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Lavorare farebbe male

Questo è quanto emerge da una ricerca scentifica di un istituto scentifico di Helsinki

venerdì 27 febbraio 2009, di Ferdinando Gaeta


Brutte notizie per il ministro Brunetta. Un gruppo di ricercatori dell’ Institute of Occupational Health di Helsinki ha dimostrato scientificamente che lavorare troppo fa male. Lo studio, pubblicato dall’American Journal of Epidemiology, ha analizzato le performances mentali di 2214 impiegati britannici con due test effettuati a cinque anni di distanza uno dall’altro, dal 1997/8 al 2004. Ne è emerso che chi lavora più di 55 ore settimanali ha capacità di analisi logica, ragionamento e ricchezza lessicale inferiori a chi lavora 40 ore settimanali. “Lo studio dimostra che un orario lungo di lavoro o straordinari molto frequenti hanno effetti negativi sulle capacità cerebrali nelle persone di mezza età, -ha dichiarato la dottoressa Marianna Virtanen, coordinatrice degli studiosi finlandesi- inoltre una maggiore quantità di ore lavorative è associata, come si sa, a peggior salute cardiovascolare e immunologica, a meno ore di sonno e a stili di vita insalubri, con tutto quello che ne deriva”. A dire il vero, non sono solo scienziati e sindacalisti ad affermare che bisogna lavorare meno. Lo sostiene anche Papa Ratzinger che ne fece oggetto di un “Angelus domenicale” nell’agosto del 2006. “Occorre guardarsi dai pericoli di una attività eccessiva qualunque sia la condizione e l’ufficio che si ricopre, -dichiarò allora il Santo Padre- perché le molte occupazioni che conducono spesso alla durezza del cuore non sono altro che sofferenza dello spirito, smarrimento dell’intelligenza, dispersione della grazia. L’ammonimento vale per ogni genere di occupazioni, fossero pure quelle inerenti al governo della Chiesa”. Ma che bisogna fare per non “ammalarsi” di lavoro? Difficile dirlo. Le motivazioni che stanno alla base di un superlavoro sono tante, a cominciare dalla paura di perdere il posto o l’esigenza di migliorare economicamente. In questi casi però, bisogna almeno evitare gli errori più grossolani come un’alimentazione sregolata, dormire troppo poco, non rilassarsi mai e, soprattutto, eccedere con le sostanze alcoliche. “Bisogna conservare il senso della realtà e l’autostima, -dice la dottoressa Daniela Lucini, specialista in Psicologia clinica e autrice di un saggio su questo tema- quando scatta lo stress, si apre la porta ad ansia, aritmia cardiaca, disturbi della digestione, spossatezza, insonnia e, nelle situazioni più gravi, depressione e persino infarto. Lo stress da lavoro colpisce il 28 per cento degli europei, causa almeno la metà delle assenze in ufficio e costa alla Ue 20 miliardi di euro l’anno”.

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