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Vini prodotti nelle stesse terre dell’antica Pompei

sabato 24 ottobre 2009, di Felicia Liguori


Pompei. Firmato un protocollo per la valorizzazione delle biodiversità e la promozione della coltura agricola nel sito archeologico. In occasione della vendemmia 2009, nella cornice della Domus Nave Europa, il Commissario straordinario per l’area archeologica, Marcello Fiori, e l’assessore regionale all’Agricoltura, Gianfranco Nappi, hanno siglato l’accordo per il rilancio degli scavi. La conservazione della biodiversità e la razionalizzazione del lavoro dei contadini nei terreni rappresenterà un modello di archeo-agricoltura sostenibile unico al mondo. Il vino è il cuore del progetto: aglianico, sciacinoso e piedirosso, piantati su circa 8000 metri quadrati ripartiti su 5 appezzamenti, sono coltivati negli stessi luoghi dove sorgevano i vigneti antichi a Pompei, rispettando le distanze suggerite studiando sia i testi antichi, sia gli affreschi con grappoli d’uva ritrovati sulle pareti delle abitazioni pompeiane. Studi approfonditi hanno evidenziato la presenza di vigneti in alcune aree nella città antica, intorno all’Anfiteatro, ed hanno portato all’identificazione di otto tipi diversi di uva, già nel 1996, anno in cui venne impiantato il primo vigneto sperimentale. A partire dal 2001 il vino “Villa del Misteri” è stato immesso sul mercato. Nell’ultima vendemmia, su due ettari di vigneti, sono stati prodotte circa tremila bottiglia. Insieme al vino, sarà dato spazio anche a colture che preservano la biodiversità dell’area archeologica e alla valorizzazione dei prodotti tipici che vi saranno coltivati. I visitatori avranno la possibilità di percorrere itinerari per conoscere le abitudini alimentari di duemila anni fa e l’evoluzione dell’eccellente patrimonio agricolo del 79 d.C., degustando gli stessi prodotti biologici dei pompeiani all’epoca dell’eruzione. E’ stata, inoltre, illustrata in anteprima la mostra “Vinum Nostrum”, che si inaugurerà a Firenze nel 2010 e che narrerà il lungo cammino della vite e della sua diffusione dalla Grecia a Roma antica, grazie anche alle testimonianze uniche che gli scavi di Pompei conservano.

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