggio.

sabato 11 agosto 2007


SANT’ANASTASIA. Si è svolta questo pomeriggio nella parrocchia di Santa Maria La Nova la cerimonia funebre di Angelo Busiello. L’operaio di 35 anni che mercoledì scorso, a Mugnano, si è schiantato al suolo dopo un volo di sei metri. L’uomo era intento a smontare un vecchio capannone, quando il tetto si è sfondato ed è precipitato a terra.

La salma è giunta dall’ospedale Pellegrini di Napoli nella cittadina vesuviana dove la folla di parenti, amici e conoscenti lo attendeva. Si è stretta intorno alla famiglia del giovane anche una rappresentanza dell’amministrazione comunale. I consiglieri Alfonso Gifuni (An), Mauro Beneduce (Margherita) e Vittorio Piccolo (Fi) hanno testimoniato il cordoglio delle autorità cittadine.

L’autopsia e le formalità dovute dall’avvio delle indagini della magistratura hanno richiesto qualche giorno, prima di restituire le povere spoglie. “Angelo è già in paradiso”, ha ripetuto più volte don Emanuel Mulinawa, durante l’omelia. Con l’intento di consolare i parenti : la giovane moglie Carmela, la mamma Maria, i figli (di 15 e 13 anni: mancava il più piccolo di un anno e mezzo) il fratello, la sorella, gli amici e conoscenti che erano seduti, distrutti, tra i banchi della Chiesa.

I funerali si sono svolti a pochi metri di distanza dalla pescheria dove alcuni anni fa Busiello lavorava insieme ai genitori. “Tutti lo ricordano come una persona solare -dicono i conoscenti- Affabile con i clienti e sempre sorridente”.

Don Emanuel ha continuato a scandire con voce forte e chiara: “Era un ragazzo esemplare con la famiglia e generoso con tutti”. Ma nella testa e nel cuore delle persone che lo hanno amato continuava a bruciare il dolore. L’applauso commosso, ripetuto all’uscita del feretro dalla chiesa, non ha placato la commozione. La mamma ha dovuto urlare per sottrarsi alle premure degli amici: ”Voglio accompagnarlo anch’io. Fino al cimitero. Ce la faccio”. Con i muscoli contratti ha seguito la bara proseguendo a piedi. La donna era stata più volte colta da malore. “E’ terribile, quando capita a un figlio”, continuava a ripetere. “E’ il dolore più grande”. La moglie di Angioletto non è stata da meno.

Gli amici non si capacitano: “Capisci? E’ caduto senza dire neppure una parola. Il compagno che lo affiancava sul tetto non si è accorto di niente. Né un urlo, né uno scossone. E’ scivolato via senza nessun segnale che facesse capire la tragedia imminente”. Tra di loro rievocano gli ultimi istanti di vita del compagno. “Angelo su quel tetto era salito senza imbracatura -commenta una donna- Ma qui da noi (al Sud ndr) così si lavora, altrimenti fai la fame”.

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