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La vergogna dell’ "ospizio" mai aperto

Viaggio tra lo sperpero di denaro pubblico e le promesse, mai mantenute, di assunzioni.

martedì 6 gennaio 2009


Somma Vesuviana. E’ con tutta probabilità la più emblematica testimonianza degli scempi amministrativi compiuti nella tanto vituperata Prima Repubblica a Somma Vesuviana. Stiamo ovviamente parlando della famosa “casa di riposo per anziani” che si erge solitaria in via Circumvallazione. Una sorta di monumento allo spreco di pubblico danaro composto da cinque lotti elevati su tre piani e nei quali ci sarebbero qualcosa come 48 posti letto, più una grossa area limitrofa adibita a parcheggio. Posa della prima pietra: 1983. Presidente del Consiglio Bettino Craxi, quello della Repubblica Sandro Pertini, sindaco della cittadina sommese è Tancredi Cimmino. Costo totale dell’opera, non ultimata, 1.806.261,53 di euro che in lire, rivalutate 25 anni e molti governi dopo, fanno circa 5 miliardi. Un fiume di danaro stanziato per un enorme casermone privo di vita che negli intenti avrebbe dovuto ospitare quegli anziani pronti ad affidare la propria senilità ad una struttura pubblica.
Ma perché questo impianto non riesce a partire nonostante rientri nell’agenda politica di tutte le amministrazioni comunali, con annesse promesse d’assunzione, succedutesi al governo cittadino in questi due decenni?E perché dopo il collaudo della casa di riposo, avvenuto nel Novembre del 2005, l’iter si è di nuovo bloccato? A sentir la risposta data dall’assessore all’edilizia pubblica e privata del comune Chiara Di Mauro al Gabibbo qualche settimana fa, la colpa sarebbe della regione Campania la quale non riuscirebbe a finanziare l’adeguamento e la messa in funzione dell’opera. Si perché la montagna di soldi già spesa non basterebbe visto che, negli ultimi anni, i vandali hanno portato via tutto ciò che poteva essere venduto all’interno. Dagli impianti elettrici al rame, dalle plafoniere alle porte. Danni stimati: dai tre ai quattrocento mila euro.
Ma quello dei finanziamenti non è l’unico scoglio a bloccare l’apertura dell’istituto. Il paradosso italico più evidente e rilevante è quello legato al cambio di normativa regionale in merito alle strutture concernenti i servizi residenziali e semiresidenziali per anziani, persone diversamente abili e minori.Infatti con il regolamento numero 6 del giugno 2006 la struttura deve essere divisa in moduli abitativi da 16 posti letto per un massimo di 64 utenti.Ma non è tutto. L’attuale e più evidente contrasto tra la struttura realizzata, ma soprattutto pensata 25 anni prima, e la nuova normativa è costituito dai servizi igienici. Appunto, il nuovo regolamento prevede che ogni camera debba essere dotata di servizi. Questo emerge dalla relazione stilata dall’allora dirigente alle politiche sociali del comune di Somma Vesuviana Saverio Tufano.
Il quale rimanda la quantificazione degli interventi da effettuare per l’adeguamento dell’opera ai due progettisti originari, l’ing. Renato Cristiano e l’ing. Aldo Marcarelli. Costo della ristrutturazione: 50.071,16 più IVA.A questo punto sembra tutto pronto per l’affidamento. Una delibera di giunta datata luglio 2007 stabilisce i parametri di questa ultima operazione.Poi le continue crisi politiche della prima amministrazione Allocca fanno scivolare la questione della casa di riposo per anziani in secondo o addirittura terzo piano.
Con il cambio d’amministrazione, guidata però sempre dal sindaco Raffaele Allocca (PDL), si ripresenta lo spauracchio del mausoleo sommese allo spreco rappresentato da questo palazzone giallo. In risposta ad una interrogazione della minoranza del novembre scorso sulla mancata attivazione di quello che una volta era definito “ospizio” è stata presentata una relazione. In essa si legge a chiare lettere che “la nuova amministrazione comunale ha posto in essere proprio la procedura per il funzionamento della struttura, inserendo nella programmazione delle OO.PP.(opere pubbliche) le somme necessarie per il ripristino e l’adeguamento della struttura annualità 2009”.
Staremo a vedere. Di certo, dopo 25 anni di vergogna, un anno in più o in meno non ci cambia di certo la vita.

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