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Somma Vesuviana: Spariti testi sacri, scatta l’indagine

lunedì 6 aprile 2009


Somma Vesuviana. Ed alla fine la bomba è deflagrata. Non si parla ovviamente di un ordigno, ma dell’annoso caso degli otto testi antichi scomparsi dalla la biblioteca Civica Raffaele Arfè del I Circolo didattico di Somma Vesuviana. Cosa ci facessero dei testi dal valore, sia storico che economico, inestimabile in un plesso scolastico lo spiega Emanuele Coppola, direttore dei Beni Culturali del complesso di S.Maria del Pozzo, ed autore di una denuncia formale presso la locale stazione dei carabinieri proprio in merito alla scomparsa dei testi. La sua è l’ultima di una serie di battaglie che ha cominciato da qualche mese contro lo scempio dell’abbandono, della cattiva gestione e del furto di alcune tra le più importanti opere artistiche dell’immenso patrimonio storico che caratterizzano la cittadina di Somma Vesuviana. “La diaspora dei testi è cominciata nel 1861 con la soppressione dei monasteri. E’ a quel punto che il patrimonio letterario del monastero di S.Maria del Pozzo ha cominciato a peregrinare in diverse librerie della cittadina. Almeno fino al 1994. Nel dicembre dello stesso anno infatti fu inaugurata la biblioteca Civica Raffaele Arfè di Somma Vesuviana, istituita proprio per custodire il patrimonio librario della "Biblioteca Popolare dell’Unione Magistrale". La biblioteca è situata nei locali del I Circolo didattico di Somma Vesuviana, in via Roma, e la responsabilità della conservazione del patrimonio letterario, come da Statuto, spetta al Dirigente Scolastico in carica, coadiuvato da un Comitato di gestione. Qui vi fu trasferito il Catalogo del Patrimonio Librario già della Biblioteca dell’Unione Magistrale di Somma Vesuviana, preziosissimo strumento di catalogazione e ricerca per quanti si interessano al contenuto librario. Il tutto per un totale di 684 volumi editi tra il 1480 e il 1779”. A seguito di una verifica fatta nell’ottobre del 2008 dallo stesso Coppola emerse che dalla Biblioteca Civile “Raffaele Arfè” mancavo otto testi, tutti provenienti dal monastero di S.Maria del Pozzo. Tra questi, tutti databili intorno al 1500, mancava un opera di Tommaso D’Acquino e ben cinque di Francesco Storella. “A questo punto- dichiara Coppola- vorrei capire perché, sia la dirigente che il comitato di gestione, non abbiano denunciato la scomparsa dei testi. Ed inoltre vorrei capire chi e come è riuscito a portar via un patrimonio del genere senza che nessuno se ne accorgesse. Io ritengo che la scomparsa sia da addebitare ad un disegno criminoso preciso visto che non è un caso che sia stata portata via l’intera collana di opere dello Storella”.Il faro acceso dallo storico sommese riporta in auge il dibattito sul patrimonio storico sommese spesso finito nelle campagne elettorali dei vari schieramenti politici, ma mai effettivamente istituzionalizzato. “La latitanza delle Istituzioni è sotto gli occhi di tutti. L’assessorato alla cultura è un optional in questo paese. Solo il sindaco Raffaele Allocca cerca di prodigarsi personalmente per mettere in moto la valorizzazione di questo settore fondamentale della nostra società”. Intanto alcuni cittadini hanno segnalato un caso alquanto curioso. Nella cappella cimiteriale di un architetto sommese si troverebbe il ritaglio originale di una delle cancellate dell’antico Castello D’Alagno, tuttora in fase di ristrutturazione e già saccheggiato in diverse occasioni (vedi la questione dei "coppi"). Un souvenir davvero niente male.

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