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EDITORIALE

Politica del territorio e grandi elettori

"Perché è così facile abbattere un muro e così difficile fare ordinaria manutenzione"? di Fabio Merone

giovedì 27 settembre 2007


SANT’ANASTASIA - Volentieri riceviamo e pubblichiamo. L’autore dell’editoriale ha deciso di consegnare a noi le sue riflessioni dopo che stamattina piazza Ferrovia, nel centro cittadino di Sant’Anastasia, è stata presidiata dalle "ruspe" per abbattare un muro. Un’incultura dominante ha voluto che causa di tutti i mali di quella piazza risiedesse su quel muro. L’editorialista è figlio del compianto architetto Vincenzo Merone, progettista della struttura che da diciassette anni langue nell’abbandono. Da stamattina per la famiglia Merone quel muro abbattuto è diventato "il muro del pianto".

Un vecchio amico, umanista visionario, amava dire che la civiltà di una nazione la devi cercare dove vivono vecchi e bambini. Quando visitava un posto nuovo domandava direttamente dell’asilo, della scuola elementare, del circolo degli anziani, del parco giochi e….della piazza.

Il particolare del territorio, inteso quanto mai nel senso fisico più stretto, era una pagina aperta di narrazione della gente che lo calpestava quotidianamente. La piazza prima di tutto. “La piazza è degli anziani” diceva mio padre, che vi perpetuano il rito collettivo della socializzazione della cultura.

Ma essa è multiforme, multifunzionale. Si trasforma durante il giorno o durante le occasioni e si porge volentieri o malvolentieri (in base all’intenzione di chi l’ha pensata) ai bambini o agli amanti, o agli oratori che la trasformano in arena politica di celebrazione del potere.

Vi ricordate piazza Ferrovia durante i comizi elettorali? Io mi ricordo di Antonio Bassolino che venne a chiudere una campagna elettore qualche lustro fa e trasse ispirazione da quella piattaforma che circondando un maestoso pino si protraeva verso il “popolo”, e sembrava lanciare il leader verso il trionfo. Illusione ottica, maestosità dell’architettura, ma anche “senso”, significato. Il porfido, il tufo, pietre vesuviane. Ma anche la natura. Che si sposa con la pietra, che dialoga con l’uomo, se l’uomo non la distrugge.

L’uomo, appunto, protagonista del territorio. Ma l’uomo sono anche i suoi interessi particolari, l’arroganza e la volgarità di piegare lo spazio a scapito di un interesse collettivo. Può capitare allora che un albergatore, grande elettore, chieda di diboscare una pineta per costruirci un albergo. Che l’ortofrutticolo pretenda di invadere i marciapiedi con le sue cassette di frutta e verdura, che un edicolante pretendi di spostare la sua edicola sopra ad una aiuola di fiori, che un abitante di un’isola pedonale voglia parcheggiare la sua macchina davanti ad una panchina o addirittura sopra il marciapiede.

Ora piazza Ferrovia è diventata il simbolo del degrado della nostra cittadina!!! Una volta cuore pulsante, anima del paese, luogo di ritrovo dove era indispensabile recarsi per sapere l’ultima di tutto e di tutti. Il processo è incominciato anni fa e lentamente, ma tutti serbano nel loro cuore una data simbolica: la chiusura del mitico “Gran caffè”. Poi c’è stato l’arrivo di “brutta gente”, che ha spaventato famigliole e persone perbene, poi l’edicola che si è trasferita fuori la strada e poi, via via, la calma che per molti è sinonimo di morte.

Questo processo è stato accompagnato da una crescita tumultuosa del paese. Nuovi alloggi, nuovi arrivati, nuovi partiti, nuove auto in circolazione, traffico sempre più saturo ed il volto del “paese” che si andava trasfigurando senza che una classe politica all’altezza della situazione sapesse reagire.

Ma nonostante ciò c’era ancora chi si innamorava dello zampillo d’acqua che scrosciava dalla fontana di piazza Ferrovia, che portava la domenica i figli a giocare con i pesciolini rossi che sguazzavano ignari del loro destino, che percorreva in su e in giù il percorso tortuoso a cui ti costringeva la morfologia complessa della piazza, incantandosi delle molteplici prospettive. Poi però l’acqua è scomparsa, i pesciolini chissà dove, ed allo scroscio d’acqua si è sostituito un fetore.

In questi anni c’è stato un nemico indefesso di questa storia collettiva, che imperterrito ha lanciato anatemi contro un muro che turbava le suoi notti ed i suoi progetti di imprenditore. Questo signore ha imputato al muro l’arrivo di “drogati”, “ratti”, “prostitute”, il demonio e la dannazione.

Questo signore è un grande elettore della nuova giunta insediatasi a piazza Siano. Oggi ha vinto la sua battaglia, e mentre quel muro va giù pensieroso mi domando: ma perché è così facile abbattere un muro e così difficile fare ordinaria manutenzione?

Fabio Merone

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