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Ottaviano. Venti anni ai killer di Montanino, ma è rabbia tra i familiari e i cittadini

mercoledì 10 marzo 2010, di Giovanna Salvati


Ottaviano. Ventiquattro ore dopo la sentenza di condanna a carico dei killer di Gaetano Montanino, la guardia giurata di Ottaviano uccisa a piazza Mercato a Napoli, il silenzio della moglie e della figlia del vigilante. Un silenzio che si commenta da sé. Una condanna di venti anni è troppo poco rispetto a una vita spezzata. E’ quanto sottolinea Anna, una zia di Gaetano, che considera la sentenza emanata dal Tribunale di Napoli “ingiusta, perché venti anni per un omicidio sono pochi. Un regalo ai killer. Ma anche trent’anni (quelli che aveva invece chiesto il Pm) sarebbero stati pochi. Per una vita spezzata non esiste una pena adeguata. Non bastano trenta, quaranta o un ergastolo per portare in vita un persona. Può essere soltanto un magra consolazione. Certo, peggio sarebbe stato vederli liberi”.
Venti anni a testa per Davide Cella e Salvatore Panepinto, i due aggressori di Napoli che la notte tra il tre e il quattro agosto crivellarono di colpi la vettura di ordinanza dell’agente in servizio di perlustrazione. La vittima aveva 45 anni ed ebbe la colpa di reagire a quel maledetto tentativo di rapina sfociato nel sangue. Un processo-lampo, visti i tempi della giustizia italiana, una sentenza durissima nella quale i magistrati hanno accolto la tesi di accusa della procura, anche se hanno mitigato le pene richieste (trent’anni di carcere per tutti gli imputati). Determinante il racconto di Vincenzo De Feo, pregiudicato arruolato nel clan Contini, che ha inchiodato gli imputati indicando ruoli e responsabilità. Il processo continuerà in Appello, e sarà proprio la procura a premere per il processo-bis, forse insoddisfatta delle pene inflitte ai due imputati ritenuti responsabili di omicidio, tentato omicidio (nel raid rimase ferito Fabio De Rosa, collega di Gaetano Montanino), tentata rapina, porto e detenzione di armi rubate, con l’aggravante dei futili motivi. Durante il dibattimento, Davide Cella ha ammesso di aver sparato senza guardare, anche se il suo racconto è stato considerato poco credibile. Montanino era seduto al posto di guida, le mkoto lo accerchiarono e la guardia giurata non ebbe il tempo di scendere dalla vettura. Fu Cella ad esplodere i colpi mortali, quattro, e tutti a segno.

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