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35 anni dopo, l’unico superstite: “Non dimentichiamo la strage della Flobert”

domenica 11 aprile 2010, di Gabriella Bellini


Sant’Anastasia. Flobert, basta un nome ad evocare una tragedia che è ancora viva nei ricordi di chi c’era quell’11 aprile del 1975. Allora morirono, in quel tragico scoppio, 12 persone Ed oggi nel 35 anniversario di quelle morti a parlare è soltanto Ciro Liguoro, il superstite di quella strage e lo fa con una lettera inviata alla Regione Campania, alla Provincia, all’Anmil, ai Comuni di Sant’Anastasia, Somma Vesuviana e Pomigliano d’Arco. “E’ doveroso ricordare”, spiega Liguoro, “perché il sacrificio di quei lavoratori non sia stato invano, un ricordo che deve restare anche per le nuove generazioni ed essere tangibile ecco perché ho scritto anche ai Comuni. In questi anni Pomigliano si è interessata anche con le opere dei “Zezi” o del gruppo delle “nacchere Rosse” e con mostre fotografie, cerimonie si sono tenute anche a Sant’Anastasia, chi invece non ha fatto mai nulla è stata Somma eppure ha pianto all’epoca i suoi morti”. Proprio per non dimenticare Liguoro comincia la sua lettera con un verso dei Sepolcri di Foscolo in cui si sottolinea la capacità dell’uomo di ricordare i propri cari e di tenere viva la memoria. “Non tutti purtroppo sembrano dotati di questa sensibilità”, aggiunge l’uomo che quell’aprile del 1975 lavorava nel comparto saltato in aria, “Fa caso e specie vedere al cimitero di Sant’Anastasia il monumento dei caduti sul lavoro avvolto in un nero oblio, come se il sacrificio di quei lavoratori, e dei tanti altri che quotidianamente (quasi quattro al giorno dicono freddamente le statistiche dell’Inail) insanguinano i luoghi di lavoro, fosse stato del tutto inutile, anzi non degno di essere ricordato. Dove sono andate a finire tutte quelle forze politiche e istituzionali che, ricordandosi talora di cogliere l’occasione per fare passerella nelle ricorrenze della tragedia, promettevano di impegnarsi a far ristrutturare il monumento cimiteriale, di attivarsi affinché sul luogo della tragedia potesse sorgere un tangibile riconoscimento alla memoria e un esempio per le generazioni future; dov’è finito l’impegno preso nel 2005 di istituire una fondazione Flobert, con borse di studio per studenti, in occasione del 30° anniversario dal disastro, avvenuto nel 1975? Ora che anche la fabbrica è stata dismessa, anzi smantellata, il monumento, pur nel suo stato di abbandono, rimane l’unica occasione di memoria”. Ecco allora la richiesta che arriva da Liguoro, ma che condivisibile da chi ricorda quelle vite stroncate nel fiore degli anni per portare a casa il pane. “Vorrei pertanto”, conclude, “sicuro di interpretare i sentimenti e i ricordi di tanti cittadini, che anche la nostra città desse un segno tangibile di questa sensibilità e per questo inoltro una richiesta forte di erigere un ricordo nel luogo della tragedia e di restaurare il monumento come evocazione di quel tragico evento, perpetuandone il ricordo con cerimonie che non siano estemporanee e che rispecchino il bisogno di memoria storica, che costituisce un valore e un patrimonio di tutte le comunità”. A Sant’Anastasia resta una piazza a ricordare quei lavoratori uccisi dal lavoro “insicuro”, piazza Caduti sul lavoro, ed un monumento (quello cui fa riferimento Liguoro) nel cimitero sul quale si legge “Pagarono con la vita il pane, la pietà del popolo li volle qui riuniti”, ma è troppo poco.

Messaggi

  • Venivo da scuola. All’IPSIA di Ottaviano, si faceva l’orario prolungato. Era un pomeriggio assolato, forse afoso. Scesi dal treno alla stazione di Madonna dell’Arco, io Aniello e i sogni dell’età! D’un tratto un’esplosione, e alle spalle del Santuario un’enorme nuvola nera e cattiva, si spandeva sotto un cielo azzurro. Iniziammo a correre, e verso il Santuario, incontrammo padre Enrico, un domenicano. Non dicemmo nulla, perchè un’altra esplosione coprì i nostri silenzi. Anche la terra tuonò in quel pomeriggio, forse afoso. Il cielo diventò scuro, fino a coprire le ombre. Qualcuno ci disse della Flobert, ci mettemmo poco ad arrivare. Arrivammo prima dei soccorsi, prima di tutti! Un odore di morte si spandeva nell’aria, e tante grida di dolore provenivano dall’incubo. Il profumo acre, inconfondibile della morte. Brandelli di carne umana, esposti dalla mano di un destino spesso atroce. E poi i soccorsi, e poi il crepuscolo! Infine la sera avvolse tutto. Nella piccola chiesetta le bare allineate, il difficile riconoscimento, il pianto, le urla. Il continuo vociare. E l’odore inconfondibile della morte ...
    (ciro colombrino)

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