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Acerra, ecco la bellissima storia d’amore dei coniugi Asprone

venerdì 11 settembre 2009


Acerra. Chi non ritiene che l’amore possa superare il tempo, le convenzioni sociali e le ideologie politiche, leggendo questa storia dovrà per forza di cose ricredersi. Era venerdì 11 settembre del 1959. Una bella giornata di sole, calda e vellutata che faceva ben sperare per i raccolti e per la vendemmia. Il mondo era in fermento perché di lì a qualche ora l’Unione Sovietica avrebbe lanciato il primo razzo sulla Luna: il Lunik II. Ad Acerra i futuri coniugi Asprone avevano appena varcato la soglia del Municipio per unirsi in matrimonio con il rito civile. Lui, Emanuele, dipendente comunale comunista duro e puro in un Italia divisa dai due blocchi. Quello comunista appunto e quello democristiano. Lei, Vittoria, casalinga e all’occorrenza contadina. In quell’Italia semplice, bonaria e parrocchiale i coniugi Asprone non potevano coronare il sogno d’amore con il rito cristiano-cattolico. Insuperabile il veto ideologico del prete di paese che aveva a suo modo “scomunicato” Emanuele ferreo “Compagno”. Così la coppia, conosciutasi ed innamoratasi quattro anni prima ad una scampagnata quaresimale ( “Fu amore a prima vista” tengono a precisare in coro i coniugi Asprone), dovette ripiegare sul rito civile. Sono passati cinquant’anni da allora. E’ l’11 settembre 2009. Il mondo ricorda l’attentato che otto anni prima ne ha cambiato per certi versi le sorti e i rapporti di forza: quello delle Torri Gemelle. E’, per uno scherzo del destino, di nuovo un venerdì. Caldo e vellutato. L’Italia non è più quella lenta, laboriosa, ingegnosa, contadina e bonaria. E’ forse più veloce, più furba, cinica, più polemica e meno solidale. I coniugi Asprone festeggiano le loro nozze d’oro. Dopo cinquant’anni, tre figli (Marco, Elisa e Domenico) e sette nipoti la coppia si ritrova a piazza Castello nel cuore amministrativo di Acerra. A braccetto lentamente si dirigono verso la piccola chiesa del Suffragio seguiti da un rumoroso e festoso corteo di parenti ed amici. Mezzo secolo dopo sono pronti a pronunciare il fatidico “Si” di fronte a Dio e non solo ad un pubblico ufficiale. E’ una giornata di festa per un intero quartiere, quello nel quale la coppia risiede. Un fiume di coriandoli lanciato dai balconi annuncia l’arrivo dei neosposi. “E’ un sogno che si realizza” racconta un emozionatissima signora Vittoria trastullata dai parenti che vogliono farle gli auguri. “Finalmente”, aggiunge con un pizzico di compiacimento “sono riuscita a farmi sposare in chiesa dal mio compagno-marito”. La gioia del momento è amplificata “Dalla presenza delle persone che mi vogliono bene e alle quali io voglio un mondo di bene”. Gli fa la eco il consorte Emanuele, avvolto in un elegante vestito grigio con cravatta a tono, “Sono un laico, ma è stato emozionante sposarsi davanti ad un prete”. Il primo pensiero va “Al rione che ha partecipato alla nostra festa. Grazie davvero a tutti”. Ad un tratto compare un cimelio prezioso conservato a mò di reliquia. E’ una foto di qualche anno fa di un gruppo di persone intorno al tavolo di un ristorante. S’intravede il signor Emanuele alle spalle dell’attuale presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, all’epoca sontuoso ed eminente dirigente del Pci. “Un grande uomo” racconta Emanuele. A farsi portavoce dei nipoti raggianti per l’occasione è Tonia, la prima della nidiata. “Gran bella giornata. I nonni l’hanno meritata perché sono stati per cinquant’anni il collante di questa famiglia. Anche nei momenti difficili. Mi auguro” ha concluso la giovane “che anche i nipoti possano vivere la stessa storia d’amore”.Per Honoré de Balzac “Il matrimonio è una scienza”. Per i coniugi Asprone è stata più che esatta. Auguri davvero.

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