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La tubercolosi fa ancora due milioni di morti ogni anno in tutto il mondo

lunedì 23 marzo 2009, di Ferdinando Gaeta


Stop Tb. E’ questo lo slogan della “Giornata mondiale contro la tubercolosi” celebrata, come ogni anno, il 24 marzo. Stop Tb è anche il nome dell’associazione che dal 1998 è impegnata nella lotta alla tubercolosi con l’obiettivo di dimezzare la prevalenza della malattia entro il 2015. Sì, perché ancora oggi uccide più di 2 milioni di persone in tutto il mondo, soprattutto nei Paesi in cui vi è un’alta diffusione di virus Hiv, povertà e scarsa accessibilità all’assistenza sanitaria. Nel 2006 si sono registrati circa 9 milioni di nuovi casi di malattia e ben il 95% di essi sono stati riscontrati nei Paesi in via di sviluppo. Ma non ne sono indenni i Paesi industrializzati. Nel 2005, in Italia sono stati segnalati 4.137 casi di cui 1.809 in cittadini non italiani (dati ISTAT). Certo non siamo più ai tempi della Traviata o della Bohème dove quasi sempre per questa malattia si moriva. E non solo sulla scena, come Violetta e Mimì. Ne furono colpiti anche grandi uomini come Chopin e Massimo Gorki. Ancora all’inizio del 900 era la principale causa di morte sia in Europa sia negli Stati Uniti. Oggi è curabile. Causata da un batterio, il Mycobacterium tuberculosis, ritrovato perfino in alcune mummie egiziane, interessa principalmente i polmoni ma può colpire altri organi come il sistema nervoso centrale, il sistema linfatico, l’apparato circolatorio, l’apparato genito-urinario, le ossa, le articolazioni e persino la pelle. Quando è sostenuta da ceppi sensibili ai farmaci, con un’adeguata terapia, generalmente si guarisce. Al contrario, se non viene curata, nel giro di cinque anni può essere fatale nel 50% dei casi. Normalmente il contagio interumano avviene attraverso la diffusione di goccioline di saliva emesse nell’aria da parte di un malato portatore di una forma “aperta” non curata. Fortunatamente l’infezione tubercolare non è facile da prendere, tant’è vero che da molti anni la normativa ospedaliera non prevede l’obbligo di stanze separate per i pazienti affetti da TBC. In più, il 90% delle persone che l’hanno contratta non svilupperanno mai la malattia. “Però non bisogna dimenticare che ancora oggi toglie una vita ogni 20 secondi -dice Ban Ki-moon, segretario generale delle Nazioni Unite- milioni di persone traggono beneficio dai trattamenti terapeutici, grazie a sforzi nazionali coordinati, ma milioni di persone sono ancora esposte alla malattia. Soltanto una decisa accelerazione dell’azione di contenimento e lotta al male potrà arrestare la diffusione del contagio”.

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