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Inceneritore: la città che protesta

venerdì 27 marzo 2009, di Gabriella Bellini


Acerra. Tutto intorno all’inceneritore doveva essere perfetto ed, infatti, il corteo di chi protestava contro l’inaugurazione dell’impianto non si è potuto neanche avvicinare alla mega struttura. Ogni forma di dissenso è stata tenuta prontamente lontana, ad almeno un chilometro di distanza. La polizia ha, infatti, prontamente bloccato il corteo di manifestanti che era diretto all’inceneritore di Acerra in via Muro di Piombo. A nulla è valsa la trattativa che i portavoce della protesta hanno avviato con i dirigenti delle forze dell’ordine con l’obiettivo di proseguire il cammino fino al termovalorizzatore. Hanno dovuto arrendersi al fermo no e tornare indietro, tra i manifestanti padre comboniano Alex Zanotelli e l’ex senatore del Prc Tommaso Sodano, insieme a tanti studenti che sostenevano cartelloni con scritte contro l’inceneritore e Berlusconi. Il corteo era partito dopo che i partecipanti avevano osservato cinque minuti di silenzio, e i manifestanti stavano sfilando i manifestanti, portando una piccola bara in cartone su una lettiga dello stesso materiale, annunciando "la morte della Campania" e della democrazia. Alla manifestazione stanno partecipando anche alcuni operai della Fiat auto di Pomigliano d’Arco. Il silenzio è stato interrotto da un gruppo di studenti al grido di "Ver gogna". Non potendo arrivare nel cuore della manifestazione, una parte dei manifestanti ha deciso di occupare l’aula consiliare del municipio di Acerra dove era in corso un’assemblea pubblica per spiegare le
ragioni della protesta. "E’ un giorno di lutto - ha detto Tommaso Esposito, portavoce dei comitati civici - con l’accensione dell’impianto si è uccisa la democrazia, in quanto non è vero quello che il Governo vuole farci credere, e cioé che l’inceneritore non fa male. Le polveri prodotte dall’impianto inquineranno le nostre terre e danneggeranno ancor più la nostra salute". Esposito, infine, ha annunciato che i comitati locali si gemelleranno con gli altri comitati di tutta la regione impegnati nelle lotte contro le discariche e gli inceneritori, e si sono dati appuntamento per i prossimi giorni, per continuare la raccolta firme contro il Cip6. Tra tante “belle verità” spiegate ieri riguardo l’inceneritore è arrivato anche il parere contrario del Wwf. “"A pieno regime"”, ha affermato Ornella Capezzuto, presidente delegato del Wwf Campania, "il termovalorizzatore di Acerra potrà bruciare circa 2000 tonnellate di rifiuti al giorno producendo circa 600 tonnellate di ceneri da smaltire in discarica ed emettendo oltre 11,5 milioni di metri cubi di fumi. E’ questa la scomoda verità che viene largamente sottaciuta o dichiarata ’controllabile’, ma la tragica esperienza della gestione dei rifiuti in Campania e i gravi casi di cattiva conduzione degli inceneritori in altre parti d’Italia (Colleferro) inducono il Wwf, oggi più che mai, a denunciare tutti i rischi per la salute e l’ambiente che potranno derivare dalla messa in funzione di questo impianto". Preoccupato anche Tommaso Sodano, responsabile nazionale Ambiente del Prc. “"Lo hanno attivato senza dare alcuna garanzia per la salute dei cittadini"”, ha dichiarato Sodano, “"a questo si è aggiunta un’altra ordinanza che autorizza a gettare nell’inceneritore tutti i rifiuti imballati e non prodotti in questi anni, una decisione che contraddice quanto era stato stabilito, secondo cui l’impianto non può bruciare i rifiuti “tal quale”, ma solo cdr di qualità che, tuttora, in Campania, nessun impianto di cdr è in grado di produrre, nonostante le infondate comunicazioni del Governo. Si tratta di un impianto pericoloso, altamente inquinante, che non offre alcuna garanzia, essendo privo di una rete di monitoraggio e dei collaudi necessari. Infatti, l’impianto di Acerra non ha mai ottenuto le 27 prescrizioni e i significativi adeguamenti strutturali per poter rientrare nei parametri di legge indispensabili a seguito del parere di compatibilità ambientale del 2005, frutto di una larga e partecipata mobilitazione popolare. Il territorio campano, già epicentro dell’emergenza diossina e dell’emergenza rifiuti tossici, non può oggi subire un ennesimo grave e irreparabile danno all’ambiente e al territorio. Non si può sacrificare sull’altare dell’emergenza, spesso costruita, la salute dei cittadini e la tutela dell’ambiente".

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