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Emergenza idrica: quanto pesa sui cittadini l’irresponsabilità della Gori?

sabato 31 ottobre 2009


Somma Vesuviana. L’elevata soglia di sopportazione che i sommesi, e più in generale le donne e gli uomini del “Sud italiano”, hanno nei confronti dei disservizi propugnati quotidianamente a vario genere e a vario titoli dagli Enti con i quali si rapportano è fatto arcinoto. Questo limite però, nei confronti della Gori (che letteralmente sta per “Gestione Ottimale delle Risorse Idriche), credo che sia stato abbondantemente superato. Non tanto per la serialità oscena di giornate senz’acqua, contro la quale è scesa addirittura in campo la “Commissione nazionale di vigilanza sulle risorse idriche” che ha annunciato i provvedimenti del caso per le oltre 500 ore in un anno di disservizio (in allegato il documento di risposta). E nemmeno tanto per il fatto di subire questi bruschi stop dell’erogazione del servizio in periodi più o meno delicati dell’anno (come ad esempio nella settimana centrale di agosto, o in questo periodo, in piena espansione dell’influenza). Quello che lascia con l’amaro in bocca tanti cittadini sommesi è senza alcun ombra di dubbio l’atteggiamento della Gori (la quale nel segnalare ha specificato che i lavori erano a cura dell’Arin). Un concetrato di protervia e scorrettezza che sfocia, come dimostrano i fatti di Somma Vesuviana, nel grottesco. Giovedì alcune donne scendono in strada in via Spirito Santo per protestare contro l’assenza delle fontanine mobili che di solito lì vengono posizionate. Protesta liquidata da molti residenti della zona (quelli che hanno un serbatoio con riserve d’acqua) con l’irritazione di chi vede nel dissenso qualcosa di petulante, quasi molesto. Dalla Gori non fanno una grinza e alla monnezza sversata dalle dimostranti viene contrapposto un muro d’indifferenza. Dal centralino dell’Ente fanno sapere che tutto ciò è avvenuto “per seri motivi tecnici”. Passi dunque l’assenza dell’acqua per questi famigerati lavori (se avessero rifatto tutta la rete dell’intera area probabilmente avrebbero impiegato meno tempo). E passi l’assenza delle fontanine mobili “per seri motivi tecnici”. Ma può permettersi un azienda che tratta un segmento delicatissimo della nostra comunità essere tanto irresponsabile da non avvisare che le fontanine non sarebbero state montate? Può un Ente il quale distribuisce poltrone a iosa in Consiglio d’amministrazione e che fattura milioni di euro, permettersi di non inviare un autocisterna (una sola per zona e non una in ogni casa) in sostituzione delle fontanine? Può realmente fregarsene la Gori del malcontento per la pessima gestione, soprattutto nell’area vesuviana, delle sue attività? E gli organi di controllo, possono continuare ad usare il fioretto laddove ci vorrebbe la clava per rimettere i ordine lo sconquassato barcone Gori? La cosa che però ha suscitato una grossa dose di ilarità è senza dubbio ciò che è successo dopo la protesta rosa di via Spirito Santo. Premesso che l’autocisterna dei Vigili del fuoco è arrivata solo su sollecitazione del Comune sommese e non della Gori. Ma la cosa più strana è stata che i primi ad avere l’acqua a Somma Vesuviana sono state proprio le persone scese in strada a protestare. Alle ore 16,30 di venerdì infatti, in alcune case di via Spirito Santo l’acqua lentamente e faticosamente fuoriusciva dai rubinetti domestici l’agognato filo d’acqua (il tutto testimoniato dalle stesse dimostranti). Ma come? Il giorno prima le fontanine non vengono attivate perché non c’è acqua da convogliare in quel settore e poi, miracolosamente dopo appena 24 ore, nel teatro della protesta c’è l’acqua mentre il resto di Somma è a secco? Come è possibile una cosa del genere? La Gori ovviamente non ha dato alcuna spiegazione in merito a questa vicenda. Ed anzi prosegue nella sua condotta disservizievole approfittando del fatto che sul territorio non si formino dei Comitati civici permanenti dell’acqua che quantomeno si prodighino per porre qualche domanda, o fare richieste all’Ente nei momenti di crisi idrica( e questo si che potrebbe realmente migliorare il servizio). Per non parlare poi dei partiti e dei leader politici locali. Tranne l’azione isolata di alcune amministrazione, e di qualche piccola formazione politica (La Destra sommese ha richiesto l’intervento della magistratura ad esempio), qualcuno ha visto l’impegno dei grandi partiti sul territorio (Pdl, Pd, Udc ed Adc ed Mpa) per portare nelle sedi opportune la protesta contro il pessimo modo di gestire le nostre risorse idriche? Sembrerebbe di no. Perché, data la situazione, sembra quasi che l’emergenza idrica riguardi sempre e solo qualche altro povero Cristo.

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