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"Percorsi di Danza", percorsi di vita

E’ un’ eccellenza sommese, ma pochi lo sanno

giovedì 12 marzo 2009


Sarebbe troppo facile definirla una fucina di talenti. O un’ eccellenza regionale e nazionale nel suo settore. Niente di tutto ciò. O almeno, non solo questo. La scuola di danza “Percorsi di Danza” di Somma Vesuviana è qualcosa di più. E’ un microcosmo regolato dalle leggi dell’arte e del bello dove i corpi diventano messaggeri di emozioni coltivate e preservate dalla velocità delle comunicazioni moderne. A scandirne il ritmo sono le note e non le agende. A svelarci il mondo di questa “scuola” sommese è il maestro Angelo Parisi, 41 anni, direttore artistico della struttura. L’occasione è la vittoria ottenuta al Concorso Nazionale Città di Salerno nella categoria gruppi coreografici speranza allievi. “Più un terzo posto in quella juniores” ci tiene a precisare. L’incontro avviene nell’ufficio amministrativo dell’accademia. Niente scartoffie o registri. La stanzetta è stracolma dei diplomi del maestro, delle coppe e delle foto magnifiche dei grandi étoiles che hanno calcato i palcoscenici dei più grandi teatri del mondo. Scatti in bianco e nero che raccolgono attimi potenti almeno quanto la creazione. Il giro della scuola è una meraviglia per me. Nella sala le insegnanti Monica e Maria lavorano con le allieve. L’odore di sudore dell’ambiente salta subito al naso. Ma non è asfittico come quello di certe palestre. No, è vivo è vero. E’ un po’ come il puzzo di piedi di certe moschee. Annunciano che lì c’è un’umanità autentica. “Danzo da quando avevo 12 anni” dice Angelo. “Sono arrivato un po’ tardi in pedana perché prima, nei piccoli paesi, il pregiudizio nei confronti dei maschietti che sceglievano la danza era abbastanza forte”. Un po’ come Billy Elliot insomma. “Tra l’altro io seguivo le lezioni al Vomero, presso la scuola di Mara Fusco, una delle migliori scuole private d’Italia. Non era semplice far combaciare studi e danza, ma a costo di enormi sacrifici ce l’ho fatta a coltivare il mio sogno”. Le parole sono ogni tanto rotte dalle note di un piano. Brevi stacchi puntualmente seguiti dalle urla di ammonimento dell’insegnante non convinta dal movimento di qualche allievo. “I miei miti giovanili sono stati Nureyev e Béjart”. Con buona pace dei Marco Carta, dei Costantino e delle Belen. “Bisogna riscoprire il ruolo della danza. Certo, programmi come Amici sono diseducativi nei confronti dei ragazzi perché la danza è ben altro”. Sul che cos’è è lo stesso Angelo a spiegarlo “Talento, Passione, Sudore, Ritmo, Sacrificio. L’unica possibilità che ha l’uomo di comunicare con il proprio corpo”. Quando ne parla il diavolo della danza s’impossessa di lui. Figurarsi su una pedana. La porta dell’ufficio si apre. Entra Gianni, il direttore amministrativo, che mi serve un caffè dolcissimo. Un attentato,a chi come me, lo preferisce leggermente amaro. “Grandi ballerini si nasce. Anzi, talentuosi si nasce. Bisogna solo coltivarlo quel mistero chiamato talento. Noi in tal senso abbiamo un occhio di riguardo, con delle borse di studio, a quei talenti che purtroppo hanno difficoltà economiche”. Una ragazzina giunge sorridendo di corsa. Si dimentica di salutare, torna indietro e lo fa con una certa riverenza. “La danza occupa uno spazio educativo molto importante nella vita di questi ragazzi. I danzatori sono in genere super educati il conoscono il valore del rispetto delle regole. Altrimenti si è fuori della struttura. Ma la nostra sfida è anche quella di toglierli dalla strada per alcune ore”. Quello dell’educazione non è l’unico aspetto positivo della danza. “Dà, se fatta in un certo modo, anche delle opportunità lavorative. Dall’insegnamento alle esibizioni”. Gli chiedo come mai dopo otto anni di attività non si esibiscono mai a Somma Vesuviana. Gli chiedo come mai loro, riconosciuti a livello regionale come un’ eccellenza, non trovano uno spazio per potersi infilare tra sagre, concorsi di pseudo-bellezza, processioni, noiosissimi nonché ripetitivi convegni e giochini di piazza senza capo e né coda che servono molto spesso solo ad arginare gli appetiti di una certa politica clientelare locale. “E’ un mistero. Per Somma sarei disposto a ballare gratis. Anche a preparare un saggio. Ma per questo genere di cultura non c’è spazio. Così come non ci sono strutture. L’ultimo saggio l’abbiamo svolto all’Augusteo”. Insomma un film visto e rivisto. Il piccolo Oscar, il barboncino mascotte della scuola, mestamente lascia il cuscino sul quale è poggiato. Ci annuncia che l’intervista è terminata.
L’intervista sì, ma non il sogno di poter vedere un giorno, magari nemmeno troppo lontano, un alunno étoil internazionale calcare le scene delle grandi Opere mondiali. Quelle per le quali la danza non è semplicemente un’ arte sacra. Ma un microcosmo.

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