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Antonio Onorato il virtuoso della chitarra a fiato

"Mia Martini mi ha fatto capire che puoi avere il blues dentro anche se sei italiano, Enzo Gragnaniello e Pino Daniele l’importanza della mia napolitudine".

martedì 13 ottobre 2009, di Ciro Castaldo


Antonio Onorato è nato ad Aquilonia nel 1964. La sua formazione è fortemente influenzata dall’energia del Vesuvio e dal Mar Tirreno, due elementi della natura con cui vive a stretto contatto. Principale esponente del jazz napoletano e studioso di etnomusicologia, nei suoi lavori discografici sono presenti contaminazioni con la cultura africana, brasiliana e medio-orientale. È l’unico musicista al mondo ad utilizzare la Breath Guitar Yamaha G10, o "chitarra a fiato"; strumento rivoluzionario e futuristico.

La prima domanda è d’obbligo: com’è nato il tuo amore per la chitarra?

Ho iniziato a suonare la chitarra a 6 anni. A casa avevamo una vecchia chitarra acustica. Era di mio padre che ogni tanto la strimpellava a orecchio. Sono stato attratto da questo strumento da subito, passavo ore a suonare le canzoni che ascoltavo alla radio e a scuola ero considerato dai miei amici una specie di jukebox vivente. A questo punto, non so se io ho scelto la chitarra o la chitarra ha scelto me.

Tra i Maestri che hanno contribuito alla tua formazione musicale, chi ricordi particolarmente e perché?

Per quanto riguarda la mia formazione artistica e chitarristica mi vengono in mente i nomi di Franco Cerri, Eddy Palermo, Pat Metheny e Toninho Horta, dei grandissimi Maestri che ho avuto la fortuna di incontrare sul mio percorso artistico, avendo avuto l’onore di collaborare anche con loro e da cui ho imparato moltissimo. Poi citerei, visto che nelle mie vene scorre anche sangue rock and roll, il grande Jimmy Hendrix, anche se purtroppo non ho avuto la possibilità di conoscerlo, per la sua prematura scomparsa. Ci sono stati tanti altri musicisti che hanno contribuito alla mia formazione ma la lista sarebbe troppo lunga.

Sappiamo che tu sei il primo chitarrista che da qualche anno utilizza la Guitar Synth Yamaha G10. Come ti sei accostato a tale strumento e quali esigenze musicali riesci a soddisfare?

Ho sempre cercato di trovare una mia voce personale per esprimermi con la musica ed è per questo che mi considero un ricercatore del suono e del linguaggio musicale. Una quindicina di anni fa mi trovai tra le mani questo insolito strumento e ne rimasi subito affascinato, ebbi l’intuizione che aveva delle possibilità pazzesche. L’ho studiato tanto e continuo a studiarlo perché mi consente di andare su territori sonori inesplorati. Ho inventato anche una tecnica per poterlo sfruttare al massimo. Oggi sono abbastanza soddisfatto poiché riesco a suonare la chitarra come un sax, una tromba, un flauto o uno strumento futuristico che non esiste e che posso inventare io stesso. Non capisco perché nessun altro chitarrista abbia provato a usarla. In ogni caso sono l’unico al mondo a suonare la "chitarra a fiato".

Puoi spiegarci un po’ il progetto di una chitarra così singolare?

Se vai sul mio sito web www.antonioonorato.com, c’è una spiegazione esauriente che qui sarebbe troppo lunga, comunque ci sono anche alcuni filmati sul web all’indirizzo: www.myspace/antonioonoratoband.

Essendo uno strumento molto innovativo, le tecniche utilizzate credo siano del tutto nuove. Ce ne puoi parlare?

