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Somma Vesuviana: "L’Archivio storico cittadino è un eccellenza Campana"

venerdì 7 agosto 2009


Somma Vesuviana. “L’archivio storico cittadino, intitolato allo scomparso Giorgio Cocozza, è con tutta probabilità uno dei migliori dell’intera provincia di Napoli”. A dichiararlo, senza di temere di cadere nell’ autoreferenzialità, è il maestro Alessandro Masulli, responsabile dell’archivio in questione. E a ben vedere ha ragione visto che la Soprintendenza archivistica per la Campania, nel novembre del 2008, gli ha conferito una nota di merito che orgogliosamente campeggia nelle ex stalle del convento domenicano, oggi adibite ad archivio storico. Nota di merito rilasciata per “L’enorme lavoro svolto e per l’adeguatezza riscontrata dei locali nei quali sono conservati i testi”come si legge tra le righe. Locali che però non ospitano solo gli storici, come il gruppo Fensern, i relatori della storica rivista Summana o la Consulta musicale cittadina, ma anche un nutrito numero di giovani laureandi che nelle loro tesi hanno inserito luoghi, vicende e personaggi sommesi. La chicca, ci racconta lo stesso Masulli, “E’ un giovane che sta preparando la sua tesi di laurea su Francesco De Siervo”, ex amatissimo sindaco di Somma Vesuviana. Una sorta di Achille Lauro cittadino. “Io ritengo il bilancio dell’archivio assolutamente positivo visto che, dall’inaugurazione nel maggio del 2006, è stato un continuo crescendo di contatti e visite”. Ma cosa cerca chi si reca in questo angolo in cui la memoria ritrova la sua giusta dimensione e la sua vitalità? “Un po’ di tutto ciò che riguarda le nostre origini. Soprattutto in merito alle ricerche genealogiche, vero e proprio fiore all’occhiello di questa struttura. Tanto che”, ci tiene a precisare lo stesso Maestro, “D’intesa con l’ufficio Stato Civile del Comune di Somma Vesuviana, offriamo un servizio celere nella ricerca di avi per chi vuole conseguire la doppia cittadinanza”. E così Masulli ci svela anche l’ultimo lavoro che a breve sarà presentato al pubblico sommese. “Dopo la digitalizzazione del Fondo Libraio Speciale e dei Manoscritti Liturgici, a breve presenteremo quella del Fondo Stato Civile dal 1809 al 1920”. Un operazione fatta ovviamente in collaborazione con Annarita Auriemma collaboratrice dell’archivista sommese. Un pensiero però Masulli lo rivolge anche a Saverio Tufano il quale, forte della carica dirigenziale che ricopriva al Comune un paio d’anni fa, fece in modo da far accedere il Maestro “Alla Scuola di Archivista, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Napoli” dal quale ne è uscito diplomato. Sul polverone alzato da Emanuele Coppola in questi ultimi mesi, che tramite una serie di iniziative( talune perfino provocatorie) sta cercando di riaprire un dibattito sullo stato non certo roseo dei Beni Culturali sommesi, Masulli si è fatto un idea.”Ben vengano le iniziative di Emanuele Coppola,come quella di istituire una sorta di soprintendenza purché - afferma il Maestro- si rispettino i principi del codice dei beni culturali del 2004 il quale ci offre le giuste direttive per operare nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio culturale”. Masulli poi non lesina una frecciatina alle Istituzioni locali. “Diciamo che forse l’assessorato alla Cultura, oltre a disporre di pochi fondi per i progetti, in questo momento sta dormendo sonni tranquilli”. Non solo. “Anche l’ assessorato all’Immagine dovrebbe essere più incisivo. Ad esempio- ci spiega il Maestro- ricreando una collezione di cartoline di Somma Vesuviana visto che l’immagine della nostra cittadina, dalla caduta della Monarchia, si è lentamente ed inesorabilmente perduta”.

Messaggi

  • Qualsiasi iniziativa, privata o pubblica, nell’ambito dei Beni Culturali, privati o pubblici, non può prescindere dal Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 "Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio”, non può sottrarsi a suoi obblighi e non può sfuggire alle sue sanzioni.
    Con l’Istituzione della Direzione Beni Culturali del Comune di Somma Vesuviana, mi auguro che proprio quanto sopra possa essere finalmente attuato, “affinchè quanto ancora recuperabile non vada irrimediabilmente perduto”.

