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Coltivazioni su aree inquinate a Giugliano, WWF: "Passiamo al No Food"

martedì 13 ottobre 2009, di La redazione


"Dopo la scoperta dei peschi sui terreni inquinati dai rifiuti tossici a Giugliano cos’altro dobbiamo scoprire prima di correre davvero ai ripari? E’ assurdo che si continui a coltivare sui terreni inquinati dallo sversamento dei rifiuti pericolosi a Giugliano e nell’agro aversano - dice Ornella Capezzuto, presidente del WWF Campania - ricchi di metalli pesanti, idrocarburi, diossine, furani e tante altre sostanze molto pericolose per la salute dell’essere umano e dell’ambiente". Il WWF rilancia la proposta del No Food. Per favorire anche un inizio di bonifica dei suoli inquinati, si potrebbero convertire le coltivazioni di questi territori, non più destinate all’alimentazione umana ma con destinazione diversa, garantendo, al contempo, lo sviluppo agricolo ed economico.

"Tanto per fare qualche esempio: è ben noto alla comunità scientifica - spiega Alessandro Gatto, biologo e referente volontario del settore rifiuti del WWF Campania - il meccanismo della Fitoestrazione, attraverso l’utilizzo di specie botaniche adatte a questo scopo. L’elenco delle piante da utilizzare sarebbe davvero molto lungo, ci limitiamo, in questa sede, a citare l’impiego della colza per la produzione di biomasse o biodisel, dei girasole per lo stesso utilizzo, del mais per la produzione di plastica biodegradabile, di pioppi (il territorio è adattissimo per questa specie botanica) per l’utilizzo del legno in vari impieghi industriali e poi ancora il lino, la canapa, il cotone, e così via. In questo modo si potrebbe riuscire ad ottenere un inizio di bonifica (l’estrazione completa di tutti gli inquinanti immessi nel territorio dell’aversano e del giuglianese sarà davvero dificile attuarla ma in questo modo si potrebbe davvero fare due cose utili: continuità allo sviluppo agricolo e parziale bonifica a costi davvero contenuti)".

L’associazione ambientalista invita le associazioni di categoria del mondo agricolo a sostenere l’iniziativa. In passato qualche sigla del mondo agricolo ha anche appoggiato l’idea e pare che qualche timido tentativo sperimentale di coltivazioni No Food siano anche state effettuate. Ora si chiede che tutti i siti già caratterizzati come inquinati e quindi pericolosi per le coltivazioni destinate all’alimentazione umana vengano rapidamente convertiti in coltivazioni cosiddette No Food.

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