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I Change of Seasons, dall’hard rock al jazz

L’evoluzione di un gruppo da ascoltare

domenica 21 dicembre 2008, di Ciro Castaldo


MARIGLIANO - Il gruppo dei ‘Change of Seasons’ nasce dall’idea di tre ragazzi dell’entroterra vesuviano: Simona Esposito (voce), Giacomo Paone e Marco Perrone (chitarre) che hanno fatto proprio il titolo di un album pubblicato nel 1995 dalla band progressive metal americana ‘Dream Theater’ per sottolineare il loro cambio di stagione. I tre (mariglianesi doc), infatti, provengono dall’esperienza hard rock del progetto ‘Perseverance’ attraverso il quale, come ci spiega Marco, si sono cimentati in un genere molto diverso da quello attuale: “arrivati a un certo punto della nostra crescita musicale abbiamo avvertito la necessità di ampliare i nostri orizzonti misurandoci con un repertorio ispirato al cantautorato, specie quello inglese di Damien Rice, di Lou Barlow, di Nick Drake e dei REM ma con inserimenti più pop e rock, rivisti in maniera molto personale”.
La new entry è Federica Fanelli che studia violino da due anni ed è alla sua primissima esperienza di gruppo nel quale si è inserita con molto entusiasmo e voglia di crescere.
I nostri talentuosi si sono esibiti, rigorosamente dal vivo, venerdì scorso nella cornice intimista della Chiesa del Sacramento di Marigliano con un concerto organizzato dall’associazione culturale Marcus che si propone di valorizzare i talenti artistici e di riscoprire le bellezze dimenticate del nostro territorio.
I ragazzi, che hanno all’attivo numerose serate in vari locali, hanno riarrangiato per l’occasione brani natalizi come la classica ‘Tu scendi dalle stelle’ scritta nel 1754 in 6/8 da un vescovo sui generis con una grande passione per la musica nato proprio a Mariglianella e cioè Alfonso Maria de’ Liguori che potremmo eleggere come uno dei nostri primi cantautori, infatti, sua è anche la classica ‘Quanno nascette ninno’, riproposta negli anni settanta dalla mitica N.C.C.P. e incisa (nel 2000) anche dalla Signora Mina Mazzini, mentre il brillante Enzo Gragnaniello gli ha dedicato una retrospettiva musicale molto interessante.
Gli altri brani proposti sono stati ‘Jingle bells rock’, ‘Silent Night’, ‘One of use’, ‘Bianco Natale’, ‘Last Christmas’, ‘Happy Christmas - War is over’ di Yoko Ono e del leggendario John Lennon e infine ‘Everybody Hurts’ dei REM. Tutti i brani sono stati reinterpretati in chiave acustica seguendo uno stile molto personale, gradevole e raffinato, perfettamente simbiotico con la location scelta.
I ragazzi sono molto giovani e alle loro prime esperienze, stanno studiando con grande impegno e dedizione. La strada imboccata è certamente molto lunga e tortuosa, longa longa, strettulella strettulella, ma siamo sicuri che è quella giusta, la cui scelta è motivata da un talento di base e da grandi potenzialità. Simona l’ho seguita da vicino come docente prima e appassionato di musica dopo e ad ogni ascolto la trovo migliorata, due anni fa l’ho coinvolta in un tributo alla grandissima Mia Martini, un live in piazza Francesco De Martino a Somma Vesuviana, molto applaudito e seguito dove, sotto lo sguardo attento della signora Leda Berté, ha impressionato tutti per la sua bravura, la grinta e la passione con le quali ha riproposto le difficilissime ‘Almeno tu nell’universo’ e ‘Gli uomini non cambiano’. “Ho cominciato con esperienze hard rock, (ci rivela Simona) ma presto ho capito che per sfruttare al meglio la mia vocalità avrei dovuto confrontarmi con altri generi e dopo l’incontro fatale con Mia Martini, che era una perfezionista, mi sono messa a studiare canto scoprendo altri mostri sacri, inviolabili, come Janis Joplin e Billie Holiday. I repertori e il modo di interpretare, di vivere le canzoni, di queste grandi donne mi hanno aiutato a capire che il rock è troppo maschile per la mia voce”. Anche Marco e Giacomo sottolineano come l’incontro con questo nuovo genere permetta loro di improvvisare e calarsi in riletture particolari scoprendo e confrontandosi con il jazz e il blues.
Un altro aspetto molto importante che ci piace sottolineare è che questi ragazzi fanno musica mossi dalla passione e da un grande rispetto nei suoi confronti. Hanno voglia di studiare, crescere, sperimentando e viaggiando alla scoperta di vari lidi musicali. Per il 2009 hanno deciso di chiudersi in uno studio e cominciare a comporre, tutto questo, sostiene Marco: “non in vista di eventuali vincoli contrattuali (non vogliamo diventare degli impiegati della musica), ma per la grande gioia che ci dà il fare musica. All’inizio mi sentivo hard rock, mentre adesso, senza rinnegare il passato, sto studiando jazz e chitarra elettrica. Mi affascina molto il suono delle melodie semplici che lasciano spazio alle interpretazioni”, mentre Giacomo aggiunge: ”di fare musica per andare in qualche tv locale a cantare in playback non ce ne frega proprio, la nostra dimensione è live e vogliamo portare avanti un certo discorso, di qualità…”.
A questo punto non possiamo fare altro che complimentarci con i ragazzi per le loro idee chiare e nobili e augurarci che le istituzioni capiscano una buona volta che le passioni e i sogni dei giovani vanno curati, coltivati e incentivati, offrendo loro apertura mentale, predisposizione al dialogo, strutture e spazi adeguati, soprattutto quando si avverte la necessità di crescere percorrendo strade sane e valide cementate da un amore incondizionato per la musica e l’arte in generale; strade che, certamente, non sono quelle che conducono ai grandi fratelli o alle isole dei famosi.

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