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Marchionne, "Se cala la domanda Pomigliano chiude"

mercoledì 4 marzo 2009


"Il nostro obiettivo è quello di mantenere gli stabilimenti di Melfi e Pomigliano, a meno che non ci sia un calo fondamentale della domanda". Questa battuta di Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat, fatta al salone dell’auto di Ginevra riapre la partita che da mesi i lavoratori stanno giocando proprio con i vertici del Lingotto affinché si preservino i migliaia di posti di lavoro dello stabilimento di Pomigliano. “Se ritorniamo a un livello di normalità - ha aggiunto - il problema di Pomigliano si gestisce in tempo. Se invece il mercato dovesse continuare a scendere a questa velocità non c’é nessun produttore che in Europa e nel mondo che può mantenere la capacità produttiva che ha". Anche se è lo stesso amministratore italo-canadese ad incupire gli scenari di pomiglianesi aggiungendo che "lì (a Pomigliano) il problema è più complesso e più difficile perché non è solo lo stabilimento ma è il tipo di prodotto che produce. Stiamo cercando di capire bene quali sono le implicazioni del futuro e di ricomprendere il mercato. C’é stato- conclude l’a.d.-un cambiamento fondamentale nella distruzione dei prodotti che vengono richiesti dal mercato". Dunque se a Melfi sono riprese le attività, con la produzione della Punto, a Pomigliano la soluzione sembra essere più complessa. A meno che ci sia una soluzione. Infatti come afferma Giovanni Sgambati, segretario generale della Uilm campana, "E’ molto pesante il messaggio che lancia Marchionne da Ginevra che non esclude apertamente una possibile chiusura del sito produttivo di Pomigliano. "A questo punto – aggiunge lo stesso Sgambati – è necessario che il governo assuma due provvedimenti importanti: il primo rivolto ad una proroga della cassa integrazione ordinaria che possa superare le 52 settimane; il secondo invece indirizzato a trovare risorse per la ricerca per aiutare Fiat a investire per prodotti che il mercato in futuro possa assorbire”. Ma le parole di Marchionne hanno messo sull’allerta tutto il fronte sindacale. Secondo Giuseppe Terracciano, segretario generale della Fim Cisl di Napoli, “Le parole di Marchionne dimostrano ancora di più quanto giuste e motivate siano le lotte dei lavoratori in questo momento”. Lavoratori che, secondo il segretario generale della Fiom Napoli Massimo Brancato, dovrebbero avere una specifica “missione operativa capace di aggredire lo stesso mercato. Se non lo si fa ci si assume una grave responsabilità nei confronti dei lavoratori e delle loro famiglie”Chiusura affidata al segretario nazionale del Ugl Metalmeccanici Giovanni Centrella, il quale invita Marchionne ad “Aprire il confronto su un serio piano industriale affinché chi vive con 600 euro al mese non faccia ricorso al lavoro nero o peggio ancora all’usura”.

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