La chitarra è suonata con le diteggiature chitarristiche, però con il fiato controllo il volume e la dinamica di ogni singola nota, poi utilizzo la leva del tremolo per avere altre sfumature e non uso la mano destra per toccare le corde. La chitarra controlla alcuni expander e i suoni vengono miscelati da un mixer, a volte sono 2 o 3 suoni che suonano insieme. Qualcuno potrebbe chiedersi che senso ha suonare con un suono che ricorda un sax, un flauto ecc. quando già esistono; a parte il fatto che il suono di sax o di flauto che sia è sempre miscelato con un altro suono più sintetico che aggiunge una caratteristica in più, utilizzando le diteggiature della chitarra, posso suonare cose che un sax, un flauto, una tromba, non potranno mai fare e questa è la cosa che mi affascina moltissimo!

L’utilizzo impeccabile della tecnica del legato conferma in pieno le tue altissime doti di chitarrista, ma quanto pensi che con la Guitar Synth Yamaha G10 possano essere penalizzate le caratteristiche peculiari della chitarra classica? O è vero il contrario?

E’ un altro strumento, un’altra cosa...

Tra le importanti collaborazioni che hai avuto con gli artisti italiani ricordiamo i grandi nomi di Mia Martini, Pino Daniele ed Enzo Gragnaniello. In che modo questi incontri hanno arricchito il tuo percorso?

Tutti e tre sono stati una grande fonte di ispirazione per me, Daniele e Gragnaniello mi hanno aiutato a capire di più la mia "napolitudine" e quanto questa sia importante, Mia Martini mi ha fatto capire che il blues lo puoi avere dentro anche se sei italiano...

Quando hai conosciuto Mia Martini? Tutti, dalla critica specializzata al grande pubblico a quello di nicchia, le riconoscono un ruolo di primissimo piano come interprete raffinata e passionale della canzone d’autore. Cosa ti ha lasciato in eredità questa piccola grande donna sia professionalmente sia umanamente?

Ho conosciuto Mimì quando facevo parte della band di Enzo Gragnaniello, una sera, a Magliano Sabina, Lei salì sul palco per una jam session con noi e alla fine andò da Enzo e gli chiese chi era quel chitarrista "mostruoso". Ero io, poi siamo diventati grandi amici.

La parentesi napoletana di Mia Martini è stata una delle più felici e interessanti della sua lunga carriera. Il suo rapporto con i musicisti, il pubblico e addirittura la Curva B dello stadio S. Paolo era intenso, intriso di profonda stima e amore reciproco. A quindici anni dalla sua scomparsa non pensi che Napoli abbia fatto poco per ricordare Mia Martini?

Mia Martini, per me è stata e rimane la più grande cantante in assoluto che abbiamo avuto in Italia e per me è stato un onore aver potuto condividere il palco con Lei diverse volte. Napoli, come ben sai, è una città strana e gran parte dei napoletani, purtroppo, oggi hanno perso la propria identità. Hai ragione, ma sai quanti artisti del passato, come Mercadante, Cimarosa, Anfossi, solo per citarne alcuni, non hanno la giusta celebrazione a Napoli? Speriamo, comunque, che le cose cambino.

Hai avuto modo di suonare anche per sua sorella Loredana Berté. Ci descrivi questa esperienza?

Loredana è una grande artista e una bellissima persona. Abbiamo avuto una simpatia reciproca tanti anni fa. Ricordo con particolare piacere un’esibizione in un programma alla Rai (Domenica in dell’11 maggio 1997 n.d.r.), dove lei duettava, emozionatissima, con Enzo Gragnaniello e con me alla chitarra, sulle canzoni di Mimì.

Lo scorso settembre sei stato protagonista di un’accesa polemica con gli amministratori locali che hanno pagato ben 750.000 euro la partecipazione di Elton John alla festa di Piedigrotta. E’ possibile credere ancora che le istituzioni possano mettere in campo un progetto serio per quei musicisti partenopei brillanti ma costretti a vivere nell’ombra e ad andare avanti con enormi sacrifici?

Questa storia è scandalosa e io non crederò più nelle istituzioni, almeno finché non cambierà il modo di fare politica in Italia. E’ semplicemente vergognoso!

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