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Parla il testimone degli incendi del cilento

L’apocalisse di fine agosto raccontata da un turista padovano

sabato 15 settembre 2007


La testimonianza di Salvatore Livorno, segretario confederale della Cgil di Padova, in ferie a Casa del Conte durante gli incendi di fine agosto che hanno devastato una vasta area di macchia mediterranea.

Dopo l’apocalisse dei giorni scorsi al posto di Case del Conte, frazione di Montecorice (Sa), è rimasta una macchia nera di bruciato. Ovunque odore acre di fumo e cenere. L’incendio, iniziato nel tardo pomeriggio di martedì 21 agosto, ha bruciato in poche ore migliaia di ettari di macchia mediterranea, un disastro ecologico, uno scempio ambientale di proporzioni enormi. Ci vorranno anni per cancellare, forse, le profonde ferite nere arrecate dal fuoco.

Tutto ciò non è successo per caso, ma ha delle precise responsabilità

La prima responsabilità, ovviamente, fa capo alla mano criminale del o dei piromani che hanno innescato l’incendio. Nessuno può credere al caso, ma si è trattato di un crimine premeditato e scientemente perpetrato. Solo la fortuna ha evitato che il tutto degenerasse in una autentica strage.

I responsabili di tutto ciò vanno individuati e duramente puniti poiché troppo grande è il danno che essi hanno arrecato alla collettività.

Ma vi sono anche altri gradi di responsabilità, morale e politica.

Nelle ore caotiche del divampare dell’incendio, mentre migliaia di persone fuggivano e veniva seriamente messa in pericolo l’incolumità di tanti cittadini, abbiamo visto i vigili del fuoco dannarsi nel tentativo di domare le fiamme. Abbiamo ammirato un solerte funzionario di polizia tentare di coordinare, tra mille difficoltà, i primi interventi.

Non abbiamo visto, purtroppo, gli amministratori locali, ne il sindaco di Montecorice e, tantomeno, quello di Castellabate, i comuni coinvolti.

Certo adesso magari dicono che avevano dato l’allarme, e magari lamentano la scarsezza di uomini e mezzi, ma la verità è che non c’erano, ,mentre avrebbero dovuto essere tra gli inermi e spaventati cittadini. La sensazione forte è stata che nessuno coordinasse gli interventi di protezione civile.

E’ possibile che,mentre ovunque dilagavano fumo e fiamme, nessuno rispondeva ai telefoni del comune di Montecorice, così pesantemente colpito dal disastro?

Anzi, addirittura, dal comune di Montecorice, fino ad un’ora prima dell’evacuazione, avvenuta in modo caotico ed improvvisato, veniva negata ogni difficoltà, pure innanzi all’evidenza.

Come si giustifica il fatto che, con la statale completamente bloccata, non vi fosse un solo vigile urbano a coadiuvare i poliziotti almeno per ciò che concerne gli aspetti legati alla viabilità?
Non può essere sempre colpa degli altri.
Dov’erano “lorsignori”? Cosa facevano mentre la situazione degenerava?

Crediamo che simili comportamenti non siano degni di un paese civile e di che è stato eletto per amministrare la cosa pubblica, per fare il bene della collettività.

Da cittadini dobbiamo indignarci e reagire nelle forme e nelle sedi dovute, e lo faremo investendo l’autorità giudiziaria, affinché quanto avvenuto, la cui gravità le parole non riescono ad esprimere, non passi sotto silenzio, magari archiviato come un temporale estivo.
Da meridionali , da cittadini che vogliono una società civile dobbiamo avere il coraggio di tenere la schiena dritta.

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