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Sisma dell’80, Scala (Sd) e i sindaci dei Lattari: "Sblocchiamo la ricostruzione"

martedì 2 dicembre 2008, di Comunicato Stampa


NAPOLI - 478 gli edifici tra i Comuni di Castellammare di Stabia, Casola, Lettere, Pimonte, Gragnano, Santa Maria la Carità , Sant’Antonio Abate, Pimonte che dopo il terribile terremoto del 23 Novembre del 1980, che sconvolse il territorio della Campania, restano da ricostruire o riparare. 478 edifici e un combinato tra sisma e norme restrittive che impediscono ai sindaci di intervenire. “La proposta di legge presentata, oggi in Consiglio Regionale – spiega il capogruppo di Sinistra Democratica Tonino Scala - va nell’ottica del recupero degli edifici isolati e su cui non si è potuto intervenire dopo il sisma del 23 Novembre del 1980. Non si è potuto intervenire perché l’attuale legislazione regionale, la legge n° 35/87 non considera gli effetti provocati dal sisma del 23.11.80 sugli edifici. E’ doveroso – prosegue il consigliere Scala – che dopo ventotto anni la regione emani norme chiare al fine di consentire una immediata e rapida conclusione degli interventi ed attività connessa al sisma” . Sulla stessa scia gli interventi degli amministratori cittadini dei comuni di Casola, Lettere, Pimonte, Gragnano, Santa Maria la Carità , Sant’Antonio Abate, Pimonte che sono intervenuti alla conferenza promossa dal capogruppo di Sinistra Democratica Scala. “A 28 anni da quel tragico episodio – dichiara il sindaco di Casola Alfredo Rosalba- è scandaloso che non si sia completata la ricostruzione. Ogni anno i sindaci dell’avellinese chiedono al governo nazionale fondi per la ricostruzione, per ironia della sorte noi amministratori della provincia di Napoli questi soldi li abbiamo ma per via dell’attuale legislazione regionale non possiamo intervenire”. Sono ubicati la maggior parte degli edifici danneggiati o crollati, in zone A e B delle strumentazioni urbanistiche generali, dove sono maggiormente restrittivi e limitativi gli interventi di recupero degli edifici consentiti dall’attuale legislazione regionale, creando non poca confusione e disorientamento da parte dei progettisti e dei funzionari pubblici che si trovano a progettare ed ad istruire una pratica di recupero di un edifico danneggiato dagli eventi sismici. “ Ci sono edifici – commenta il sindaco di Santa Maria la Carità Franco Cascone- che sono uno scempio. Questa proposta presentata dal consigliere Scala va nell’ottica di salvaguardare il territorio e creare nuove opportunità di sviluppo”. Nessun carico urbanistico ma solo ristrutturazione, ricostruzione e recupero dell’esistente. “ Quello che più ci interessa - sottolinea il sindaco di Pimonte, Giuseppe Dattilo – è risolvere un problema quasi trentennale. Con questa proposta di legge andremo a salvaguardare la collettività”. Fondi della 219 che i comuni elencati non possono spendere e che rischiano di andare del tutto persi. “ Questo – dice l’assessore Francesco Cinque del comune di Sant’Antonio Abate – è un problema serio”. Un problema serio che in misura diversa investe gran parte del territorio che da Castellammare si estende lungo tutta l’area ricadente nella zona dei Lattari e dell’abatese. “ Seppur piccolo il nostro – dati alla mano spiega l’assessore Angelo Della Marca del comune di Lettere- è uno dei comuni più danneggiati”. “Sono anni- racconta il sindaco di Gragnano Michele Serrapica – che chiediamo l’interpretazione autentica di questa legge. La vera rabbia è che dopo 28 anni non siamo ancora in grado di dare risposte a chi ha perso la casa. Come sindaci da anni chiediamo interventi per sbloccare la normativa”. Risposte che solo la Regione Campania può dare. “ Chiederò al Presidente della Commissione Urbanistica Pasquale Sommese – annuncia il consigliere Scala , ricordando le battaglie fatte per evitare lo stravolgimento dei territori – di mettere all’ordine del giorno la proposta di legge da me presentata, in modo da avviare la discussione e l’iter di approvazione della medesima”.
Da una stima fatta presso gli uffici urbanistici dei comuni elencati ai fini del completamento degli interventi di ricostruzione e riparazione degli immobili danneggiati dagli eventi sismici del 23 Novembre 1980 restano:
per il comune di Castellammare di Stabia 30 edifici;
per il comune di Casola di Napoli 110 edifici;
per il comune di Sant’Antonio Abate 136 edifici;
per il comune di Santa Maria la Carità 20 edifici;
per il comune di Pimonte 50 edifici;
per il comune di Lettere 120 edifici;
per il comune di Gragnano 12 edifici;
DI SEGUITO TESTO DELLA PROPOSTA DI LEGGE

Proposta di Legge

“Interpretazione autentica dell’art. 5 della L.R. 27/6/1987 n° 35 e succ. mod. e int. relativamente agli interventi previsti dalla L. 14/5/1981 n° 219”, all’attualità d.lgs. 30/3/1990 n° 76.”

Articolo 1

L’art. 5, comma 6, della L.R. 27/6/87 n° 35 nella parte in cui contempla la possibilità della adozione e approvazione dei piani esecutivi e loro varianti disciplinati dall’art. 28, comma secondo della L. 14/5/1981 n° 219, all’attualità dell’art. 34, comma terzo, del d.lgs. 30/3/1990 n° 76, antecedentemente all’approvazione del piano regolatore generale, ovvero della variante di adeguamento di cui al primo comma, si interpreta nel senso che sono consentiti comunque gli interventi di ricostruzione in sito degli edifici demoliti e da demolire, la ristrutturazione di quelli gravemente danneggiati e la sistemazione delle aree di sedime di edifici demoliti o da demolire che non possono essere ricostruiti in sito, a condizione che non comportino variazioni in aumento del carico urbanistico esistente all’epoca del sisma, fatta eccezione per gli adeguamenti abitativi previsti dall’art. 10 del d.lgs. N° 76/90.

RELAZIONE

L’attuale legislazione non prevede espressamente il recupero degli edifici isolati con interventi di ristrutturazione pesante e ricostruzione, come pure non prevede in modo univoco e preciso norme per la pianificazione di agglomerati edilizi e riqualificazione delle aree interessate con interventi di ristrutturazione urbanistica;
• questa mancanza di previsione rallenta o addirittura paralizza l’iter amministrativo relativamente alle pratiche di ricostruzione e recupero, come è ben evidente nei territorio danneggiati dal sisma e sottoposti alla legislazione regionale n° 35/87;
• l’attuale legislazione regionale, non considera gli effetti provocati dal sisma del 23.11.80 sugli edifici;
• si rammenta che la maggior parte degli edifici danneggiati o crollati, sono ubicati in zone A e B delle strumentazioni urbanistiche generali, dove sono maggiormente restrittivi e limitativi gli interventi di recupero degli edifici consentiti dall’attuale legislazione regionale, creando non poca confusione e disorientamento da parte dei progettisti e dei funzionari pubblici che si trovano a progettare ed ad istruire una pratica di recupero di un edifico danneggiato dagli eventi sismici;
• è doveroso, dunque, che dopo ventotto anni dal disastroso evento sismico la regione emani norme chiare al fine di consentire una immediata e rapida conclusione degli interventi ed attività connessa al sisma.

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