    Articolo 10

    1. Sono beni culturali le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle regioni, agli altri enti pubblici territoriali, nonche’ ad ogni altro ente ed istituto pubblico e a persone giuridiche private senza fine di lucro, che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico.
    2. Sono inoltre beni culturali:
    a) le raccolte di musei, pinacoteche, gallerie e altri luoghi espositivi dello Stato, delle regioni, degli altri enti pubblici territoriali, nonche’ di ogni altro ente ed istituto pubblico;
    b) gli archivi e i singoli documenti dello Stato, delle regioni, degli altri enti pubblici territoriali, nonche’ di ogni altro ente ed istituto pubblico;
    c) le raccolte librarie delle biblioteche dello Stato, delle regioni, degli altri enti pubblici territoriali, nonche’ di ogni altro ente e istituto pubblico.
    3. Sono altresì beni culturali, quando sia intervenuta la dichiarazione prevista dall’articolo 13:
    a) le cose immobili e mobili che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico particolarmente importante, appartenenti a soggetti diversi da quelli indicati al comma 1;
    b) gli archivi e i singoli documenti, appartenenti a privati, che rivestono interesse storico particolarmente importante;
    c) le raccolte librarie, appartenenti a privati, di eccezionale interesse culturale;
    d) le cose immobili e mobili, a chiunque appartenenti, che rivestono un interesse particolarmente importante a causa del loro riferimento con la storia politica, militare, della letteratura, dell’arte e della cultura in genere, ovvero quali testimonianze dell’identità e della storia delle istituzioni pubbliche, collettive o religiose;
    e) le collezioni o serie di oggetti, a chiunque appartenenti, che, per tradizione, fama e particolari caratteristiche ambientali, rivestono come complesso un eccezionale interesse artistico o storico.
    4. Sono comprese tra le cose indicate al comma 1 e al comma 3, lettera a):
    a) le cose che interessano la paleontologia, la preistoria e le primitive civiltà;
    b) le cose di interesse numismatico;
    c) i manoscritti, gli autografi, i carteggi, gli incunaboli, nonche’ i libri, le stampe e le incisioni, con relative matrici, aventi carattere di rarità e di pregio;
    d) le carte geografiche e gli spartiti musicali aventi carattere di rarità e di pregio;
    e) le fotografie, con relativi negativi e matrici, le pellicole cinematografiche ed i supporti audiovisivi in genere, aventi carattere di rarità e di pregio;
    f) le ville, i parchi e i giardini che abbiano interesse artistico o storico;
    g) le pubbliche piazze, vie, strade e altri spazi aperti urbani di interesse artistico o storico;
    h) i siti minerari di interesse storico od etnoantropologico;
    i) le navi e i galleggianti aventi interesse artistico, storico od etnoantropologico;
    l) le tipologie di architettura rurale aventi interesse storico od etnoantropologico quali testimonianze dell’economia rurale tradizionale.
    5. Salvo quanto disposto dagli articoli 64 e 178, non sono soggette alla disciplina del presente Titolo le cose indicate al comma 1 e al comma 3, lettere a) ed e), che siano opera di autore vivente o la cui esecuzione non risalga ad oltre cinquanta anni.

    Articolo 169

    1. E’ punito con l’arresto da sei mesi ad un anno e con l’ammenda da euro 775 a euro 38.734,50:
    a) chiunque senza autorizzazione demolisce, rimuove, modifica, restaura ovvero esegue opere di qualunque genere sui beni culturali indicati nell’articolo 10;
    b) chiunque, senza l’autorizzazione del soprintendente, procede al distacco di affreschi, stemmi, graffiti, iscrizioni, tabernacoli ed altri ornamenti di edifici, esposti o non alla pubblica vista, anche se non vi sia stata la dichiarazione prevista dall’articolo 13;
    c) chiunque esegue, in casi di assoluta urgenza, lavori provvisori indispensabili per evitare danni notevoli ai beni indicati nell’articolo 10, senza darne immediata comunicazione alla soprintendenza ovvero senza inviare, nel più breve tempo, i progetti dei lavori definitivi per 1’ autorizzazione.
    2. La stessa pena prevista dal comma 1 si applica in caso di inosservanza dell’ordine di sospensione dei lavori impartito dal soprintendente ai sensi dell’articolo 28.

    Emanuele Coppola

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