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Nuovo colpo alla camorra: preso il fratello di Pasquale, Salvatore Russo: si nascondeva in un casolare di Sperone

domenica 1 novembre 2009, di Giovanna Salvati


E si chiude cosi il cerchio per la dinastia dei Russo, una cosca che vede cosi inferto un altro duro colpo dopo nemmeno 24ore dall’arresto di ieri del superlatitante Salvatore Russo che si nascondeva non poco lontano dalla sua casa, in una masseria di Somma Vesuviana. E questa notte a finire in manette è il fratello Pasquale Russo, il capo storico ed indiscusso dell’omonimo clan camorristico. A compiere l’arresto i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna con i colleghi del ROS coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Un altro arresto storico, in meno di due giorni finisce cosi la latitanza di due grandi pilastri della camorra dell’agronolano. Pasquale Russo, 62 anni era latitante anch’egli come Pasquale dal 1993, ma la sua presenza sul etrritorio non era mai nell’ombra. Lui che si nascondeva in un vecchio casolare di Sperone, al momento dell’irruzione da parte dei carabinieri era in compagnia del fratello Carmine di 47 anni anche lui ricercato dal 2007 ed inserito nell’elenco dei 100 latitanti più pericolosi. I due stavano proprio discutendo dell’arresto del fratello e di un probabile spostamento dal casolare anche per Pasquale. Ma un piano che è stato subito smontato dall’arrivo degli uomini della benemerita che hanno cosi arrestato l’uomo. Incredulo ha guardato i militari e ha commentato con fermezza "non è finita". Pasquale Russo nato il 28 febbraio del 1947 a Napoli, era latitante dal maggio del 1993 ed era inserito da oltre 16 anni nell’elenco dei 10 latitanti più pericolosi a livello nazionale, era stato più volte condannato all’ergastolo per vari omicidi e per associazione per delinquere di tipo mafioso, un curriculum che vantava infatti molti delitti, omicidi, occultamento di cadavere, concorso in omicidio plurimo ed altro; dal 1996 erano state diramate le ricerche in campo internazionale, per arresto ai fini estradizionali. Pasquale Russo nell’elenco dei 30 latitanti di massima pericolosità facenti parte del "Programma Speciale di Ricerca" selezionati dal Gruppo Integrato Interforze insieme al fratello arrestato ieri, sono stati elementi di spicco del Nuova Famiglia di Carmine Alfieri e da tempo erano a capo di una propria famiglia indipendente che operava prevalentemente nel nolano. I loro principali concorrenti sarebbero Alfonso Nino e Marcello Di Domenico.

APRROFONDIMENTO SULL’ARRESTO DI IERI DI SALVATORE RUSSO:

Somma Vesuviana. Era latitante dal 95’ e ormai nessuno ci sperava più ma invece ieri mattina l’epilogo. A finire in manette il superlatitante nolano Salvatore Russo. E’ cosi che si chiude un grande capitolo dello scenario camorristico locale, lui che da quindici anni sembrava scomparso nel nulla è stato ritrovato in un vecchio casolare nella periferia di Somma Vesuviana. Da li, continuava a gestire i rapporti con gli affiliati al suo clan, il tutto senza destare il minimo sospetto ai suoi vicini di casa. Ma il massiccio lavoro messo in campo attraverso un attenta operazione di intelligence da parte degli agenti della squadra mobile di Napoli durata circa sei mesi, ha cosi inferto un duro colpo al clan che perde cosi un pilastro importante dell’organizzazione. Ed è stato il capo della squadra mobile di Napoli, Vittorio Pisani ieri a ricostruire questi lunghi mesi di indagine che vede mancare all’appello solo il fratello di Salvatore, Pasquale Russo, per chiudere cosi la dinastia. Salvatore Russo, 51 enne, aveva preferito non allontanarsi dal suo territorio, forse perché li si sentiva al sicuro, con i suoi uomini sempre pronti a guardargli le spalle, Russo era stato inserito nell’ elenco dei 30 latitanti più pericolosi e ricercato dal 1995 per un ergastolo da scontare. Il boss, come tutte le mattine, era da poco rientrato dalla sua mattinata a caccia. Un hobby che ormai era il suo unico svago. Complice il buio delle prime ore del mattino, quello che avrebbero facilmente offuscato la sua identità. Una camicia azzurra, pantaloni e smanicato blu con in testa un berretto nero. In vita ancora la cartucciera. Questo l’abbigliamento del boss quando alle ore 7 gli agenti della mobile hanno fatto irruzione nella sua abitazione.

Prima hanno circondato l’intera casa, una masseria ristrutturata da poco tempo in piena campagna. Intorno alle mura un esercito di uomini hanno blindato l’abitazione, altri all’ingresso. Pochi minuti per poi buttare giù la porta. Il superlatitante cosi in un attimo si è trovato circondato senza vie di fuga, ma non si trovava all’interno dell’abitazione al contrario in un secondo appartamento, nascosto al quale si poteva accedere solo attraverso un cunicolo che dalla cucina portava al sotteraneo . In silenzio è rimasto immobile e con gli sguardi di chi ormai ripercorre la sua vita, cosi Russo con lo sguardo verso il vuoto ha cercato di non dare segni della sua presenza aspettando l’arrivo i quegli uomini, ma pregando dinnanzi a quel crocifisso li in camera da letto, pregando di poter sfuggire ancora una volta. Gli agenti hanno incominciato a rovistare in ogni angolo della casa e in un cassetto una foto dei genitori ha confermato che l’abitazione era la sua. Per questo motivo lui doveva essere li. Pochi minuti per accorgersi di una piccola anomalia: il dislivello del pavimento ha fatto presagire che qualcosa non fosse chiaro. E cosi si sono intensificati i controlli. E proprio dietro il pannello della cucina la scoperta: un cunicolo che portava a un sotterraneo. E li duro ed impassibile, hanno trovato Salvatore Russo che non ha proferito parola, e dopo lo scatto che lo ha sorpreso sconfitto si è riseduto. Secondo quanto dichiarato dagli inquirenti l’uomo si nascondeva da tempo in quella masseria. Il nascondiglio era accessibile attraverso una botola, ed era stato ricavato alle spalle della cucina in muratura. Nella casa c’ era anche una seconda camera da letto, destinata ai familiari che si recavano a trovarlo. L’uomo nascondeva un piccolo arsenale: una mitraglietta Uzi, una pistola calibro 9 parabellum, due fucili da caccia che sono stati ritrovati nella cucina ed una seconda pistola calibro 9 per 21 che nascondeva nel comodino della sua camera da letto, armi che aveva a portato di mano ma che nonostante ciò non ha cercato di usare per reagire all’arresto. Quando gli agenti, una ventina, hanno fatto irruzione nella masseria non hanno trovato nessuno, ma a convincerli della presenza del boss è stato il ritrovamento in un cassetto di due piccoli fotoritratti dei genitori. Il proprietario della masseria, Luigi Perna, 57, anni, agricoltore, è stato arrestato per favoreggiamento. Capo dell’omonimo clan insieme al fratello maggiore Pasquale, 62 anni, anche lui latitante dal 1995, Salvatore Russo era alleato di Carmine Alfieri, pentitosi dopo l’ arresto, e ne ha ereditato a metà anni ’90 l’ organizzazione, assumendo incontrastato il controllo dei traffici illeciti nell’ area nolana. Un primo colpo ai Russo era arrivato nel 2007 con l’ arresto di tre affiliati, tra i quali il figlio di Salvatore, Francesco. All’ organizzazione furono sequestrati beni per 300 milioni.

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