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Sant’Anastasia, crisi della politica arriva il "Fronte di liberazione degli anastasiani"

giovedì 18 giugno 2009, di Gabriella Bellini


Sant’Anastasia. Il 29 giugno sarà il giorno determinante per il destino dell’amministrazione comunale di centrodestra. Dopo una lunga riunione dei capigruppo è stata, infatti, decisa la data per convocare la seduta consiliare in cui discutere del Bilancio. Nel giorno dedicato a San Pietro e Paolo, dunque, si capirà se l’azzeramento della giunta avvenuto nei giorni scorsi e le trattative degli ultimi giorni sono serviti davvero a far rientrare la crisi interna al Pdl che aveva portato alla bocciatura del Bilancio il 4 giugno. Intanto la crisi politica investe la città, tutti cominciano a chiedersi se si tornerà al voto nel prossimo autunno (pare in concomitanza con le elezioni in Molise), e proprio per discutere del ruolo dei cittadini, in questo momento spettatori di qualcosa che li riguarda direttamente, ma che non li coinvolge è apparso un manifesto che richiama l’attenzione proprio dei residenti, firmato “F.L.A., Fronte di liberazione degli anastasiani”. In questo lungo manifesto il “Fronte” chiede agli anastasiani di liberarsi da ogni complesso di sudditanza, “Bisogna che il popolo si convinca che ogni uomo è Onnipotente”, si legge nel documento, il manifesto non ha precisi riferimenti politici tant’è che fa appello agli uomini e le donne di centro, di destra e di sinistra con l’unico obiettivo di mandare a casa, in maniera definitiva, potentati, famiglie e baronie che “esercitano nelle stanze della casa Comune”. Occorre liberarsi “dall’arroganza degli eletti dal popolo”, “dai rampolli delle buone famiglie”, “dai medici eletti dal popolo della mutua”, per “liberarsi dall’inadeguatezza di chi sperpera il tuo, il nostro denaro pubblico, dell’oscurantismo, dei politici di professione”. Insomma non si salva nessuno dal lungo elenco fatto dall’anonimo fronte di liberazione. Era da tempo che in città non venivano fuori manifesti di questo genere, anche la critica politica si era affievolita sulle posizioni emerse da palazzo Siano, ora qualcosa sembra cominciare a muoversi. Vero è che la situazione che si sta verificando adesso in municipio è davvero singolare. Non è capitato altre volte nell’area vesuviana che amministrazioni comunali restassero in carica con il Bilancio bocciato. Una doppia possibilità che è stata invece concessa alla giunta guidata dal sindaco Carmine Pone per via di un errore nella data scelta per la seduta. Il documento contabile è stato discusso, è bocciato, il 4 giugno insomma già fuori dal termine ultimo (che era il 31 maggio) per approvare il Bilancio, da qui la comunicazione della Prefettura. Una missiva arrivata l’11 giugno a firma del prefetto di Napoli, Alessandro Pansa che diffidava i consiglieri comunale a convocare una nuova seduta entro venti giorni salvo l’arrivo, questa volta sul serio, del commissario prefettizio. Una scelta che non è stata condivisa dal Pd. Gli esponenti del partito di Franceschini non hanno ritirato la lettera, e anzi il consigliere Antonio Dobellini, che nel 2007 era stato il candidato sindaco antagonista a Pone, ha scritto a Pansa per chiedergli lo scioglimento immediato del civico consesso, perché secondo Dobellini la bocciatura del Bilancio vincola il prefetto ad “attivare la procedura per lo scioglimento del Consiglio comunale, in sostituzione della Civica Amministrazione, senza concedere l’ulteriore termine di gg. 20 (venti), in quanto lo stesso va concesso solo nel caso in cui il consiglio comunale non si sia espresso in materia”.

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