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Fiat di Pomigliano, Pierluigi Bersani: "Non si può pensare di chiudere uno stabilimento come quello di Pomigliano"

sabato 30 maggio 2009, di Gabriella Bellini


Pomigliano d’Arco. A parlare della crisi Fiat nella città simbolo che è Pomigliano d’Arco un ex ministro dello Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani, che la vicenda la conosce a fondo ed ha provato a spiegare agli operai cosa può fare il Governo per salvare i loro posti di lavoro. Un intervento preciso, dettagliato a tratti ironico quello tenuto dall’esponente Pd nel centro sociale intitolato a “Paolo Borsellino e Rita Atria” in un convegno organizzato dal partito sulle tematiche del lavoro. “Sono anni che sappiamo che il settore auto produce più vetture di quante ne può vendere”, ha spiegato, “non siamo mai scesi sotto i due milioni di unità prodotte ogni anno, quando ero ministro nel 1996 avviammo una rottamazione che fu utile al settore, in seguito ho anche provato a discutere con i colleghi europei per vedere se da fratelli, avendo tutti un problema comune, avremmo potuto trovare insieme una soluzione e capire dove era necessario riconvertire o investire i soldi. Mi fu risposto che non doveva essere l’Europa ad occuparsi del problema che ognuno avrebbe dovuto far da se, ora invece tutti corrono a chiedere aiuto all’Europa ed al progetto che hanno affossato. Di solito un’azienda quando non funziona un piano a ha sempre un piano b da proporre è credo che sia questo il caso, e ora di pensare alle fabbriche italiane, ma in termini diversi da quelli che sono stati usati finora. Non si può pensare di chiudere fabbriche come quella di Pomigliano”. Sulla stessa linea anche l’assessore regionale Andrea Cozzolino. “Non possiamo consentire a nessuno di parlare di chiusura o ridimensionamento di Pomigliano”, ha affermato, “Dobbiamo pensare ad un piano di sviluppo del Mezzogiorno per contrastare le politiche distruttive che sta portando avanti il governo di centrodestra. La cosa che mi chiedono di più le persone in questa campagna elettorale sono posti di lavoro, non possiamo non impegnarci per fare in modo che cresca l’occupazione. Lo dobbiamo ai giovani del Mezzogiorno. Come Regione ci siamo attivati con il progetto anticrisi, ma ci attiveremo per estendere questi provvedimenti anche ad altre fabbriche in crisi. Il ‘Giambattista Vico’ è innovativo, ed ha tutte le risorse per ottenere una nuova missione produttiva”. Sul luogo simbolo scelto per la riunione con i lavoratori della Fiat si è soffermato il consigliere regionale Michele Caiazzo, già sindaco di Pomigliano. “Questo centro sociale che ci ospita è intestato a Paolo Borsellino e Rita Atria”, ha spiegato, “si trattava di locali di proprietà di un boss della camorra locale, quando il nostro Comune ne è potuto entrare in possesso lo abbiamo trasformato in un centro sociale aperto ai cittadini dove discutere e confrontarsi. Io, Cozzolino, veniamo dall’impegno anticamorra, dai movimenti che sono nati in diversi comuni della provincia di Napoli e oggi quei valori li portiamo in politica. In questo momento per contrastare la politica del nulla del centrodestra c’è una sola soluzione rendere più forte il Pd e le prossime elezioni europee e provinciali sono un modo per cominciare”. All’incontro hanno potuto prendere la parola studenti, donne e rappresentanti sindacali. Tutti hanno chiesto ai politici l’impegno per salvaguardare la Fiat. Una promessa che gli esponenti del partito Democratico si sono impegnati a mantenere. “Lo abbiamo fatto finora e continueremo a farlo”, ha concluso Caiazzo, “la Fiat è importante per Pomigliano e non ci fermeremo fino a quando non ci saranno certezze sul futuro occupazionale di chi ci lavora”.

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