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Verso le Regionali:Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta di Giovanni Malesci

giovedì 4 marzo 2010


I motori delle “invincibili macchine da guerra” sono già caldi, il palcoscenico di radio, tv, giornali nazionali e locali è pronto per il festival dell’ipocrisia: la campagna elettorale è iniziata.
Possibile che in Campania, da destra e sinistra non sia venuta una sola voce di autocritica sugli ultimi cinque anni trascorsi? Possibile che sia tutto semplicemente liquidabile con la retrocessione da attore principale a determinante comparsa di Bassolino, Cosentino e De Mita?
Si è già capito dall’incipit di questa campagna elettorale, che per partiti ed amministratori è meglio non parlare dello sfascio campano determinatosi per l’arroganza dei governanti, per la complicità delle minoranze consiliari e perché i partiti sono divenuti centri di gestione del potere e non più catalizzatori di consenso sulla scorte di un programma e di un’agenda dettata dalle esigenze reali dei cittadini.
Non ometto poi la tragicità di una presenza tiepida e servile di larga fetta della cosiddetta società civile.
Per la società civile sana invece, è tempo di discernimento: si stili un bilancio delle cose fatte ed omesse.
I campani quali cittadini in primis, lo meritano! I campani quali elettori poi, devono pretenderlo perché il lo voto sia dato con scienza e coscienza.
Il mio pensiero va in particolare, ai tanti amministratori e politici di rango, che si affrettano e si affannano a procurarsi il marchio “cattolico” come avviene per i prodotti agricoli verso un D.O.P. o un D.O.C..
La matrice culturale di ciascuno dovrebbe desumersi dalle storie personali e dalle iniziative intraprese e non da declamazioni strumentali: si è cattolici in politica, non si fa il politico cattolico. Comunque sia, da cattolici impegnati nella società ed in politica secondo i carismi a ciascuno propri, a quando un esame di coscienza? A quando una critica coraggiosa delle deficienze o dell’insipienza della nostra presenza? Quando ci rimbocchiamo le maniche per far crescere il senso civico delle nostre genti? Quando, quanto e come c’impegniamo per superare le nostre inadeguatezze?
Le risposte a queste domande, ispirate ai valori non negoziabili per i cattolici e derivanti dalla dottrina sociale della nostra amata Chiesa, ci faranno non solo coscienti ma protagonisti della vita sociale e politica che può essere bella anche in Campania.
Da uomini di buona volontà, impegnati per le nostre genti e per la nostra amata terra, non possiamo far cadere nel vuoto l’appello dei vescovi italiani ai meridionali perché, contando sulle proprie forze come condizione insostituibile per valorizzare le espressione di solidarietà che devono provenire dall’Italia intera, mettano in campo una forte ed autonoma volontà di riscatto.
Non occorrono rivoluzioni economiche, politiche o istituzionali. Urge una trasform-azione culturale e sociale e tocca a tutti gli uomini di buona volontà rimboccarsi le maniche. In chiave testimoniale, penso tocchi ai cristiani “precederli in Galilea”.

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