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Rapinano e costringono un uomo ad un rapporto orale, a farli arrestare un tatuaggio

domenica 29 marzo 2009, di Gabriella Bellini


Nola. Un tatuaggio su un polso ha permesso di rintracciare i responsabili di un gravissimo atto di violenza ai danni di un giovane. Lo avevano rapinato, poi avevano abusato di lui, e infine ripreso la terribile scena con il telefono cellulare per poterlo ricattare. Una storia di violenza gratuita che si è verificata a Nola il 27 marzo, ma i cui dettagli sono emersi soltanto ieri quando i carabinieri della locale Compagnia, diretti dal capitano Gianluca Piasentin, hanno arrestato due uomini: Felice Piatti, 19enne di Nola e Carmine Sicondolfi, 35 anni di Casamarciano, entrambi già noti alle forze dell’ordine e ritenuti responsabili in un caso di rapina aggravata e porto abusivo di arma da fuoco e in un altro di rapina aggravata, porto abusivo di arma da fuoco, tentata estorsione e violenza sessuale. Già perché i due complici avevano agito insieme già il 17 marzo, ma in quel caso di erano “limitati” a spaventare le loro vittime e a rapinarli. L’episodio più grave dieci giorni dopo, intorno all’una di notte i due, con il volto coperto malamente dalle sciarpe, avvicinano la loro vittima, un uomo di 30 anni di Saviano, che era seduto nella sua auto nella centralissima piazza D’Armi, prima lo avevano costretto, minacciandolo con una pistola, a praticare un rapporto orale al Piatti e proprio il 19enne, fiero di se, ha ripreso con il cellulare tutta la scena. Gli hanno portato via l’orologio da polso, il telefonino, il portafogli e 50euro. Alla fine l’umiliazione cui lo avevano costretto non gli era bastata. Il segno della violenza era troppo poco, o forse ritenevano di essere liberi di “usare” il giovane come volevano. Non paghi di quello che avevano fatto hanno anche minacciato il 30enne, intimandogli che l’indomani avrebbe dovuto consegnargli mille euro in contanti altrimenti avrebbero diffuso in giro le immagini di quell’atto sessuale. Piatti e Sicondolfi si erano poi allontanati sparando in aria un colpo di pistola. Un dettaglio che si rileverà importante proprio per collegare le due rapine e far scoprire i colpevoli. Il 30enne di Saviano, liberatosi dei suoi carnefici, e ancora sotto choc si è messo alla ricerca di un telfono per poter avvisare le forze dell’ordine. Alla fine è riuscito a chiamare il 112 ed avvisare i carabinieri che sono giunti sul posto, una volta in caserma è riuscito a raccontare quanto gli era accaduto. Ha descritto, in maniera minuziosa, agli uomini dell’Arma i due balordi, i loro tratti somatici, perché nel corso della rapina almeno il Piatti si era tolto la sciarpa che gli copriva il volto, ma soprattutto il tatuaggio che il 19enne aveva sul polso è stato un dettaglio determinante. Essendo i due già schedati, grazie all’ausilio del “weblase” (un archivio elettronico in dotazione alle forze dell’ordine, nel quale vengono inserite le fotografie di pregiudicati o di persone già note, che vengono poi suddivise in base ai reati e alle caratteristiche somatiche) sono riusciti ad identificarli. In particolare, il colpo sparato in aria ha permesso ai militari di collegare i due ad un’altra rapina che era stata denunciata il 17 marzo, quella sera alle 23 le vittime di Piatti e Sicondolfi erano stati un 35enne di Cimitile ed un 18enne di Comiziano, anche loro sostavano in auto lungo via Trivio sempre a Nola, in quel caso i due malviventi si fecero consegnare gli orologi da polso, due telefonini, un lettore divx portatile ed i portafogli per una somma complessiva di 300 euro, allontanandosi avevano sparato due colpi di pistola. I carabinieri hanno rintracciato Piatti e poi Sicondolfi, in seguito alle perquisizioni domiciliari nelle abitazioni dei due sono state ritrovati i soldi, e il resto della refurtiva che è stata riconosciuta dalle vittime delle rapine (aggiungendo un’ulteriore prova a carico dei due balordi) che è stata poi restituita ai legittimi proprietari. Ma cosa ben più grave, proprio sul cellulare di Piatti i tecnici dell’Arma hanno trovato il filmino che “testimoniava” la violenza oltre a decine di fotografie scattate quella stessa sera. Quello che i militari non sono riusciti a trovare è la pistola con cui i due agivano indisturbati e con cui avevano minacciato il giovane costringendolo a subire violenza, ma è probabile che se ne siano liberati prima.

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