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Corallo, una limitazione degli Usa rischia di mandare in tilt l’economia torrese

sabato 3 ottobre 2009, di Domenico Maria


Torre del Greco. Una sfida agli Stati Uniti fa sempre balenare in mente un confronto impari tra nani e giganti, David e Golia. Ma quando la lotta è necessaria non c’è nessun divario di forze che possa impaurire. Nel nostro caso la sfida è tra l’industria torrese del corallo e il governo statunitense che, sostenuto da diverse associazioni ambientaliste internazionali, intende inserire il cosiddetto oro rosso nell’elenco CITES che raggruppa le specie animali in via di estinzione. La misura di protezione contro l’estinzione è quella della limitazione del commercio del corallo e dei suoi derivati. L’azione limitativa proposta dagli USA è mirata a colpire i pescatori di frodo del Pacifico che stanno letteralmente assalendo la barriera corallina a largo delle Hawaii intaccando una delle principali attrazioni turistiche dell’arcipelago, fonte di ingenti entrate nelle casse dello Stato, e, ovviamente, danneggiandone l’ecosistema. Secondo gli americani, limitando il commercio mondiale si sottrarrebbe ai pescatori asiatici il movente per la pesca di frodo, ma si creerebbero conseguenze disastrose da questa parte del globo dove una grande fetta dell’economia cittadina di Torre del Greco ne sarebbe mortalmente colpita. Contro la proposta americana si è schierato il governo italiano, l’Unione Europea e gli altri paesi del Mediterraneo dimostrando come il problema vada affrontato diversamente, visto che il corallo lavorato a Torre del Greco (ma anche in altre città mediterranee) non provenga dalla barriera al largo delle Hawaii ma da banchi posti a una profondità oltre i settanta metri, per i quali la comunità scientifica internazionale si è più volte espressa sulla inesistenza del pericolo di estinzione. La limitazione indiscriminata del commercio andrebbe a colpire i produttori torresi che rispettano l’ecosistema marino ma difficilmente fermerebbero la pesca indiscriminata intorno alle barriere coralline che alimenta un mercato fiorente il quale, con le limitazioni, potrebbe facilmente “sommergersi” e continuare ad alimentarsi in barba ad esse. La soluzione potrebbe ravvisarsi nell’imposizione di limiti alla pesca di particolari specie e in particolari aree e nell’effettuare controlli più capillari sia nelle aree di pesca che sui mercati asiatici di sbocco del corallo delle barriere hawaiane.

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