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Ottaviano: Anche le persone "normali" in fila per i pacchi Caritas. L’inchiesta che fa tremare le associazioni di volontariato

La testimonianza di Fabio "è una vergogna, chiedono aiuto anche le famiglie benestanti"

martedì 24 novembre 2009, di Giovanna Salvati


Ottaviano: Anche le persone “normali” in fila per i pacchi Caritas. E’ questo l’allarme che arriva dalla cittadina ottavianese, un dato che emerge dopo un attenta ricerca che vede cosi finire nel mirino delle polemiche i destinatari dei pacchi Caritas. Ma procediamo con ordine. Una volta al mese presso le parocchie locali arrivano pacchi di alimenti, un cesto contente alimentari di prima necessità e in alcuni casi anche vestiario, il tutto grazie ad un fondo Caritas. Un servizio “regalo” per i tanti disagiati del territorio che non possono permettersi spese eccessive, un aiuto, insomma, per le famiglie meno abbienti, per i cosidetti “poveri”.

Molti di questi spesso sono famiglie che non sanno come arrivare alla fine del mese, persone che sono disoccupate, figli che vorrebbero andare a scuola ma che non hanno possibilità di pagarsi gli studi. Ogni mese quel pacco rappresenta un pezzo importante per risollevare le sorti della famiglia. Un pezzo di pane, un pacco di pasta, una bottiglia di latte, generi di primaria importanza che per tanti sembrano nulla ma che per loro rappresentano tanto. E allora ogni mese il rituale si ripete. Volontari bussano alla porta di queste famiglia, nella discrezione più totale, mantenendo lo stretto riserbo e sempre con il sorriso sulle labbra per non gravare ulteriormente il loro disagio. Ma non sempre però queste persone sono veri poveri.

La povertà ha infatti e spesso caratteri riconoscibili: abiti sporchi, volti segnati, occhi spenti, ma sa assumere anche le sembianze della dignità. Quella dignità che li rende persone normali. Ma quando poi a ritirare i pacchi sono professionisti? Sono persone che non sono per nulla disagiate? E’ questo l’allarme che scatta nella cittadina di pace che solleva polemiche e accende i riflettori su un caso di vero e proprio abuso. Abusare di una condizione che per tanti è un dramma, che per molti rappresenta vergogna e significa umiliarsi, ma che invece per tanti altri rappresenta l’ennesima occasione per approfittare.

A raccontare la vicenda choc è Fabio (useremo un nome di fantasia), volontario di una parrocchia ottavianese “ sono quattro anni che faccio parte di un associazione di volontariato – racconta Fabio – e mensilmente insieme ad altri giovani mi occupo della distribuzione dei pacchi Caritas. E ogni volta è sempre la stessa storia. Distribuiamo tanti pacchi a tante famiglie che davvero ne hanno bisogno ma altre non hanno per nulla bisogno di questi pacchi. Sono persone che hanno una posizione economica discreta, bene o male il padre ha un lavoro, la moglie si arrangia con qualche lavoretto e i figli vestono bene. E allora mi chiedo perchè fanno la richiesta di questo aiuto quando magari possono lasciare la possibilità a chi veramente ne ha bisogno?” Un interrogativo lecito che spinge ad osservare, interrogarsi e riflettere.

Basta una semplice richiesta da fare per ricevere questo pacco? Se cosi fosse tutti potrebberlo richiederlo ed abusare in misura smisurata, senza essere costretti effettivamente a controlli, dove basta una telefonata e cosi i nuovi poveri chiamano la Caritas e ricevono pacchi viveri a casa. Il risultato?La fila delle persone “normali” si allunga e l’attesa per i veri poveri si fa sempre più lunga.

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