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Lamentava da tempo le difficoltà di incontrare la moglie anch’essa reclusa a Rebibbia

Il boss Antonio Panico tenta il suicidio in carcere

martedì 24 novembre 2009, di Gabriella Bellini


Sant’Anastasia. Ha cercato di suicidarsi soffocandosi con una busta di plastica sulla testa. E’ stato salvato in extremis il capo dell’omonimo clan camorristico Antonio Panico (detto o’ summesiello). Il boss, 51 anni, è detenuto in regime di 41 bis (il cosiddetto carcere duro) nel penitenziario romano di Rebibbia. Negli ultimi tempi Panico, in carcere dal 2006 si è lamentato per le difficoltà di incontrare la moglie, Concetta Piccolo, 44 anni,anch’essa detenuta a Rebibbia nella sezione femminile. Le nuove misure sul 41 bis, infatti, hanno reso più severe le procedure per i colloqui con i familiari. A salvare la vita a Panico è stato il tempestivo intervento degli agenti penitenziari. Il boss avrebbe tentato il suicidio venerdì scorso, ma la notizia si è appresa soltanto nella tarda giornata di ieri. Tanto che lo stesso difensore dell’uomo, l’avvocato professor Rosario Arienzo, lo ha appreso dalle agenzie di stampa. “Panico è molto provato sia nel fisico che nella psiche”, ha spiegato Arienzo, “le sue condizioni di salute ne rendono incompatibile la permanenza in regime carcerario. Più volte ho presentato istanza ai giudici facendo presente le sue condizioni di salute, ma senza ottenere nulla. Spero che quanto è accaduto serva a far riconoscere la situazione per quella che è”. Antonio Panico, è stato alla guida del clan insieme al fratello Francesco (anch’egli detenuto) per anni, una cosca violenta che imponeva le sue regole tra Sant’Anastasia, Somma e Pollena Trocchia fino alla guerra con il clan Sarno, del quartiere Ponticelli, in seguito alla quale vi furono gli arresti dell’operazione “Scacco” che decimarono la famiglia anastasiana. Per lui, finora, un’unica condanna definitiva per associazione a delinquere di stampo camorristico a 16 anni di reclusione. Ma è imputato in altri tre processi tutt’ora in corso. Panico, infatti, annovera numerosi precedenti penali per associazione a delinquere di tipo mafioso, tentato omicidio, estorsione, detenzione illegale di armi, rapina, furto, favoreggiamento personale, mentre la moglie risulta avere precedenti per associazione di tipo mafioso, estorsione, usura e rapina. L’ombra del suicidio aleggia da tempo sulla famiglia di Antonio Panico, le condizioni di salute della moglie Concetta Piccolo sono state anche oggetto di un’interrogazione parlamentare presentata nel 2007 dall’allora deputato del Prc, Francesco Saverio Caruso che era stato in visita al carcere di Rebibbia. In particolare l’esponente di Rifondazione segnalava il caso di estremo disagio “ fisico e psichico nel quale riversano le uniche due detenute recluse nel reparto 41-bis femminile dell’istituto, Diana Blefari Melazzi e Concetta Piccolo”. Allora infatti, la Piccolo condivideva la cella con la donna nota come “la compagna Maria” che si è suicidata ai primi di novembre è che finì in carcere per l’omicidio del giuslavorista Marco Biagi. In quella visita ispettiva Caruso notò che “Concetta Piccolo manifesta segni di grave disagio psichico che hanno determinato una complessa forma di anoressia, determinando nel giro dell’ultimo mese la riduzione di 16 chilogrammi del suo peso corporeo”. Per lei, poi, il carcere duro è stato revocato. Dopo il gesto estremo tentato da Antonio Panico, e l’azione portata avanti dal suo difensore, non si esclude che anche per lui il regime carcerario possa cambiare.

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