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Somma Vesuviana, va in scena la vergogna sommese:In Piazza Vittorio Emanuele III il degrado regna incontrastato

sabato 21 novembre 2009


Somma Vesuviana. In principio, in Grecia, fu l’Agorà. Successivamente i romani ne fecero un elemento urbanistico indispensabile per la costruzione delle proprie cittadine. Stiamo ovviamente parlando delle “piazze”. In questi luoghi accade di tutto. Nascono amori, si consumano complotti e passioni. Si fa politica e si “emettono sentenze”. Si gioca, ci si diverte, si ascoltano comizi e concerti. Si mettono in scena solidarietà ed egoismi di ogni genere. Spesso sono lo specchio di una intera comunità. Ebbene se stessero così le cose Somma Vesuviana avrebbe di che preoccuparsi. Piazza Vittorio Emanuele III, quella centrale sulla quale affaccia Palazzo Torino, cuore amministrativo sommese, è ridotta in condizioni pietose e penose. Nonché pericolose visto che, giovedì sera, un povero anziano ci cadde rovinosamente portandosi a casa tre punti sotto l’occhio. Naturalmente, come spesso accade in Italia, dopo il fattaccio, la buca è stata opportunamente transennata. Ora la banale e retorica domanda è quasi d’obbligo. Doveva cadere quell’anziano per transennare quell’angolo di scempio? E se invece dei punti quel poverino l’occhio l’avesse perso? E le colpe di chi sono? Partiamo proprio da questa ultima domanda. La prima ad avere colpe è la stampa locale, chi scrive compreso. Certe denunce vanno fatte per tempo e se necessario periodicamente. Mentre i giornali locali, questo tasto, non l’hanno mai toccato o se l’hanno fatto hanno cercato di non scontentare nessuno. A ruota, in fatto di colpe, c’è la politica sommese. Maggioranza in testa, visto che governano ed in tal senso si sono prodigati per cambiare i lampioni, anche se poi, dell’ordinaria manutenzione, non se ne sono fregati proprio. Nonostante i signori della politica locale, compresa la più silenziosa opposizione della storia cittadina, in piazza Vittorio Emanuele III ci passeggi tutti i giorni. Come se fosse normale avere quel degrado a portata di mano. Dopo la politica ci sono le forze dell’ordine. Anzi, i vigili urbani. Solo in rare occasioni infatti effettuano il servizio di controllo in piazza. Anche adesso che con i vigili stagionali hanno rimpinguato lo scarno organico. Naturalmente un lampione piuttosto che una panchina non si rompe da solo. Ne tantomeno la cartaccia piove dal cielo. E neanche le ringhiere tendono a scassarsi da sole.Per non parlare poi della fontana più inutile che si sia mai vista, e che paradossalmente non ha mai funzionato. Di certo non è diventata da sola un pisciatoio ed un acquitrino nel quale mancano solo i rospi. Per non parlare delle scritte sui muri, vera e propria manifestazione cretinaggine di massa. In questo i cittadini sono parte attiva. Difatti, da un lato ci sono i vandali che, a qualsiasi ora del giorno, devastano, deturpano ed offendono il luogo pubblico; dall’altro ci sono invece quelli che troppo spesso si voltano dall’altro lato perché “tengono famiglia”. Così fa niente se, quelle rarissime volte che ci si attiva per la manutenzione, a tirar fuori i danari sia la collettività tutta. E così la bruttezza, la sporcizia ed il degrado del luogo (in controtendenza rispetto a Somma la quale, in confronto ad altri paesi del vesuviano, è sicuramente più vivibile) sembrano essere diventati cosa normale. Il che, visto le potenzialità della cittadina, fa abbastanza impressione ed amareggia per certi versi. Dopo la caduta dell’anziano probabilmente qualcosa si dovrebbe muovere. Sperando però che la pezza non sia più del buco. Ed il riferimento è senza dubbio a quei “dossi-cavalcavia” che qualche mente brillante si è inventata per risolvere il problema dei sampietrini che saltavano a via Casaraia ed al Corso Italia (Da poco sostituiti con altri sampietrini). Una colata di asfalto orribile, dannosa e pure pericolosa nel cuore del paese il quale non sembra mai averne abbastanza. Ovviamente queste poche righe scribacchiate erano evitabilissime visto che si potevano pubblicare anche solo le immagini. Che non sono come le foglie di questo d’autunno che il vento si porta,ma ci si augura che restino impresse nelle menti e nelle (troppe) sopite coscienze sommesi.

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