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La corsa all’audience della tv generalista italiana:loro ci guadagnano.E noi?

martedì 28 luglio 2009, di Virginia Cianniello


Sono oramai lontani gli anni in cui la pubblicità veniva trasmessa per soli dieci minuti;come dimenticare il mitico carosello che dagli anni ’70 in poi spopolava nelle case degli italiani,trasmesso tra la fine di un programma televisivo e l’inizio di un altro.
La televisione nata con lo scopo di informare,intrattenere ed educare ha assistito negli ultimi anni al suo declino qualitativo,considerando che l’obiettivo oramai predominante è quello di creare programmi basati sull’intrattenimento,perchè forse gli unici capaci di attirare più telespettatori.
Atteggiamento coerente se si considera la logica del mercato televisivo:un maggior numero di telespettatori (audience)attrarrà maggiormente le aziende interessate ad investire capitali in materia pubblicitaria,su una determinata rete e in una determinata fascia oraria."La morale collassa di fronte ai soldi ed il bene è stato sostituito dalla notorietà"(Umberto Galimberti);non è importante quindi se si parlerà di superficialità dei contenuti,o se si andrà contro ogni qualsivoglia principio morale,l’imperativo è semplicemente uno:vendere,in questo caso noi telespettatori,alle aziende che desiderano acquistare spazi pubblicitari. Ma se determinati tipi programmi televisivi hanno un successo maggiore rispetto ad altri,da additare non è solo chi"la fa"la tv italiana;le stesse persone che fortemente criticano la povertà dei soggetti di questa scatola nera che quotidianamente attira a sè milioni di telespettatori,rientra con ipocrisia poi in quel tassello di
sostenitori di programmi che cibano con il loro tempo il mercato televisivo. La cosiddetta responsabilità della frivolezza della nostra televisione è additabile quindi non solo a chi ha il
potere di creare e manipolare attraverso uno dei più potenti massmedia i sogni ed i bisogni di una popolazione, ma anche a noi che respiriamo l’aria di questa società che quasi rasenta il ridicolo,e che restiamo passivi ad essa permettendo(impossibile a credersi)un ulteriore peggioramento. L’AGCOM(autorità per le garanzie nelle comunicazioni)ha cercato di prendere provvedimenti,ha proposto alle emittenti televisive di adottare un codice di autoregolamentazione basato sui principi declinati.
La resistenza forte di alcuni operatori televisivi ha spinto l’AGCOM ad intervenire,sanzionando alcuni programmi a partire da Buona domenica,Domenica in, fino ad arrivare al tg5,per tutelare quelli che subiscono più di tutti l’influenza della tv:i bambini.

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