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Pomigliano, Intervista a Gerardo Giannone sindacalista Fiat

martedì 13 aprile 2010, di Paolo Voce


Pomigliano d’Arco- In questi la disputa sulla nuova missione produttiva in casa fiat a pomigliano sembra aver preso una brutta piega, il tanto sospirato piano industriale sembra venire minacciato dalle condizioni poste dalla fiat nell’incontro di venerdì 9 aprile presso l’unione degli industriali di
napoli.

la fiat cheide di applicare i 18 turni e di avere più flessibilità
nell’utilizzo degli impianti e della mano d’opera, ma, la FIOM ha
fatto sapere che non ci sta e chiede prima un assemblea con i
lavoratori e poi un eventuale referendum per l’accettazione del piano.
all’interno della fiat le posizioni sembrano irrigidirsi su favorevoli
o contrari al piano, ma, qualcuno la pensa in modo diverso e dice:
QUESTO REFERNDUM E UN DANNO PER LA CLASSE OPERAIA.

dirlo e Giannone Gerardo, RSu del sito e segretario di csp Fiat, a
lui poniamo alcune domande per capire i motivi di questa sua
posizione.

domanda: lei cosa nè pensa di un referendum fra i lavoratori per
accettare questo accordo?

risposta: credo che sè si facesse un referendum tra i lavoratori
sull’accettazione del piano marchionne, lo stesso potrebbe risultare
dannoso per gli operai stessi, in quanto prevedendo una serie di
scenari positivi e negativi sull’esito dello stesso, il referendum
comunque darebbe meno forza ai lavoratori.

domanda: perchè meno forza?

risposta: vede, io mi domando: << MA IL REFERENDUM SI FA PER I DIRITTI
DA PERDERE O PER MANTENERE LO STABILIENTO IN VITA?>>

domanda: si spieghi meglio

risposta: mettiamo caso che dal referendum esca un netto SI, cosa
succede dopo? sicuramente la Fiat potrà rivendicare quel risultato
come suo, e dunque si sentira autorizata a non trattare più con il
sindacato sulla questione. oppure se esce un NO, vuol dire che fiat
potrebbe non investire più e dunque lo stabilimento si avvierebbe
verso la chiusura.

domanda: si potrebbe dire o bere o affogare?

risposta: vede, il sindacato ha portata avanti una vertenza per 19
mesi, e andato in un lungo e in largo per tutt’ ITALIA, ha incontrato
tutto l’apparato politico esistente per salvare il sito pomiglianese
dalla chiusura, e ovvio che a questo punto siamo capaci di uscire
anche da un presunto dik-tat che fiat sembra imporre.

domanda: cosa intende in particolare

risposta: con una multinazionale come la Fiat non c’è bisogno di fare
il braccio di ferro, ma, bisogna attuare nella migliore delle forme
una concertazione che porti il risultato agli operai, vedi la missione
produttiva, e il guadagno per lei , vedi il massimo utilizzo degli
impianti.

domanda: alcuni ambienti di fabbrica non vogliono i 18 turni e non
credono nel sindacato, lei cosa risponde a questo?

risposta: partiamo dal presuposto che nessuno vuole la fabbrica
chiusa, e aggiungiamoci pure che nessuno vuole condizioni di
schiavismo, questui due presuposti sono essenziali per la vita
democratica di un paese. dunque ritengo che ci sia solo qualche
fantasma che agita lo spettro dello schiavismo, cosa che ritengo
inopportuna, in quanto, nelle altre fabbriche Italiane vedi MIRAFIORI,
CASSINO,MELFI E VAL DI SANGRO già si applicano i 18 turni cosi come la
metrica, il fatto è che quando ci sono molte richieste d’auto si dovrà
cercare la migliore soluzione per soddisfare il cliente senza venir
meno ai diritti dei lavoratori, ma, ripeto queste sono cose che
secondo il piano marchionne saranno valutate man mano. poi per quanto
concerne la RSU, ricordo che al più presto ci sarà il rinnovo delle
stesse, dunque democraticamente ci potrà essere un rinnovo o un totale
cambiamento.

domanda: lei allora non condivide la linea della Fiom e allo stesso
tempo plaude al piano marchionne

risposta: assolutamente, io non giudico l’operato della Fiom, anche se
non lo condivido, e non mi prendo come oro colato quello che dice
Fiat. Io cerco di tutelare gli interessi dei lavoratori fiat e di
quelli dell’indotto, questa fabbrica se rimane aperta significa che
oltre 15 mila famiglie continueranno a vivere, viceversa se chiude c’è
un problema di difficile soluzione. io condivido l’impianto generale
della Fiat, e dico chiaramente che la Panda DEVE venire a pomigliano,
ma, mi aspetto di intavolare all’interno della fabbrica un tavolo di
confronto sulle criticità che il sistema di organizzazione nuovo potrà
far sorgere. vede io sono convinto che con il buon senso e con grande
intelligenza e senso di responsabilità la storia darà ragione a chi
oggi sembra troppo dialogante.

domada: per concludere, lei allora aspetta la Fiat al varco?

risposta: io non aspetto nessuno al varco, il sindacato deve
contrattare con l’azienda le migliori condizioni, e prima di tutto per
contrattare abbiamo bisogno di una fabbrica aperta e che produca, cosa
che purtroppo ad oggi non abbiamo.

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